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“Apocalisse” di Sergio Bonelli Editore in vendita dal 19 giugno
Sergio Bonelli Editore presenta “Apocalisse” di Alfredo Castelli e Corrado Roi, dal 19 giugno in libreria e fumetteria
SERGIO BONELLI EDITORE
presenta
APOCALISSE
di ALFREDO CASTELLI E CORRADO ROI NUOVA EDIZIONE
Dal 19 giugno in libreria e fumetteria
Nuova edizione dell’ormai celebre volume evento, un’occasione unica per vedere al lavoro insieme una coppia di straordinari artisti del fumetto: Alfredo Castelli e Corrado Roi.
Alfredo Castelli ha scritto, per la prima volta al mondo, la fedele trasposizione a fumetti dell’ultimo e più visionario libro del Nuovo Testamento: l’Apocalisse di Giovanni. Un racconto visionario che ha trovato, attraverso le matite di Corrado Roi, la sua rappresentazione più efficace e stupefacente.
Il volume arriverà in libreria e fumetteria a partire dal 19 giugno. L’introduzione e la postfazione sono firmate dallo stesso Castelli e la copertina è opera da Corrado Roi.

Apocalisse di Alfredo Castelli e Corrado Roi, dal 19 giugno in libreria e fumetteria
APOCALISSE
Soggetto e sceneggiatura: Alfredo Castelli
Disegni: Corrado Roi
Copertina: Corrado Roi
Formato: 22×29,7, b/n e colore
Tipologia: cartonato
Pagine: 112
ISBN code: 9791256292318
Prezzo: 25,00 euro
Online e sui social:
https://www.instagram.com/sergiobonellieditoreufficiale/
https://www.facebook.com/SergioBonelliEditoreUfficiale
https://www.sergiobonelli.it/prodotto/apocalisse-nuova-edizione/
* Ringraziamo l’Ufficio Stampa Sergio Bonelli Editore per il comunicato di cui sopra, che abbiamo condiviso con i nostri lettori
Fumetti
Frame of Manga – L’universo a fumetti di Satoshi Kon: L’eredità dei sogni
Nel 2° episodio di Frame of Manga, rubrica che ripercorre tutte le produzioni a fumetti del grande autore Satoshi Kon, parliamo de L’eredità dei sogni
Per molte persone svegliarsi è quasi sempre un dramma. La causa della tragedia è spesso associata alla giornata lavorativa, a impegni di vario genere, o al semplice abbandono del conforto del proprio letto.
Il sogno è colui che esce incolume dall’accusa, ma quando esso né è invece artefice il momento di ritorno alla veglia assume tutt’altro sapore. Il rapporto che abbiamo con le immagini processate dal nostro cervello durante il sonno è abbastanza ambiguo: alcune volte non le ricordiamo nemmeno, altre magari le possiamo raccontare nei minimi dettagli o addirittura desideriamo rivederle dopo un brusco coito interrotto.
C’è chi grazie ai propri sogni è riuscito a realizzare arte, sebbene in situazioni non sempre piacevoli. Per esempio, la genesi dell’oscura pittura di Zdzisław Beksiński risale ad un tragico coma di tre mesi in cui egli racconta di aver visto l’inferno.
Il pittore capì subito che per non impazzire avrebbe dovuto imprimere su tela tutta la dimensione interiore che aveva attraversato.
Con sicuramente meno dolore, ecco che il sognante può farsi carico anche d’essere il fulcro di un racconto per immagini. Questo episodio della rubrica Frame of Manga parte proprio dal concetto che porta con sé il titolo dell’antologia di storie pubblicate dal leggendario Satoshi Kon tra il 1984 e il 1989 su svariate riviste di fumetti giapponesi: L’eredità dei sogni.

Tavola della storia “Abbiamo ospiti”
E tutto diventa possibile
Come per La stirpe della sirena, queste narrazioni a fumetti insegnano un Satoshi diverso da quello conosciuto nell’ambiente cinematografico. Tuttavia, se il volume analizzato nell’episodio precedente rappresentava l’esordio del futuro regista d’animazione nel mondo della serialità della nona arte, in questo caso si ripercorrono i frammenti dell’inizio di un classico percorso da mangaka.
Moltissimi giovani giapponesi infatti cominciano la loro scalata verso il successo editoriale tramite storie brevi da presentare a concorsi con la speranza di vincere la pubblicazione.
Il volume è quindi un compendio di traguardi, di soddisfazioni, ma allo stesso tempo un insieme di frammenti di desiderio volenterosi di uscire dalla prigionia di carta e inchiostro. I racconti con i quali l’antologia si apre e chiude ne sono un perfetto esempio.
Carve e Catturato si configurano subito come due fantasie a cartone animato: si tratta di fantascienze distopiche con forte impronta cinematografica, soprattutto nella costruzione delle tavole, e una volontà di ribaltare più volte durante la lettura tutte le regole dei mondi che le narrazioni stesse sembrano porre al lettore come basi.
Si percepisce il sogno del cinema, di voler trasformare quelle immagini in vero movimento, slegandosi dal fumetto. E non scordiamoci dell’amore spassionato per il maestro Katsuhiro Ōtomo: già nelle primissime illustrazioni la mente viaggia verso il grande fenomeno Akira che, volente o nolente, continua ad aleggiare sopra tutti i passati e futuri grandi maestri giapponesi.

Tavola dalla storia “Carve”
Sogni di notti di mezz’estate
L’eredità dei sogni è una continua scoperta che si trascina un retrogusto ahimè malinconico. Questo aspetto emerge ancora di più se si pone lo sguardo verso la filmografia del grande Kon: Paprika, l’ultimo imponente lascito del maestro, è veramente l’unico che proietta la realtà all’interno del sogno, mentre Pefect Blue, Millennium Actress e Tokyo Godfathers si preoccupano di scombussolare la testa del pubblico lavorando su altre sovrapposizioni fra reale e fantastico.
Vedere un autore che nel suo cinema a sempre raccontato l’universo femminile, la sua decostruzione morale e personale tramite regole del mondo dello spettacolo, peraltro in uno sfondo ricolmo di critiche sociali al Giappone moderno, cimentarsi con un altro medium nel descrivere le sensazioni estive e le pulsioni sessuali, a volte ingenue, degli studenti liceali è ciò che più mi ha impressionato.
Un’estate in tensione, L’indomani mattina e il divertentissimo Oltre il sole sono storie che riescono ad imprimere le spiagge, il mare e le avventure che l’estate porta con sé.
È una sensazione molto difficile da spiegare, tanto da risultare anche infantile per certi versi, ma la maestria con la quale il buon Satoshi imbastisce un semplice discorso fatto in intimità fra un ragazzo e una ragazza seduti di fronte al mare notturno, oppure un raduno fra amici in cerca di ragazze da conquistare alzando un po’ il gomito in un locale è veramente straordinaria.
Ciò che viene fuori è anche una vena quasi inaspettatamente ironica. Alcuni racconti basano tutta la loro tensione su un umorismo al limite dell’assurdo, con situazioni che sfiorano la tragedia di continuo, per poi ribaltarsi con una risata sapientemente mescolata ad un sospiro di sollievo.

Tavola della storia “Joyfull Bell”
Commuoversi, spaventarsi e poi giocare a baseball
Ogni storia de L’eredità dei sogni meriterebbe un capitolo a sé stante. Eppure preferisco anche lasciarvi la sorpresa dello spavento o della lacrima di commozione all’interno delle oltre 350 pagine che compongono il volume pubblicato da Planet Manga.
Parlarvi di Joyfull Bell, Kidnappers o dell’inaspettato amore di Satoshi Kon per il baseball, che ritroverete molto spesso nella lettura, lo trovo abbastanza facoltativo.
Sia che non abbiate mai avuto modo di sperimentare i film del regista, sia che conosciate a menadito la sua produzione, questa antologia è una fantastica incubatrice di idee e sogni che uno dei più grandi maestri dell’animazione giapponese abbia mai realizzato.
Un viaggio in un vortice di frammenti, un’inestimabile eredità di inquadrature e idee registiche che retroattivamente lasciano l’amaro in bocca se si pensa a tutti sogni che questo magnifico artista non può più realizzare.

Comics
Intervista a David Lopez: l’artista delle femmes fatale dei comics
Be Comics! Be Games! Torino è stato un evento che ha visto protagonisti molti autori provenienti dall’estero. Tra questi David Lopez, disegnatore spagnolo che abbiamo avuto l’onore di intervistare
David Lopez è l’artista della femminilità. È un disegnatore che riesce a interpretare i personaggi femminili dei fumetti, nel modo più naturale e sincero possibile.
Il suo tratto è stato capace di valorizzare e dare ulteriore caratterizzazione a eroine e anti-eroine tirando fuori il meglio di loro a livello visivo.
Catwoman, Carol Danvers, Laura Kinney / Wolverine e molte altre nelle sue mani hanno dimostrato quanto possono essere belli da leggere i fumetti con protagoniste delle donne con i superpoteri. E questo grazie all’empatia e alla curiosità di David verso l’Universo artistico femminile.
Durante il Be Comics! Be Games! Torino, ho avuto l’opportunità di scambiare una lunga chiacchierata (in italiano, ci tengo a dirlo) con l’artista.
David si è raccontato nella maniera più naturale e simpatica, parlando di arte, di lavori e della sua passione per storie che pubblica sui social e che raccontano un po’ l’attualità del suo paese, ma non solo. E (ripeto) tutto ciò in italiano, dimostrando un’ottima padronanza della lingua.
Tra battute e risate, ecco a voi David Lopez, l’artista delle femmes fatale dei comics!
David Lopez: il grande rapporto con Kelly Sue DeConnick e l’amore per i personaggi femminili dei fumetti

Ciao David e grazie mille di averci concesso un po’ del tuo tempo per questa intervista! Catwoman, All-New Wolverine, Captain Marvel e anche Black Hand & Iron Head sono tutti progetti di grande successo con protagoniste forti, o comunque grandi donne. Si tratta di una coincidenza oppure credi che il tuo tratto valorizzi particolarmente i personaggi femminili e le loro storie?
David Lopez – Dipende da chi li scrive. Ho avuto la fortuna di lavorare con sceneggiatrici specialiste nello scrivere personaggi femminili: Kelly Thompson, G. Willow Wilson, Kelly Sue DeConnick e anche altre. Ma anche Peter David ha fatto un buon lavoro su Fallen Angel.

Non so se conosci una rivista di fumetti italiana dei primi anni 2000 che si chiamava Mondo Naif di Coniglio Editore. Lì ho pubblicato il mio slice of life su due ragazzine che abitano a Barcellona.
Ho sempre lavorato con personaggi femminili perché è sempre stato qualcosa che mi intrigava e appassionava. Il mondo femminile per me è un mistero a cui voglio avvicinarmi.
L’universo femminile, inoltre, è entrato nel mainstream: siamo in un momento storico in cui questo sta succedendo. Ho la fortuna di vivere questa fase.
In DC hai lavorato a lungo su Catwoman. E’ uno dei lavori in cui sei stato più a lungo su una serie regolare: 30 numeri, giusto?
David Lopez – Sì, 30 numeri in 30 mesi.
Cosa puoi dirci della tua esperienza su Catwoman?
David Lopez – È stata un’esperienza bellissima, perché lavoravo anche con Álvaro López, che in quel momento era un inchiostratore davvero incredibile, con uno stile abbastanza astratto, e con l’editor, Nacho Castro, che ha lavorato in Disney e mi sembra che adesso sia in Skybound. Mi aiutarono tantissimo.
Dopo tanto tempo si crea un rapporto umano, di confidenza. Anche con lo scrittore Will Pfeiffer eravamo una squadra, e lavoravamo bene insieme. C’era affiatamento e feeling. Ma 30 numeri sono tanti! [Risata n.d.r.]

Tavola di David Lopez tratta dalla sua run su Catwoman
Per quanto riguarda aspetto e costume, ti sei ispirato a qualcosa di specifico per la tua versione di Catwoman, considerata tra le più amate dal 2000 in poi?
David Lopez – Dici davvero? Grazie, prima di tutto.
Dopo di me c’è stato Marcos Marz, anche lui spagnolo, che aveva disegnato Gotham City Sirens. Ma io mi sono ispirato al lavoro di Darwin Cooke, che aveva disegnato la serie prima di me, quindi il costume era già quello!
Io ho iniziato con il numero 51 e ho proseguito fino all’82. Il suo lavoro è stato un’ispirazione, ma io però ho uno stile diverso. E’ stato come un manuale di sopravvivenza: dovevo finire un fumetto al mese e ho imparato tantissimo.
È stato duro, sì, ma anche molto formativo. Quando ho finito Catwoman è stato come andare in burnout: ero vuoto di idee, molto stanco.
Perché mentre facevo quello lavoravo anche a una graphic novel per la Spagna, ho fatto tre numeri di Countdown, un annual di Batman… era tantissimo lavoro.
Però è stato bello, ero felice.

Torneresti su Catwoman?
David Lopez – Sì, sì. Sarebbe come tornare a casa. È un po’ strano, perché poi hai visto tanti altri disegnatori lavorare su Catwoman e pensi: perché non hanno chiamato di nuovo me? Voglio tornare! Ma il ricordo è bello. Davvero bello.
Passando a Captain Marvel, è stato un lavoro molto importante per te, anche per il rapporto con la scrittrice Kelly Sue DeConnick che, in una vecchia intervista, hai paragonato a una figura sportiva molto importante in Spagna: il “Cholo” Simeone, allenatore dell’Atlético Madrid. Cosa intendevi con questo paragone?
David Lopez – Hanno la stessa grinta. Lei è molto appassionata del suo lavoro, dà tutto. E allora anche tu ti senti in dovere di dare tutto. Ti coinvolge, ti spinge sempre a fare di più, a essere migliore.
Abbiamo appena finito FML. Con lei ed è stato magnifico, perché lì non aveva restrizioni: faceva quello che voleva.
Lei ti chiede di fare delle cose e tu vuoi renderla orgogliosa. Ti lascia libertà assoluta, ti dà fiducia, ti tratta come un pari.
Fare fumetti americani spesso è come lavorare in una catena di montaggio in fabbrica. Con lei è diverso: ti trasmette la passione. E allora tu vuoi fare il meglio possibile, perché lei ti dà il meglio di sé.

Uno dei tuoi lavori più recenti è FML, ancora insieme a Kelly Sue DeConnick. La serie mescola elementi molto diversi come adolescenza, cultura metal, soprannaturale e contesto pandemico: cosa ti ha affascinato di questo concept e cosa volevi raccontare davvero attraverso FML?
David Lopez – Sì, è molto vicino alla realtà e lo devi leggere. Non è facile spiegarlo, anche per me è difficile trovare le parole per descrivere cos’è FML.
E’ uscito per Dark Horse e lo abbiamo appena finito. Penso che a voi italiani piacerà. Lei [Kelly Sue DeConnick n.d.r.] dice che sua figlia ha definito FML come un fumetto divertente… anche se in realtà parla di cose che non lo sono.
Ma la cosa interessante è che io vengo dal slice of life underground, che è quello che mi piace e mi viene naturale. FML è, stranamente, una cosa che farei io se sapessi scrivere bene come lei. Kelly ha trovato con il suo stile, il modo di raccontare questa storia.
Io vorrei scrivere fumetti come lo fa lei e lei vorrebbe disegnare fumetti come li disegnerei io. È come uno yin e yang: siamo sempre una cosa sola.
Infatti, quando facevamo le riunioni creative parlavamo e dicevamo “questo mi è piaciuto tanto, questo è fatto bene”… e lei mi diceva “no, questo l’hai fatto tu”.
Io non sono così paziente! Lei mi ha detto che questa è una cosa che succede quando si lavora in sintonia.
Quando sei in coppia, in un team, nasce una terza voce: non è mia, non è sua, è qualcosa che nasce da entrambi. Ed è diversa da noi. A me questa cosa piace tantissimo.
Mi è successo anche in Mystique con G. Willow Wilson, ma lì eravamo una squadra più ampia: colorista, inchiostratore, disegnatore… tutti insieme.
Era una cosa più “industriale” rispetto a FML, ma è questo il bello del lavorare in team: ottieni cose che da solo non potresti fare.
Nei fumetti di supereroi è una catena di montaggio per natura: se ogni mese esce Batman e sei il disegnatore, tutti i mesi devi consegnare e non hai il tempo di fare qualcosa di completamente diverso a lungo termine.

Immagine di FML di Kelly Sue Deconnick e David Lopez
Quando ti è stato affidato il progetto su Wolverine, come hai reagito alla notizia che non ci sarebbe stato Logan nel costume, ma Laura Kinney?
David Lopez – Me l’hanno detto subito. E ho pensato: preferisco Laura, mi piace di più. Sono simili, ma io vengo da un’epoca in cui Wolverine era su ogni serie: X-Men, Wolverine, ecc… per me all’epoca era un po’ “bruciato” come personaggio.
Logan è iconico e mi è sempre piaciuto, fin dall’inizio, dalle prime storie. Però Laura mi affascinava di più.
Avevo già disegnato X-23, quando la scriveva Marjorie Liu sulla serie omonima. Ho fatto alcune pagine, mi è piaciuta e mi veniva naturale.
Quando mi hanno proposto la serie All New Wolverine ero un po’ stanco, perché venivo da tanti numeri di Captain Marvel e poi subito Wolverine. E in più avevo una figlia piccola, quindi avevo bisogno di tempo.
Ho detto all’editor: lo faccio, ma solo se posso lavorare con qualcuno. Così abbiamo lavorato come negli studi manga: io facevo le figure e lui i fondali, le macchine, tutto quello che io non potevo o non volevo fare.
Mi ha aiutato David Navarro. Abbiamo lavorato benissimo, è stata una bellissima esperienza.

Hai collaborato con Tom Taylor su questa serie: com’è stato lavorare con lui?
David Lopez – Oh mi sono divertito molto. Lui è bravissimo.
Secondo me quello che ha creato in All New Wolverine lo ha poi replicato in DC su Nightwing.
David Lopez – Ah, con Bruno Redondo! Sì, Bruno… gli vorrei dire “mi hai copiato”! [ride n.d.r.] Scherzo. Però sì, si vede quel tipo di lavoro.
Bruno è bravissimo, spinge sempre al massimo. Lavora con Taylor per arrivare più lontano possibile. Mi ricordo quella storia fatta in un’unica tavola continua [Nightwing #87 n.d.r.] loro hanno questo modo di lavorare: parlano tanto, cercano sempre qualcosa di nuovo. È molto importante avere un buon rapporto con lo sceneggiatore.

Pensi che il personaggio di Gabby abbia in qualche modo influenzato la versione di X-23 di Dafne Keen vista nel film Logan con Hugh Jackman?
David Lopez – No, no. Io disegno sempre guardando le proporzioni reali: Laura è piccolina, ma molto forte. Gabby è simile, ma ancora più piccola. Il carattere è diverso. Laura è più chiusa, Gabby è diversa. Nel film l’hanno resa bene, ma non credo sia ispirata alla mia Gabby. Tra l’altro Daphne Keen [interprete di Laura Kinney nei film n.d.r.] è spagnola, di Madrid.

Passiamo a Black Hand & Iron Head. E’ un progetto molto personale per te, perché ti vede per la prima volta anche alla scrittura oltre che al disegno. Come hai vissuto il passaggio ad autore completo? E, trattandosi di un progetto creator-owned, quanto ti ha divertito avere piena libertà?
David Lopez – In realtà non è la prima volta. Io avevo già fatto fumetti miei, più underground.
Lavorare sui fumetti americani è stata un’opportunità: mi piacciono i supereroi, ma è anche una questione di lavoro. In Europa, o fai album o è difficile vivere di fumetti. Però ho sempre avuto il bisogno di scrivere le mie cose. Dopo tanti anni, ho ripreso a farlo. Ho lavorato con David Muñoz, che è uno sceneggiatore spagnolo legato anche al cinema (The Devil’s Backbone). È stato come un tutor per me, mi ha insegnato molto. Ora mi sento più sicuro come scrittore.

Sui tuoi social ho visto delle strip a fumetti che realizzi, molto diverse rispetto a quello per cui noi fan siamo abituati a conoscerti. Si tratta di utilizzare il fumetto per fare informazione e anche un po’ di critica al sistema. Quello che oggi è graphic journalism. Ritieni il fumetto un mezzo potente e immediato per rappresentare queste situazioni reali?
David Lopez – Sì, ecco. Penso che per comunicare queste cose il fumetto sia un mezzo potente. Il fumetto è il migliore mezzo per raccontare le cose. Non so se lo conosci, ma Joe Sacco con i suoi fumetti ne è l’esempio lampante. Spiega il tutto in maniera chiara.

Viviamo in un mondo molto più social e visuale, e il fumetto ha questa magia che puoi mischiare disegni e testi. È perfetto. Ma questi fumetti politici (possiamo dire che sono politici), non sono tanto per gli altri, quanto per me.
Viviamo in una situazione di terribile angoscia dove il mondo ci attacca costantemente: l’attualità, la guerra, la cronaca e tutto il resto.
Allora, se non dico niente, tutta questa angoscia rimane dentro di me, mentre io la voglio tirare fuori e voglio dire la mia. E il fumetto è il mezzo che utilizzo. Lo faccio per stare in pace con me stesso.
C’è il serio rischio di ritornare a una situazione simile al peggiore dei passati. E quello che posso fare per dire alle persone quello che penso è utilizzare il fumetto per esprimere il mio pensiero.
Ultima domanda: in questo momento storico ci sono moltissimi artisti spagnoli e italiani che lavorano negli Stati Uniti per le grandi case editrici. Quali sono, secondo te, le qualità che spingono gli editor a guardare sempre più verso Italia e Spagna? Si tratta solo di talento e tecnica?
David Lopez – Non solo… ci sono anche tanti artisti brasiliani. Riguardo a noi spagnoli, Pasqual Ferry che è qui [anche Ferry era ospite al Be Comics! Be Games! Torino n.d.r.], ti potrà raccontare. Lui, Carlos Pacheco e Salvador Larrocca sono stati tra i primi grandi artisti spagnoli che abitavano in Spagna e lavoravano con l’America.
Loro sono stati i primi e dopo sono arrivati gli altri più giovani, tra cui io, ma questi grandissimi artisti hanno aperto le porte.
Comunque credo che il successo sia per talento ma anche per opportunità, perché si cominciava a utilizzare internet, mentre prima per comunicare si utilizzava il fax. E con l’utilizzo delle mail anche per Marvel fu più facile comunicare con un artista spagnolo o italiano alla stessa maniera di un americano.
E allora Marvel ha capito che questi artisti spagnoli che hanno lavorato su Marvel UK, possono farlo anche per la Casa delle Idee d’America.
Quando sono arrivato io la strada ‘transatlantica’ era già spianata e così ho cominciato a lavorare.
Qui in Italia ci sono tanti artisti così talentuosi che magari possono lavorare solo su Bonelli o sul mercato francese, ma hanno l’educazione artistica visuale dei fumetti di supereroi e allora è normale per loro avere voglia di lavorare sul mercato americano.
Quando io sono arrivato, un fumetto che vendeva 25.000 copie ogni mese senza cover variant era a rischio chiusura. Adesso se vendi 25.000 copie ogni mese, sei un vero re.
I grandi fumettisti americani hanno l’opportunità di lavorare sul creator-owned, cosa che stanno cominciando a fare anche gli artisti spagnoli e italiani, perché con i creator-owned gli autori hanno i diritti del personaggio. E se vendo un numero di copie normali o basse, mi pagano quasi come se lavorassi per Marvel.
Le grandi case editrici americane devono capire come recuperare il talento interno perché sennò c’è un limite alla quantità di talento dell’estero che possono comprare.
Grazie mille David per il tuo tempo. Sono state risposte davvero incredibili.
David Lopez – Grazie a te perché le domande erano interessanti.
David Lopez: Biografia

David López è un fumettista spagnolo nato a Gran Canaria, noto per il suo straordinario character design e per la capacità di creare alcune delle copertine più incredibili del settore. Ha ricevuto nomination per alcuni dei premi più prestigiosi del settore, tra cui gli Eisner Awards e gli Harvey Awards per il suo lavoro su Mystic.
Dopo aver ottenuto fama internazionale come disegnatore di fanzine, nel 2000 ha iniziato a lavorare per la DC Comics . Ha rapidamente raggiunto la notorietà grazie alla sua serie Fallen Angel (creata in collaborazione con Peter David) e alla sua lunga gestione di 30 numeri di Catwoman .
Tra i suoi lavori per la Marvel Comics figurano Spider-Man , X-Men , Hawkeye & Mockingbird e All New Wolverine , solo per citarne alcuni. Inoltre, il suo iconico character design nella serie Captain Marvel è servito da ispirazione per il film dei Marvel Studios del 2019.
Dopo il successo della sua graphic novel di cui detiene i diritti d’autore, Blackhand & Ironhead , David López sta ora lavorando alla sua nuova serie FML , realizzando al contempo copertine per titoli di grande successo, tra cui Star Wars e Spider-Gwen della Marvel.
David adora i giochi di ruolo ed è noto per essere un eccellente Dungeon Master. Inoltre, è orgoglioso di aver pubblicato alcuni degli Inktober e degli artbook a tema videoludico più popolari in circolazione.
Gestisce inoltre un canale YouTube (insieme all’artista di The Green Room David Lafuente) chiamato Streaming de Dibujantes*
*biografia tratta dal sito thegreenroomcomicart.com
Comics
Robin e Batman: Jason Todd – Recensione
Robin e Batman: il nuovo dinamico Duo, è il nuovo fumetto DC pubblicato da Panini Comics di Jeff Lemire e Dustin Nguyen che analizza il rapporto tra Batman e il Robin di Jason Todd
Il rapporto tra Bruce Wayne e Jason Todd non è mai stato semplice. La differenza caratteriale tra Dick Grayson, primo Robin e attuale Nightwing, e il secondo Ragazzo Meraviglia ha messo in difficoltà Batman più di una volta, trovando in Jason un “figlio” spericolato difficile da gestire.
La storia che riguarda Jason Todd è forse una delle sconfitte più cocenti e indelebili del Cavaliere Oscuro, culminata con la morte del ragazzo per mano del Joker sulle pagine di Batman #426-429, nella celebre Una Morte in Famiglia (1988) di Jim Starlin e Jim Aparo. Si tratta di uno degli episodi più violenti della storia del personaggio, che all’epoca chiudeva una parentesi drammatica dedicata al secondo e più ribelle tra i Robin.
Jason Todd è il protagonista del secondo volume di Robin & Batman, scritto da Jeff Lemire e disegnato da Dustin Nguyen, una coppia che nel corso degli anni ha sfornato veri e propri capolavori come Descender, Ascender e Little Monster.
Inoltre, i due autori sono veterani dell’Universo DC e hanno già realizzato il primo volume di Robin & Batman: la nascita del dinamico Duo dedicato a Dick Grayson, che analizzava i primi passi della spalla dell’Uomo Pipistrello proprio dal punto di vista del ragazzo.
Con Robin e Batman: Jason Todd – il nuovo dinamico Duo, Panini Comics ha raccolto in un unico volume questa nuova miniserie che riprende lo stesso leitmotiv del capitolo precedente: il rapporto tra Batman e Robin osservato attraverso gli occhi dell’aiutante dell’Uomo Pipistrello, in questo caso Jason.
Jason Todd: un pettirosso ribelle alla corte di Batman

Bruce Wayne ha scelto il nuovo Robin. Dopo che Dick Grayson ha abbandonato i panni del Ragazzo Meraviglia, un nuovo ragazzo è stato accolto da Bruce, che vede in lui il degno erede di Dick: il suo nome è Jason Todd.
Robin e Batman: Jason Todd entra subito nel vivo dell’azione. I due eroi stanno inseguendo alcuni criminali, una nuova minaccia per Gotham, e sin da subito l’Uomo Pipistrello comprende che Jason non è Dick. È più irruento, indisciplinato ma, soprattutto, violento e arrabbiato.
Questo non fa che aumentare i dubbi di Batman, che manifesta ad Alfred tutte le sue perplessità sulla scelta del ragazzo come aiutante e dell’oscurità che alberga dentro di lui.
Jason è un ragazzo complicato, alla ricerca di una guida che sia più affine al suo modo di agire e che sappia indicargli la giusta direzione. Ed è qui che entra in scena il giustiziere Wraith, un antieroe che elimina i problemi in modo definitivo e che finirà per complicare ulteriormente le cose. Jason rimarrà sulla retta via o sceglierà di seguire Wraith?
Un fumetto sul Robin più complicato e il suo rapporto con Batman
“Dick aveva i genitori.. bravi genitori. Sapeva com’era averli.
E anche io. Li abbiamo avuti entrambi, prima di diventare questo. Jason no.
Pensavo che saremmo potuti diventarlo per lui. Ma è solo — spezzato.”
Con questo dialogo Jeff Lemire racchiude tutti i dubbi e le difficoltà del complesso rapporto tra Bruce e Jason.
Lo scrittore canadese è un maestro nello sviscerare e raccontare i rapporti umani in tutte le loro sfaccettature. E se con Dick Grayson tutto era più semplice, proprio perché il ragazzo era caratterialmente più solare e riconosceva in Batman una figura quasi genitoriale, lo stesso non vale per Jason.
Jason è un orfano che porta impressa nella mente la morte della madre e che, da ex ladruncolo, ha cercato di arrangiarsi fino a quando ha conosciuto Bats. Non vede in Bruce un padre o un sostituto dei suoi genitori, ma una figura che lo intimorisce.
Dentro di sé cova una rabbia enorme, perché è un ragazzo a cui è stato portato via tutto. E cerca di sfogare questa ira contro i criminali che affronta insieme all’Uomo Pipistrello.
Lemire adotta un approccio quasi psicologico nell’analizzare il rapporto tra Robin e Batman. Anzi, la figura del Cavaliere Oscuro mostrata in questa miniserie è molto diversa da quella vista nel primo volume.
Quello era un Batman abituato a lavorare da solo, ruvido e rigido, che stava imparando a essere mentore e padre e che, in qualche modo, era stato aiutato da Dick lungo questo percorso.
Il Batman di questo volume è invece un eroe convinto di poter ripercorrere con Jason gli stessi passi compiuti con Dick, salvo rendersi conto che non è affatto così. Il ragazzo è profondamente diverso e ne Il nuovo dinamico Duo di Lemire e Nguyen emergono tutte le difficoltà di un uomo capace di salvare il mondo più volte, ma che si sente vulnerabile quando si tratta di salvare un ragazzo dal proprio destino.
A complicare ulteriormente la situazione, il “sadico” Lemire introduce un elemento di disturbo come Wraith, una sorta di giustiziere a metà strada tra il Punisher della Marvel e Grifter della WildStorm, che vede in Jason quella rabbia e quella determinazione che potrebbero essere utili per combattere il crimine estirpandolo alla radice.
Insomma, anche questa volta Lemire si dimostra all’altezza del compito, pur chiudendo la storia in maniera forse un po’ troppo frettolosa nel finale.
Il tratto pittorico di Nguyen è eleganza

Se il sodalizio tra Jeff Lemire e Dustin Nguyen è una garanzia di qualità, l’artista statunitense sembra dare il meglio di sé proprio quando lavora accanto all’autore canadese, soprattutto quando i protagonisti delle loro storie sono bambini o adolescenti.
La sensibilità artistica di Nguyen emerge anche in Robin e Batman: Jason Todd. Il suo stile riesce a completare visivamente la visione di Lemire sul rapporto tra Jason e Bruce. Come detto, Jason percepisce Batman come una figura che lo intimorisce e questo aspetto emerge chiaramente nelle tavole di Nguyen, dove negli scambi tra i due, il Cavaliere Oscuro viene visto attraverso gli occhi del ragazzo come una presenza più cupa. L’artista utilizza ampie zone d’ombra e rende Batman effettivamente spaventoso.
Ma anche le tavole dedicate al team-up tra i Robin, del presente e del passato, verso metà volume non sono da meno: splash page nelle quali Nguyen si diverte a rendere davvero “dinamico” il duo… di Robin in azione. Un artista eccezionale.
Perché leggere Robin e Batman: Jason Todd?

Robin e Batman: Jason Todd è il secondo tassello del lavoro di Jeff Lemire e Dustin Nguyen, un progetto che analizza nel dettaglio il rapporto tra il Cavaliere Oscuro e i suoi aiutanti dal punto di vista di questi ultimi.
Un’operazione interessante che ci aveva regalato un ottimo primo capitolo e che si conferma, almeno in parte, anche in questo secondo volume.
Sia chiaro: siamo davanti a due autori incredibili che difficilmente deludono il lettore quando lavorano insieme. Tuttavia, questa storia avrebbe probabilmente beneficiato di qualche pagina in più, poiché la conclusione appare eccessivamente rapida.
Il volume si legge con grande scorrevolezza (forse un po’ troppo velocemente), ma merita anche una seconda lettura per apprezzare appieno il notevole lavoro di Nguyen.
Se questo progetto avrà nuovi seguiti, anche perché all’appello mancano ancora Tim Drake, Stephanie Brown e Damian Wayne, spero vivamente che al timone resti il team creativo composto da Jeff Lemire e Dustin Nguyen: il vero dinamico Duo quando si tratta di creare fumetti.
VOTO POPCORNERD: 7/10

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