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One Piece live action: i principali Easter Eggs della stagione 2

ATTENZIONE: SPOILER SULLE PROSSIME STAGIONI DI ONE PIECE. Un‘ analisi sui principali Easter Egg della 2ª stagione live action di One Piece

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A poco più di un mese dalla sua uscita su Netflix, torno a parlare della seconda stagione live action di One Piece. Dopo aver visto tutti gli 8 episodi e aver analizzato l’intera stagione, voglio soffermarmi sui principali easter eggs e sui possibili collegamenti con il futuro che questa nuova trasposizione ci ha regalato.

Come già accennato nella recensione, il grande vantaggio che hanno oggi Oda e gli sceneggiatori è la conoscenza dell’intera storia. Questo permette loro di inserire già ora dettagli, personaggi (anche solo sotto forma di cameo o riferimenti) che avranno un peso enorme più avanti. Un lusso che, all’epoca, Oda non poteva permettersi: molte idee e molti personaggi sono nati con il progredire della narrazione. È difficile immaginare che esistesse fin dall’inizio una pianificazione così ampia e ramificata, addirittura su decenni.

Questa nuova “rivisitazione” dona quindi maggiore coesione agli eventi e regala ai fan di lunga data quel brivido in più, aumentando la curiosità e la voglia di vedere subito le prossime stagioni.

E’ nel primo episodio che abbiamo la concentrazione maggiore di easter eggs:

Il figlio di Roger

Poco prima dell’esecuzione di Gold D. Roger Garp fa visita al re dei pirati e nella conversazione che hanno i 2 Roger rivela a Garp di avere un figlio e gli affida la responsabilità della sua crescita.

Il figlio di cui parla Roger è Ace pugno di fuoco, fratello di Luffy, che apparirà in live action la prossima stagione, ad Alabasta. Questa rivelazione nel manga arriva molto più avanti, a Marineford, ma gli sceneggiatori hanno voluto anticipare subito il legame di “famiglia” che hanno Garp, Ace e Luffy. Questo legame sarà importantissimo per i rapporti fra il viceammiraglio e i 2 pirati e soprattutto per la crescita personale di Luffy.

Sabo, il terzo fratello

”Spoilerato” Ace, Oda ha voluto farci saltare sulla poltrona inserendo anche Sabo, il secondo fratello di Luffy che nel manga sarebbe comparso molti anni dopo, nella saga di Dressrosa. Sabo è il capo maggiore dell’armata rivoluzionaria e braccio destro di Monkey D. Dragon (infatti compare per pochi secondi proprio mentre il rivoluzionario si allontana da Loguetown, dopo aver salvato Luffy da Smoker)

Oda inserisce Sabo per sopperire un po’ alla mancanza di Ace dopo Marineford e vederlo subito è un colpo di scena che non ci aspettavamo.

Bartolomeo

Altro personaggio che viene subito buttato nella mischia è Bartolomeo, pirata che si unirà alla legacy di pirati alleati dei Mugiwara (ciurma di Cappello di Paglia) e primo “fan boy” di Luffy.

Anche lui lo avremmo conosciuto a Dressrosa, ma qua l’inserimento prematuro mi è piaciuto molto perchè Oda ha l’occasione di aggiustare il tiro sul perchè Bartolomeo sia così tanto sfegatato di Luffy, dandogli anche una specie di origine al personaggio. Nel manga, viene introdotto secondo me in maniera un pò troppo frettolosa, senza dargli troppo contesto.

Garp, l’eroe di God Valley

Sempre durante la conversazione fra Garp e Roger prima della sua esecuzione, quest’ultimo chiama il viceammiraglio “l’eroe di Godvalley” titolo che nell’opera originale gli è stato attribuito molto tempo dopo, proprio in merito all’incidente di Godvalley, fatto tenuto nascosto e occultato dalla marina per anni, dove Garp salvò i Draghi Celesti dai pirati Rocks, ma grazie anche soprattutto all’alleanza con Gold Roger! (Fatto che la marina non poteva far trapelare)

Nel secondo episodio abbiamo forse gli easter egg più emozionanti della seconda stagione:

Brook

Nel flashback sul passato di Lovoon, tutta l’attenzione ricade su un pirata che suona la melodia “Il liquore di Binks”. I fan di vecchia data non possono che essere saltati sul divano a vedere quel violino e quella capigliatura afro. Oda decide di “spoilerarci” subito uno dei Mugiwara futuri più amati, Brook, che comparirà solo nella saga di Thriller Bark, sottoforma di scheletro vivente per via del frutto Yomi Yomi ingerito anni prima

La danza di Nika

Quando Luffy cerca di calmare Lovoon cantandogli “il liquore di Binks” improvvisa anche una danza… Quei passi e quella posa in particolare rimanda subito al dio Nika, dio del sole, forma che assumerà proprio Luffy con il risveglio del frutto gom gom ottenendo l’ultimo power-up (per ora) e ridando vita alla leggenda del ritorno dei tamburi della liberazione.

Laugh Tale 

Quando alla fine della seconda puntata la ciurma di Cappello di Paglia riprende il cammino sulla rotta maggiore Crocus si rivolge virtualmente a Roger (suo ex compagno) tramite una vecchia foto che ha con lui, citando Luffy come colui che potrà raggiungere Laugh Tale, l’ultima isola, il luogo dove è sepolto il One Piece.

Chi segue il manga o l’anime sa che questa rivelazione è arrivata molti anni dopo ai fatti dei promontori gemelli e anche quà Oda e gli sceneggiatori hanno voluto farci capire che questo è un live action che ha l’ambizione di adattare tutta l’opera.

Negli episodi successivi gli easter egg sono meno frequenti rispetto alle tante e pesanti rivelazioni dei primi 2 episodi.

Statue a Little Garden

Durante le vicende ambientate nell’isola preistorica di Little Garden facciamo la conoscenza di 2 giganti provenienti dall’isola di Elbaf: Dori e Brogi.

In una scena con Luffy e Bibi, possiamo notare 3 sculture di legno intagliate da Brogi stesso raffiguranti lui stesso, Nika e una sagoma con testa a 3 punte. Quest’ultima è la raffigurazione del dio Loki, altro personaggio che abbiamo conosciuto da poco proprio con le vicende di Elbaf. Particolare buffo è che quella è la sagoma con cui Oda lo ha rappresentato prima di svelare il suo vero aspetto. (Il maestro gioca spesso con questa caratteristica: se compare un personaggio anzitempo alla sua comparsa ufficiale, Oda lo rappresenta con una forma quasi buffa per non far capire sesso, provenienza o altre caratteristiche)

La flotta dei sette

Nel sesto episodio la principessa Bibi è protagonista di un flashback ambientato a Marijoa, residenza dei draghi celesti dove ogni 4 anni si svolge il Reverie, consiglio che riunisce i 50 re delle isole della Red Line per discutere di questioni globali e stabilità del governo.

E’ qui che Re Wapol menziona la Flotta dei sette e gli uomini pesce.

La Flotta dei sette è un gruppo di 7 pirati fortissimi che esulano dalle leggi della marina, ma che in cambio devono collaborare con essa per mantenere equilibrio e ordine. Nel manga verrà introdotta anni dopo e i suoi componenti snocciolati durante il susseguirsi degli eventi.

Le sfere di Chopper

Durante le battute finali della serie, il nuovo membro della ciurma, il tenerissimo Chopper, sfoggia verso Nami un barattolo con delle piccole sfere che possono sembrare confetti. Quando chiede spiegazione sulla funzione di quei confetti Chopper rimane vago rispondendo che all’occorrenza lo scoprirà.

Noi però sappiamo già che quelle sono le “Rumble ball”, piccole medicine che danno alla nostra tenera renna un power-up per i momenti di forte crisi con avversari, trasformandolo in un essere gigante umanoide senza controllo. La sua prima apparizione fù a Enies Lobby, costretto a farne uso per sconfiggere un membro della CP-9 e salvare Robin.

Conclusioni

Esistono ancora altri easter egg minori nel corso degli 8 episodi, ma personalmente questi sono quelli che di più mi hanno fatto sobbalzare dal divano e mi hanno alzato alle stelle la voglia di vedere la terza stagione e tutte le stagioni che si spera arriveranno.

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The Boys 5: l’America sotto il regime di Patriota

Abbiamo visto in anteprima i primi tre episodi dell’ultima stagione di The Boys e questa è la nostra analisi spoiler-free

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Grazie a Prime Video, ho visto in anteprima i primi tre episodi della quinta ed ultima stagione di The Boys, la serie TV tratta dall’omonimo fumetto scritto e illustrato da Garth Ennis e Darick Robertson.

Questa è una recensione e analisi senza spoilers.

Il finale della quarta stagione

Il finale della quarta stagione, andato in onda nel 2024 – wow, non sembra passato così tanto – ci aveva lasciati con uno dei cliffhanger meglio riusciti dell’intera serie. Non mi dilungherò in un “mega recap”, perché ci ha già pensato Prime Video, inserendo un riassunto ben fatto all’inizio del primo episodio di questa quinta stagione.

Le poche cose da ricordare della stagione precedente sono: Patriota, ormai a capo della Vought International, con la sua influenza riesce a piegare persino il volere della Casa Bianca; Hughie, Frenchie e Latte Materno sono stati catturati dalla Vought; Starlight e Kimiko, invece, sono riuscite a mettersi in salvo e sono costrette alla latitanza. Butcher, dopo aver brutalmente ucciso Victoria Neuman, è in fuga, determinato a portare a termine la produzione del virus in grado di uccidere Patriota e ogni altro super sulla Terra.

Butcher uccide Victoria Neuman nella quarta stagione

Butcher uccide Victoria Neuman nella quarta stagione

In tutto questo, nessuno sa che Patriota ha scoperto dove si trova il corpo in animazione sospesa di Soldatino, che tutti credevano morto.

L’America di Patriota

In questa quinta stagione, gli Stati Uniti non sono più la culla della democrazia, ma un Paese piegato al volere di Patriota, ormai completamente fuori controllo. Le sue ideologie suprematiste si sono radicate nel tessuto sociale e politico, trasformando l’America in uno stato autoritario fondato sulla paura, sulla propaganda e sulla repressione sistematica del dissenso.

Senza entrare troppo nel territorio degli spoiler, basta un elemento per comprendere la portata di questo cambiamento: Patriota ha istituito i cosiddetti “Freedom Camps”, veri e propri campi di detenzione dove vengono rinchiusi oppositori, dissidenti e chiunque venga considerato una minaccia al regime dei supes. È proprio in uno di questi luoghi che troviamo imprigionati Hughie, Frenchie e Latte Materno.

Foto scattata sul set di The Boys stagione 5. Post da X.

Foto scattata sul set di The Boys stagione 5. Post da X.

Il richiamo storico è tutt’altro che sottile. Questi campi evocano apertamente quelli nazisti della seconda metà degli anni ’40, strumenti centrali del progetto genocida del regime hitleriano. Un parallelismo reso ancora più inquietante dalla scritta all’ingresso del campo: “Freedom Sets You Free”, la libertà rende liberi – un messaggio che riecheggia sinistramente slogan ben più oscuri della storia europea.

Questo è il mondo costruito da Patriota: un sistema in cui il terrore è normalizzato e la libertà diventa solo una parola svuotata di significato. Gli oppositori, i cosiddetti Starlighters, sono costretti a vivere nell’ombra, tra paura e repressione, mentre il confine tra giustizia e tirannia è ormai completamente svanito.

Ma, in mezzo a tutto questo male, emerge anche uno spunto interessante. Questi primi tre episodi, infatti, esplorano il dilemma etico che tormenta alcuni dei protagonisti: sacrificare migliaia di supes per salvare il resto del mondo. Un conflitto morale che richiama il classico dilemma del carrello ferroviario, per intenderci.

Tutto quello che succede dopo è il frutto della lotta al regime tirannico di Patriota il quale, poco a poco, inizia a perdere sostenitori e il controllo sulla realtà.

Antony Starr è Homelander in The Boys

Antony Starr è Homelander (Patriota) in The Boys

Per il momento preferisco astenermi dal dare un voto definitivo alla serie, avendo visto soltanto i primi tre episodi. Se però dovessi assegnare un giudizio provvisorio – scritto, per così dire, “a matita” – direi che questa stagione finale si merita un solido 9.0/10.

La speranza è che gli episodi conclusivi riescano a mantenere il ritmo e la qualità mostrati in questo promettente inizio.

Quando e dove guardare l’ultima stagione di The Boys

The Boys sarà disponibile su Amazon Prime a partire da mercoledì 8 aprile 2026 con i primi due episodi per poi proseguire con il classico format di un episodio a settimana fino al 20 maggio 2026, quando verrà rilasciato l’episodio finale.

Se le premesse sono queste, sarà una stagione finale veramente fuori di testa.

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Star Wars: Maul – Signore delle Ombre – Recensione

Abbiamo visto in anteprima Star Wars: Maul – Signore delle Ombre, nuova serie Disney+ che vede il ritorno in grande stile di Maul nell’universo di Star Wars

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Se Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma ha un pregio, è sicuramente quello di aver portato sullo schermo, e nell’universo creato da George Lucas, la figura di Darth Maul.

Il mezzosangue Zabrak di Dathomir ha colpito sin da subito il pubblico per il suo aspetto decisamente intrigante e accattivante che, all’epoca dell’uscita della trilogia prequel, sembrava aver introdotto un villain di peso e carismatico, almeno quasi quanto il Darth Vader dei film originali.

Purtroppo, l’utilizzo all’interno de La Minaccia Fantasma e il destino riservatogli alla fine della pellicola non resero giustizia al villain, che venne liquidato in fretta e furia. Non fu l’unico difetto di Episodio I, ma fu sicuramente uno spreco visto il potenziale del personaggio.

Anni dopo ci pensò Dave Filoni, attuale presidente di Lucasfilm, a riprendere il ‘filo’ del discorso, riportando in auge Maul in versione animata all’interno della serie Star Wars: The Clone Wars: non più come Darth, né come membro dell’Ordine Sith, ma semplicemente Maul, criminale a capo del Collettivo Ombra, dotato di gambe cibernetiche e sempre armato della sua fedele spada laser rossa a due lame.

A scene still from Lucasfilm’s STAR WARS: MAUL – SHADOW LORD, exclusively on Disney+. Photo courtesy of Lucasfilm Ltd. © 2026 Lucasfilm Ltd. All Rights Reserved.

Ora lo stesso Filoni punta a esplorare il personaggio di Maul come mai fatto finora, nella nuova serie animata di Disney+, Star Wars: Maul – Signore delle Ombre, arrivata con i primi due episodi sulla piattaforma, riprendendo alcune idee originali dello stesso George Lucas che, a quanto pare, aveva dei piani ben precisi per il personaggio, mai sviluppati.

In una dichiarazione a StarWars.com, Filoni ha dichiarato:

Maul è un personaggio di cui ci occupiamo da tempo […] Io e George abbiamo parlato di Maul nel corso degli anni e abbiamo sviluppato molti progetti per lui. Quindi ho pensato che questa serie fosse un modo per onorare quel futuro che avevamo in mente e finalmente portarne alla luce una parte.” – Dave Filoni

Chi conosce bene il franchise di Star Wars sa che il lavoro di Filoni in The Clone Wars è stato apprezzato dai fan della saga ed è stato il primo passo verso quello che oggi lo ha portato a essere il presidente della Lucasfilm.

Con Maul – Signore delle Ombre, Filoni torna all’animazione, a quella parte della storia che ha contribuito a modellare e ampliare, e lo fa con una serie convincente: una storia solida, con un’animazione eccezionale e un protagonista che finalmente può dire la sua nella saga di Star Wars.

Star Wars: Maul – Signore delle Ombre: la vendetta di Maul

A scene still from Lucasfilm’s STAR WARS: MAUL – SHADOW LORD, exclusively on Disney+. Photo courtesy of Lucasfilm Ltd. © 2026 Lucasfilm Ltd. All Rights Reserved.

Siamo all’inizio dell’era imperiale (indicativamente tra Episodio III e Episodio IV). Il pianeta Janix è scosso dall’arrivo di Maul e del suo Collettivo Ombra. L’ex Sith è pronto a vendicarsi nei confronti dei suoi ex alleati, che lo hanno tradito nel modo più spregevole e violento. Con quello che rimane del suo sindacato, Maul cerca di riprendere il controllo e la leadership lavorando nell’ombra e non lasciando testimoni dietro il suo passaggio.

Il suo operato lo porterà a incrociare le strade di Devon Izara, ex padawan Jedi in cerca di una direzione, del suo maestro Eeko-Dio Daki e del poliziotto Brander Lawson, che intraprenderà una vera e propria caccia all’uomo nei confronti di Maul.

Nonostante Lawson voglia evitare il coinvolgimento dell’Impero, il confronto tra Maul e le flotte imperiali sembra davvero inevitabile.

Maul, villain vero che va oltre l’ombra di Vader

A scene still from Lucasfilm’s STAR WARS: MAUL – SHADOW LORD, exclusively on Disney+. Photo courtesy of Lucasfilm Ltd. © 2026 Lucasfilm Ltd. All Rights Reserved.

Quello che subito colpisce della serie Star Wars: Maul – Signore delle Ombre è la caratterizzazione del protagonista sin dalle prime battute. Il suo ingresso nel primo episodio della serie animata mette subito le cose in chiaro: Maul è un cattivo vero.

Spregevole, vendicativo e senza scrupoli, il personaggio principale è costruito per inquietare lo spettatore, non solo nel suo aspetto ma anche nelle sue azioni, che richiamano a più riprese, soprattutto nei primi episodi, alcuni ‘omaggi’ al cattivo per eccellenza di Star Wars, Darth Vader. Chi ha visto Rogue One: A Star Wars Story e ricorda l’entrata in scena di Lord Vader alla fine del film, non potrà che fare il paragone con Maul in un momento specifico dell’episodio 2 della serie a lui dedicata.

Ma Maul non si esaurisce a semplice villain che vive all’ombra della popolarità di Vader. Maul è un personaggio tormentato dal suo passato, la cui personalità è stata temprata dalla malvagità che lo ha sempre circondato.

Una parte dello show, che esplora il passato del zabrakiano nella seconda metà della stagione, porta lo spettatore a comprendere maggiormente Maul e, soprattutto, l’influenza negativa che ha avuto Palpatine su di lui, a tal punto da renderlo quello che è oggi.

Sa di aver intrapreso una via senza ritorno, ma è l’unica che gli è permesso percorrere, visto il suo passato, che gli piaccia o no.

A scene still from Lucasfilm’s STAR WARS: MAUL – SHADOW LORD, exclusively on Disney+. Photo courtesy of Lucasfilm Ltd. © 2026 Lucasfilm Ltd. All Rights Reserved.

Interessante, inoltre, il rapporto che cerca di instaurare nel corso della stagione con l’ex Jedi Devon per portarla a esplorare il lato oscuro della Forza, appreso dallo stesso quando era un Sith, quasi a volerne fare una propria seguace o apprendista. La giovane, dal carattere irruento e che denota una certa inclinazione alla rabbia, è senza dubbio il personaggio più interessante della serie insieme a Maul. E l’evoluzione del loro rapporto potrebbe essere fondamentale per la crescita e lo sviluppo del protagonista.

Una trama avvincente e un’animazione stellare

A scene still from Lucasfilm’s STAR WARS: MAUL – SHADOW LORD, exclusively on Disney+. Photo courtesy of Lucasfilm Ltd. © 2026 Lucasfilm Ltd. All Rights Reserved.

Dave Filoni dimostra per l’ennesima volta che Star Wars non vuol dire per forza concentrarsi sulla dinastia Skywalker e che ci sono ancora tante belle storie da raccontare durante il periodo di maggiore prosperità dell’Impero.

La trama, dalle forti tinte crime, è cupa e oscura e si adatta perfettamente alla location in cui si è deciso di ambientare la storia: Janix, un nuovo pianeta creato appositamente per questa serie, scuro e urbano, con una grande metropoli costruita all’interno di un antico cratere, con alcune caratteristiche architettoniche in comune con la città principale dove è ambientato uno dei capisaldi della fantascienza cinematografica, Blade Runner. Un mondo che non è sotto il diretto controllo dell’Impero e che si rivela il posto ideale per i loschi traffici di Maul.

Filoni riesce, inoltre, a dare un ottimo ritmo alla storia, che non annoia mai e che trova in combattimenti spettacolari, colpi di scena e sviluppi interessanti delle varie sottotrame un grande punto di forza, ma allo stesso tempo riesce a trovare il giusto spazio per sviluppare in maniera coerente tutti i personaggi coinvolti.

E aspettatevi anche alcuni ritorni interessanti per chi ama Star Wars…

A scene still from Lucasfilm’s STAR WARS: MAUL – SHADOW LORD, exclusively on Disney+. Photo courtesy of Lucasfilm Ltd. © 2026 Lucasfilm Ltd. All Rights Reserved.

Ma la parte davvero sorprendente riguarda l’animazione stessa: lo stile è quello già visto in Clone Wars e Rebels, divenuto oramai un vero marchio di fabbrica delle serie animate di Star Wars.

Ma l’asticella per Star Wars: Maul – Signore delle Ombre si alza ulteriormente. In primis colpisce la rappresentazione degli ambienti del pianeta Janix, qualitativamente davvero mozzafiato per chi ama il genere sci-fi, soprattutto in alcune riprese dall’alto.

I volti, le espressioni e i movimenti dei personaggi sono realizzati con una cura davvero notevole che, nonostante le ricche casse di Disney e Lucasfilm, va ben oltre il livello medio della serie animata televisiva.

Infine, i combattimenti sono spettacolari, fluidi e nitidi in ogni inquadratura, senza risultare mai confusionari. Star Wars: Maul – Signore delle Ombre è davvero un grande prodotto dal punto di vista grafico.

Perché vedere Star Wars: Maul – Signore delle Ombre?

A scene still from Lucasfilm’s STAR WARS: MAUL – SHADOW LORD, exclusively on Disney+. Photo courtesy of Lucasfilm Ltd. © 2026 Lucasfilm Ltd. All Rights Reserved.

Con Star Wars: Maul – Signore delle Ombre finalmente possiamo ammirare nuovamente un ottimo show a tema Star Wars dopo The Mandalorian e Andor.

Il difetto di alcuni prodotti televisivi del passato recente del franchise ideato da George Lucas ruotava intorno al fatto che risultavano noiosi e spesso introducevano personaggi e situazioni incapaci di appassionare lo spettatore.

Filoni, da questo punto di vista, centra il bersaglio, ripescando uno dei cattivi più affascinanti della seconda ‘era stellare’ di George Lucas e sviluppandolo puntando prima di tutto sul carisma di Maul, cattivo di prim’ordine, ma scavando nel passato e nella psicologia del personaggio, con il fine di far comprendere allo spettatore che se uno è cattivo non per forza lo è sempre stato.

E poi, visivamente, la serie merita per l’impostazione cinematografica che ne esalta ancora di più il livello già alto e che porta a un quesito: e se fosse l’animazione, tanto apprezzata dai fan, l’unico futuro televisivo di successo per Star Wars?

Quindi tutti gli amanti delle Guerre Stellari sono avvisati: godetevi questa serie perché vi sorprenderà.

Anche perché Star Wars: Maul – Signore delle Ombre avrà una stagione 2, già annunciata da Disney prima di rilasciare gli episodi 1 e 2. Vi conviene affezionarvi a Maul, perché lui è qui per restare.


VOTO POPCORNERD: 7,5/10

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Scrubs è tornato: lunga vita a Scrubs!

Dopo 16 anni Scrubs è tornato su Disney+ con una serie inedita e nuovi episodi, riportando in corsia la sua comicità e i suoi protagonisti talmente reali da essere come degli amici che mancavano da tanto tempo.

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I primi anni 2000 hanno visto un’invasione del medical drama in televisione, con serie che hanno ripercorso le orme di E.R. – Medici in prima linea, prodotta da Steven Spielberg e capostipite di un genere che riscuoterà un successo incredibile nel corso degli anni.

Show come Dottor House, Grey’s Anatomy e molti altri raccontavano, e raccontano tutt’ora, le vite frenetiche in corsia dei protagonisti, principalmente medici e infermieri, e le storie dei pazienti che li coinvolgevano, spesso drammatiche e strappalacrime, con lieti fine che, a distanza di moltissimi episodi, si possono contare sulle dita di entrambe le mani.

Ma tra questi medical drama spiccò una serie che affrontava tematiche molto serie con ironia e leggerezza, grazie a un cast ben assortito e a personaggi divertenti e surreali: Scrubs, in Italia accompagnata dal sottotitolo “Medici ai primi ferri” (ah, i pessimi sottotitoli italianizzati degli anni 2000).

Protagonisti di questa serie originale ideata da Bill Lawrence nel 2001 erano giovani attori che divennero proprio con i ruoli che interpretarono in Scrubs delle star: Zach Braff (John “J.D.” Dorian), Sarah Chalke (Elliot Reid), Donald Faison (Christopher Turk), Judy Reyes (Carla Espinosa), John C. McGinley (Perry Cox).

Scrubs: I’m No Superman

Tra i punti di forza di una serie come Scrubs c’era un sottotesto davvero importante, evidenziato fin dalla sigla iniziale I’m No Superman, ideata per la serie dal cantante Lazlo Bane e diventata una hit non solo per i fan: i medici non sono Superman. 

Il loro lavoro è salvare vite, ma non sempre ci riescono, e gli insuccessi si ricordano di più e fanno molto più male dei successi.

Nel contesto della vita ospedaliera del Sacro Cuore, nel corso delle 9 (anzi… 8+1) stagioni andate in onda per la prima volta in Italia su MTV, noi italiani abbiamo amato, riso e anche pianto in compagnia di J.D., Turk, Elliot e Carla. Quattro personaggi che intrecciano le loro vite sul lavoro, volendosi bene, amandosi e facendosi amare dai telespettatori.

I quattro protagonisti sono il motore di uno show che riprende in gran parte i crismi della sit-com classica, alla Friends per intenderci, grazie a situazioni comiche che coinvolgono loro e tutto lo staff del Sacro Cuore: dall’irritabile dottor Perry Cox al folle primario Dottor Kelso, fino all’enigmatico Inserviente (di cui ancora oggi non si conosce il nome). Il tutto è arricchito dall’immaginazione di J.D., che mescola la realtà con i propri “sogni surreali” a occhi aperti.

Ma Scrubs non è solo comicità: i personaggi sono prima tirocinanti e poi medici, e vengono messi a dura prova dalla vita in ospedale. Non sono Superman, e questo è un concetto difficile da accettare, soprattutto all’inizio, ma che viene ritirato fuori nel corso delle stagioni con alcuni episodi decisamente strappalacrime.

Il giusto mix di comicità e drama, però, fa sì che i telespettatori rimangano emotivamente coinvolti, pur avendo la possibilità di sdrammatizzare subito dopo un evento intenso e commovente, grazie a scene surreali o assurde, o semplicemente con l’arrivo dell’insicuro e pessimista avvocato Ted e del suo gruppo canoro, pronti a cantare Underdog.

Tra l’altro, per chi non lo sapesse: il gruppo che compare saltuariamente cantando a cappella durante le puntate esisteva davvero e si chiama The Blanks, ed era composto dal compianto Sam Lloyd (Ted Buckland), George Miserlis, Paul F. Perry e Philip McNiven.

2026: nuova piattaforma, stesso ospedale

SCRUBS – ABC’s “Scrubs” stars Sarah Chalke as Elliot Reid, Zach Braff as John “J.D.” Dorian, and Donald Faison as Christopher Turk. (Disney/Brian Bowen Smith)

Sono passati 16 anni dall’ultima stagione di Scrubs e ora, su Disney+, lo show è tornato con una decima stagione composta da nove episodi inediti, rilasciati settimanalmente.

Inizialmente c’era un mix di scetticismo e attesa frenetica, su questo revival che riporta in scena gran parte del cast originale, almeno i protagonisti principali.

Attualmente sulla piattaforma è disponibile solo il primo episodio e le sensazioni, dopo la visione, sono positive: nonostante qualche capello bianco e qualche ruga in più, lo spirito dei protagonisti è rimasto lo stesso.

J.D. è sempre lui: medico che esercita in proprio, ma ancora impacciato, goffo e con la battuta (sbagliata) sempre pronta. Così come Turk, che nonostante sia ormai un chirurgo affermato al Sacro Cuore, conserva l’animo giocherellone del tirocinante del primo giorno. La loro bro-mance riparte esattamente da dove si era interrotta, come se il tempo non fosse mai passato: un elemento tanto bello quanto nostalgico.

Elliot, Carla e lo stesso Dottor Cox tornano in scena e l’alchimia si riaccende subito. C’è un po’ di ruggine da grattare via, questo si percepisce, ma non sembra essere un problema.

I punzecchiamenti tra Cox e J.D. sono gli stessi di sempre, Carla resta la capoinfermiera “cazzuta” che abbiamo conosciuto, mentre Elliot è ancora la brillante ma sbadata dottoressa di cui J.D. si è innamorato, anche se, al momento, tra i due c’è un po’ di maretta.

Il cast si arricchisce anche di nuovi personaggi, giovani medici del Sacro Cuore che avranno tempo e modo di farsi conoscere e interagire con i volti storici della serie, ritagliandosi spazio e identità.

Come detto, c’è ancora un po’ di ruggine: il primo episodio non osa particolarmente e si concentra soprattutto sul ritorno di J.D. al Sacro Cuore, convinto dal Dottor Cox, mentore e padre putativo ancora oggi, dopo un rapporto inizialmente fatto di amore e odio. Anche questo è un elemento profondamente nostalgico e piacevole da rivedere sullo schermo.

Non è ancora chiaro se nel corso della stagione compariranno due pilastri dello show originale come Bob Kelso e l’Inserviente, mine vaganti di comicità e follia. È probabile che almeno uno dei due possa fare un’apparizione negli episodi finali: in quel caso, sarebbe la vera ciliegina sulla torta.

Bentornato Scrubs!

SCRUBS – #101 Table Read. (Disney/John Fleenor)
BILL LAWRENCE, DONALD FAISON, SARAH CHALKE, ZACH BRAFF, JUDY REYES, JOHN C. MCGINLEY

Insomma, due elementi positivi emergono chiaramente dopo il ritorno in pompa magna di Scrubs:

  1. Da quanto visto finora, Scrubs: Med School appare come uno “scivolone” che questa nuova stagione sembra voler mettere da parte.
  2. La paura di trovarsi di fronte a uno show che fosse solo l’ombra della serie originale, al momento, anche se è presto per dirlo, sembra scongiurata.

Negli occhi degli attori si percepiscono emozione e voglia di dimostrare che questi personaggi fanno ancora parte di loro, al cento per cento.

J.D. e Turk sono tornati. E con loro, i medici “no Superman” di Scrubs.

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