Connect with us

Serie TV

IT: Welcome to Derry, l’analisi della prima stagione

IT: Welcome to Derry, analisi di una prima stagione che racconta le origini di Pennywise

Avatar photo

Pubblicato

il

IT: Welcome to Derry, la recensione della prima stagione

Si è conclusa da qualche settimana la prima stagione di IT: Welcome to Derry, la serie HBO che si propone di espandere l’universo narrativo di It raccontando le origini – o meglio, una delle prime manifestazioni – di Pennywise. Il progetto porta la firma di Andy Muschietti, Barbara Muschietti e Jason Fuchs, e nasce chiaramente con l’ambizione di inserirsi in continuità diretta con i due film cinematografici del 2017 e del 2019.

Andy and Barbar Muschietti, hollywoodreporter.com

Andy e Barbara Muschietti, foto di hollywoodreporter.com

Gli spettatori più attenti non faticheranno a cogliere i numerosi dettagli che legano la serie ai film precedenti, a partire proprio dal cast. Bill Skarsgård, ormai volto indissolubilmente legato al personaggio, torna a vestire i panni del clown, rafforzando l’idea di un universo coerente e riconoscibile. Una scelta tutt’altro che casuale, che sottolinea la volontà di Andy Muschietti di preservare una continuità estetica e narrativa ben precisa, evitando fratture nette tra cinema e televisione.

IT: Welcome to Derry, episodio 6

IT: Welcome to Derry, episodio 6

IT: Welcome to Derry non nasce quindi come una semplice operazione derivativa, ma come un tassello pensato per arricchire il mito di Derry e del male ciclico che la infesta, dialogando apertamente con i film usciti rispettivamente otto e sei anni fa.

La serie, ispirata al personaggio creato da Stephen King, nasce con l’obiettivo di colmare il vuoto lasciato nei non lettori dei romanzi, offrendo un approfondimento sulle origini del pagliaccio che, ciclicamente, ogni ventisette anni, torna a terrorizzare la cittadina di Derry.

Trama senza spoiler

Ambientata nella Derry dei primi anni Sessanta, IT: Welcome to Derry segue le vicende di un gruppo di nuovi abitanti che si trasferiscono nella cittadina del Maine in cerca di un nuovo inizio. Fin dai primi episodi, però, è chiaro che sotto la superficie rassicurante della provincia americana si nasconde qualcosa di profondamente sbagliato. Eventi inquietanti, sparizioni e un senso di minaccia costante iniziano a insinuarsi nella quotidianità dei protagonisti, riportando a galla un male antico che sembra legato indissolubilmente alla storia stessa di Derry.

IT: Welcome to Derry, episodio 1

IT: Welcome to Derry, episodio 1

La serie costruisce la sua narrazione intrecciando il punto di vista degli adulti con quello dei più giovani, mostrando come la violenza e l’orrore non si manifestino solo in forme soprannaturali, ma trovino terreno fertile anche nelle paure collettive, nei silenzi e nelle tensioni sociali dell’epoca. Pennywise resta una presenza costante, spesso più evocata che mostrata, mentre la storia si prende il tempo necessario per raccontare la città, i suoi abitanti e il ciclo di tragedie che, da generazioni, sembra ripetersi con inquietante regolarità.

IT: Welcome to Derry, episodio 1

IT: Welcome to Derry, episodio 1

Welcome to Derry non punta quindi solo a raccontare una nuova storia dell’orrore, ma a restituire l’idea di una comunità intrappolata in un loop di paura, preparando il terreno per ciò che i fan della saga già sanno, senza però dare nulla per scontato.

Una serie che funziona, anche con i suoi cambi di ritmo

Vado dritto al punto: IT: Welcome to Derry intrattiene e, nel complesso, fa il suo lavoro, nonostante una gestione del ritmo spesso irregolare, che in più di un’occasione rischia di confondere o persino annoiare. Il primo episodio ne è un esempio: si apre con una sequenza apertamente gore, il rapimento di Matty, per poi rallentare bruscamente e lasciare spazio alla presentazione dei personaggi e delle diverse linee narrative, fino a chiudersi con un cliffhanger piuttosto classico.

È una struttura che, con poche variazioni, si ripete per gran parte della stagione. Un’alternanza continua tra momenti di forte impatto visivo e lunghe fasi più riflessive, quasi dilatate, che spezzano la tensione per poi ricostruirla nel finale di episodio. Un meccanismo prevedibile, certo, ma che alla lunga funziona, soprattutto per chi accetta l’idea di una serie più interessata a costruire atmosfera e contesto che a mantenere costantemente alto il livello dell’orrore.

IT: Welcome to Derry, episodio 1

IT: Welcome to Derry, episodio 1

Per me la serie è stata una vera giostra: momenti di gore intenso e scene che lasciano davvero senza fiato si alternano a fasi più lente, che mi hanno spesso spinto a impostare il player a velocità 2x. A tenermi incollato allo schermo sono stati soprattutto i picchi più concitati, capaci di far digerire i momenti più lenti e rendere l’esperienza complessiva coinvolgente e la performance dei protagonisti Lilly, Ronnie, Will, Rich e Marge rispettivamente interpretati da Clara Stack, Amanda Christine, Blake Cameron James, Arian S. Cartaya e Matilda Lawler.

Ci tengo inoltre a ribadire quanto Bill Skarsgård sia perfetto nel ruolo di Pennywise. Davvero un grande attore.

Il mio episodio preferito? Episodio 7, The Black Spot. Preso singolarmente, credo sia uno dei migliori episodi visti quest’anno. E sembra che non sono l’unico a pensarlo.

Rating degli episodi della prima stagione secondo IMDB

Rating degli episodi della prima stagione secondo IMDB

IT Welcome to Derry, Episodio 7

IT Welcome to Derry, Episodio 7

Le diverse forme del male

Un dettaglio particolarmente interessante è il modo in cui Pennywise sceglie di manifestarsi ai protagonisti. Nei primi episodi, il pagliaccio non assume mai una forma unica e riconoscibile, ma si modella sulle paure più profonde di ciascuno di loro, trasformandosi nella materializzazione delle loro fobie. È in questi momenti che la serie riesce a colpire più a fondo, dando vita a sequenze di autentico terrore che vanno oltre il semplice spavento.

Sono diverse le occasioni in cui questo meccanismo entra in gioco, e spesso con risultati disturbanti. Emblematico, in questo senso, è quanto accade nel secondo episodio, quando Pennywise costringe Ronnie a rivivere il proprio parto, un’esperienza traumatica che, per una tragica coincidenza, le è costata la perdita della madre. Una scena dura, che funziona proprio perché attinge a un orrore intimo e personale, più che spettacolare.

Al di là della forma che assume di volta in volta, c’è però un elemento che rimane costante: quando Pennywise entra in scena, ne esce sempre sporco di sangue. È un segno visivo ricorrente, quasi un marchio di fabbrica, che ribadisce come dietro ogni maschera, ogni illusione e ogni paura evocata, si nasconda sempre la stessa natura violenta e predatoria.

IT: Welcome to Derry, episodio 1

IT: Welcome to Derry, episodio 1

Easter egg… e collegamenti che non potevamo non notare

Questa serie ha molto da offrire anche agli appassionati di fumetti come noi. Nel primo episodio, infatti, vediamo uno dei protagonisti leggere Detective Comics #298, una scelta tutt’altro che casuale. Andy Muschietti sembra strizzare l’occhio agli spettatori più attenti, soprattutto alla luce dei rumor che lo vorrebbero alla regia di Batman: The Brave and the Bold, il nuovo progetto DC guidato da James Gunn.

Sempre nello stesso episodio compare anche The Flash #123, un riferimento piuttosto esplicito e un omaggio al film The Flash del 2023, diretto dallo stesso Muschietti. Piccoli dettagli che non aggiungono nulla alla trama, ma contribuiscono a rafforzare quel dialogo continuo tra cinema, televisione e cultura fumettistica che la serie sembra voler coltivare.

IT: Welcome to Derry, Episodio 1

Detective Comics #298

The Flash #123

Ma i riferimenti non finiscono qui, perché Welcome to Derry ha qualcosa da offrire anche ai puristi dell’horror di Stephen King. Senza scendere in territori troppo spoilerosi, nell’episodio finale compare il giovane Dick Hallorann, che accenna a un possibile lavoro presso un hotel in Europa, accompagnando il tutto con una battuta che mi ha fatto sorridere: “I mean, how much trouble can a hotel be?” o in italiano “Insomma, quanto potrà mai essere problematico un hotel?”.

Dick Hallorann nell'ultimo episodio della prima stagione

Dick Hallorann nell’ultimo episodio della prima stagione

Non serve essere esperti cinefili o lettori di lunga data per cogliere il collegamento a The Shining e al leggendario Overlook Hotel, il luogo fittizio in cui Stephen King ha ambientato uno dei suoi racconti più celebri, poi diventato un film iconico grazie alla regia di Stanley Kubrick. Un richiamo elegante.

Nel corso dei dieci episodi, vediamo inoltre le prime manifestazioni della “luccicanza” di Dick e il modo in cui impara gradualmente a gestire questa abilità. In questo senso, la serie può essere letta anche come una vera e propria storia di origine di Dick Hallorann, destinato a diventare il futuro mentore di Danny Torrance in The Shining.

Data d’uscita e distribuzione della prima stagione

La serie ha debuttato con l’episodio pilota il 27 ottobre 2025, per poi proseguire con la cadenza di un episodio a settimana su HBO Max negli Stati Uniti e su Sky in Italia.

IT: Welcome to Derry, episodio 1

IT: Welcome to Derry, episodio 1

Cosa aspettarsi per il futuro

Andy Muschietti ha recentemente confermato di avere in mente un piano che prevede tre stagioni di IT: Welcome to Derry. Se questa prima stagione è ambientata nel 1962, la seconda farà un salto indietro fino al 1935, mentre la terza sarà ambientata nel 1908, proseguendo così l’esplorazione a ritroso della storia di Derry e del male che la infesta.

Serie TV

Falling Skies: la serie sci-fi prodotta da Steven Spielberg compie 15 anni

Se avete amato Disclosure Day di Steven Spielberg, dovete recuperare Falling Skies, serie sci-fi da lui prodotta con Noah Wyle protagonista, che si concentra sulla sopravvivenza dell’umanità dopo essere stata invasa e sconfitta da alieni

Avatar photo

Pubblicato

il

La fantascienza è uno dei temi tanto cari a Steven Spielberg. Lo ha dimostrato più volte nel corso della sua carriera da regista e lo sta confermando in questi giorni con Disclosure Day, il suo nuovo film che riporta al centro delle vicende ancora una volta uno dei misteri più affascinanti, che da sempre attanaglia l’esistenza umana: siamo soli nell’Universo?

Il regista premio Oscar ha raccontato da diversi punti di vista il fenomeno riguardante l’esistenza degli extraterrestri, raccontando storie dove essi sono pacifici (E.T.) ma anche altre dove invece gli alieni hanno brame di conquista verso la Terra (La guerra dei mondi).

Spielberg è legato anche a uno show sci-fi di qualche anno fa, ambientato dopo un’invasione aliena e che lo ha visto solo in veste di produttore. Questa serie, ovvero Falling Skies (2011) con protagonista Noah Wyle, però, conserva il suo marchio e il suo stile inconfondibile.

Falling Skies: una storia che parte dalla sconfitta dell’umanità

Quando si pensa a Noah Wyle, il primo nome che viene in mente è quasi sempre quello del Dottor John Carter di ER, uno dei personaggi più amati della televisione degli anni ’90. Più recentemente l’attore è tornato al centro dell’attenzione grazie a The Pitt, confermando ancora una volta il suo talento nei medical drama.

Eppure, nella sua carriera c’è anche Falling Skies, una serie di fantascienza che oggi merita di essere rivalutata più che mai.

Durata 5 stagioni tra il 2011 e il 2015, lo show, nonostante non abbia mai raggiunto la popolarità di altre produzioni sci-fi contemporanee, è riuscito a costruirsi negli anni una solida reputazione tra gli appassionati del genere.

Creata da Robert Rodat, sceneggiatore premio Oscar per Salvate il soldato Ryan, Falling Skies nasce dalla collaborazione con Steven Spielberg e dalla sua Amblin Entertainment e tratta il rapporto tra l’umanità, gli alieni e l’ignoto. Un tema che Spielberg ha esplorato per tutta la sua carriera e che rappresenta anche il cuore pulsante di Falling Skies.

La premessa della serie potrebbe sembrare familiare: la Terra è stata invasa da una razza aliena ostile e l’umanità è sull’orlo dell’estinzione. Ma è proprio qui che Falling Skies si distingue da molte altre opere dello stesso filone.

La storia segue Tom Mason, interpretato da Noah Wyle, un ex professore di storia che si ritrova a guidare uno dei pochi gruppi organizzati di sopravvissuti negli Stati Uniti. Sei mesi prima degli eventi narrati, gli invasori hanno distrutto gran parte delle infrastrutture mondiali, annientato gli eserciti e sterminato oltre il 90% della popolazione terrestre.

A differenza di molte storie di invasione aliena, però, la serie non racconta la battaglia per evitare la fine del mondo. Quella battaglia è già stata persa. L’umanità vive tra le macerie della propria civiltà e la priorità non è vincere la guerra, ma sopravvivere giorno dopo giorno. È proprio questo scenario post-apocalittico a rendere Falling Skies diversa da tanti altri prodotti simili.

La fantascienza secondo Spielberg

Sebbene Steven Spielberg non abbia scritto né diretto la serie, la sua presenza creativa è percepibile in ogni episodio. Lo stesso Noah Wyle ha raccontato più volte come il regista abbia contribuito attivamente allo sviluppo dello show, lasciando quelle che l’attore definì “impronte ovunque“. E in effetti il DNA spielberghiano è evidente.

Al centro della narrazione non ci sono soltanto gli alieni, ma soprattutto le persone. Le relazioni familiari, il ruolo dei genitori, la protezione dei figli e la capacità di mantenere la propria umanità anche nei momenti più disperati diventano elementi fondamentali della storia. La famiglia, sia quella biologica sia quella costruita lungo il cammino, rappresenta il vero motore emotivo della serie.

È una caratteristica che richiama direttamente molti dei lavori più celebri di Spielberg, da Incontri ravvicinati del terzo tipo a E.T., fino a La guerra dei mondi: racconti in cui l’elemento spettacolare è sempre accompagnato da una forte componente umana.

Una serie che è invecchiata sorprendentemente bene

Riguardata oggi, Falling Skies appare quasi più efficace di quanto non fosse al momento della sua uscita. Pur utilizzando gli elementi classici della fantascienza invasiva, evita di affidarsi eccessivamente a tecnologie futuristiche o spiegazioni pseudoscientifiche, preferendo concentrarsi sui personaggi e sulle loro scelte.

Questo approccio rende la serie meno legata alle mode televisive del periodo e le consente di mantenere intatta gran parte della sua forza narrativa anche a distanza di quindici anni.

Con Spielberg tornato nuovamente a confrontarsi con il tema degli extraterrestri grazie a Disclosure Day, non potrebbe esserci momento migliore per recuperare Falling Skies. Se ve la siete persa all’epoca, o se non la ricordate particolarmente bene, è probabilmente arrivato il momento di darle una seconda possibilità.

Continua a leggere

Netflix

KPop Demon Hunters: il film che ha infranto i record di Netflix

KPop Demon Hunters è stato uno dei fenomeni di Netflix dell’anno passato, ma continua a far parlare di sè in tutto il mondo. Grazie a Netflix, ripercorriamo la scalata al successo di questo film d’animazione

Avatar photo

Pubblicato

il

È ormai passato un anno da quando KPop Demon Hunters ha mostrato ai fan come si fa, fa, fa e non riusciamo ancora a toglierci dalla testa (o dal cuore) “Golden”. Ma i tormentoni delle HUNTR/X e dei Saja Boys sono solo la punta dell’iceberg.

Per celebrare il primo anniversario del film Netflix ha organizzato proiezioni in tutto il mondo nei cinema, all’aperto e perfino su TikTok.

Anche Netflix House si unirà ai festeggiamenti con esperienze speciali per i fan, che potranno prepararsi a riportare l’armonia nel mondo prima che KPop Demon Hunters: The Immersive Experience  apra i battenti in entrambe le sedi di Netflix House durante le prossime festività natalizie.

I personaggi più amati del film arriveranno direttamente a casa tua con un nuovo set LEGO Derpy Tiger (già disponibile in preordine) e con giocattoli di Mattel, Hasbro e Jazwares, che saranno disponibili presso retailer online aderenti a partire dal 22 giugno in tutto il mondo. Il 20 giugno debutterà anche una nuova esperienza dedicata a KPop Demon Hunters su Netflix Playground: i fan potranno divertirsi con sei minigiochi per dispositivi mobili che invitano a immergersi nelle canzoni più popolari del film, calandosi nei panni di un DJ, giocando a Honmoon Beats, completando puzzle o collezionando adesivi, tra le altre attività.

Ripercorriamo l’impatto globale del franchise.

INCOLLATI AL DIVANO

La tua famiglia non è stata l’unica ad aver visto questo film più di una volta. Da mesi infatti tiene milioni di persone incollate allo schermo. Dal suo debutto il 20 giugno 2025 ha totalizzato oltre 600 milioni di visualizzazioni, diventando così il titolo originale più popolare nella storia di Netflix e l’unico titolo ad essere stato per 52 settimane consecutive nella Top 10 Globale di Netflix. Il film è entrato nella Top 10 in tutti i 93 paesi in cui Netflix pubblica le classifiche dei 10 titoli più visti e ha raggiunto il primo posto in 76 di essi.

en US KPop Demon Hunters 1Year InTheTop10 4x5 Final

Solo negli Stati Uniti, KPop Demon Hunters è stato il film più visto in streaming del 2025, con ben 20,5 miliardi di minuti di visione secondo i dati Nielsen di fine anno. I fan hanno anche cantato insieme ai video con i testi dei brani di KPop Demon Hunters, che hanno ottenuto altri 32 milioni di visualizzazioni in tutto il mondo.

Una sola visione chiaramente non è bastata agli abbonati della piattaforma, che hanno salvato 1,5 milioni di Momenti unici tratti dal film. L’esibizione dei Saja Boys sulle note di “Soda Pop” è il Momento più salvato in assoluto.

UNA COLONNA SONORA PER LA STORIA

Questi brani hanno fatto impazzire il mondo, come dimostrato dall’enorme successo della colonna sonora ufficiale di KPop Demon Hunters, che ha infranto record su Spotify, Billboard e altre piattaforme musicali, diventando l’inno non ufficiale del 2025 (ma non solo).

La colonna sonora è rimasta per due settimane al primo posto della classifica Billboard 200, raggiungendo oltre 15 miliardi di stream a livello globale e diventando la colonna sonora più ascoltata del decennio. I fan hanno inserito i brani dell’album in oltre 17.000 playlist in tutto il mondo. Complessivamente, le canzoni delle band immaginarie delle HUNTR/X e dei Saja Boys hanno superato un miliardo di stream su Spotify e YouTube.

Il singolo di successo “Golden” ha mantenuto il primo posto nella classifica Billboard Global 200 per 18 settimane, eguagliando il record di permanenza più lunga al numero uno. Il brano è rimasto per otto settimane in vetta alla Billboard Hot 100, diventando il primo numero uno nella storia di un gruppo femminile K-Pop e il brano di una girl band rimasto più a lungo al primo posto in questo secolo. “Golden” è stato anche il brano entrato più rapidamente nel Billions Club di Spotify, totalizzando oltre un miliardo di stream.

Ma non è stato solo il momento di gloria di “Golden”. “Soda Pop” dei Saja Boys ha raggiunto il terzo posto nella Billboard Hot 100 ed è stata una delle quattro canzoni della colonna sonora a entrare contemporaneamente nella Top 10: un risultato da record.

SALIAMO SU, SU, SU

Un successo isolato? Piuttosto un fenomeno inarrestabile. KPop Demon Hunters ha totalizzato 4,6 miliardi di impression sui social, di cui 2,3 miliardi solo per il video ufficiale con testo di “Golden” su YouTube,  mentre l’esperienza Roblox di KPop Demon Hunters ha generato 11,5 di milioni di ore di gioco complessive.

INCETTA DI PREMI

Gli Idol Awards sono stati solo l’inizio. Il film e il suo amato inno “Golden” hanno vinto rispettivamente l’Oscar® per il Miglior Film d’animazione e quello per la Migliore canzone originale alla cerimonia del 2026. “Golden” è così diventata la prima canzone K-pop a vincere un Oscar®, mentre la coregista e cosceneggiatrice Maggie Kang è entrata nella storia come la prima donna di origini coreane a ricevere l’Oscar® per il Miglior film d’animazione. Oltre ai due Golden Globe vinti nelle stesse categorie, “Golden” ha segnato un altro primato ai Grammy, diventando la prima canzone K-pop a vincere il premio alla miglior canzone scritta per i media visivi.

ALLA CONQUISTA DELLA SCENA MONDIALE

Le orecchiabili melodie del film non hanno tardato a uscire dallo schermo per conquistare i palcoscenici di tutto il mondo. Durante gli US Open del 2025, il vincitore di 24 tornei del Grande Slam Novak Djokovic si è esibito nella sua miglior versione di una coreografia dei Saja Boys in onore del compleanno della figlia. Dall’altra parte dell’oceano, a Buckingham Palace, la banda delle Guardie Scozzesi ha reso omaggio alle HUNTR/X eseguendo una versione di “Golden” davanti a visitatori e curiosi.

Il primo ministro giapponese Sanae Takaichi e il presidente sudcoreano Lee Jae Myung hanno favorito il dialogo tra le parti suonando insieme la batteria sulle note di “Golden” durante un vertice tenutosi in Giappone a gennaio.

Ma se c’è un luogo in cui il successo del film si è fatto sentire in modo particolare, questo è la Corea, dove si svolge la storia. Dalla sua uscita le prenotazioni dei voli verso il paese sono aumentate del 25% e Bunjang, il principale marketplace online della Corea del Sud, ha registrato un’impennata del 78% negli acquisti transfrontalieri di prodotti legati al K-pop. Solo negli Stati Uniti, lo scorso anno Duolingo ha riscontrato un aumento del 22% nel numero di persone che studiano il coreano.

“Golden” continua a dominare anche le ricerche online. Un anno di ricerche 2025 di Google ha confermato che KPop Demon Hunters è stato il film più cercato dell’anno, ha ottenuto tre canzoni nella Top 10 dei brani più ricercati e si è classificato al secondo posto assoluto tra le ricerche di tendenza. Secondo Google Trends, il film ha inoltre conquistato tutti e cinque i primi posti nella classifica dei costumi di Halloween più cercati nel 2025.

PER I FAN

Dalla scorsa estate Netflix ha lanciato una serie di nuovi prodotti per consentire ai fan di tutte le età delle HUNTR/X o dei Saja Boys di mostrare il proprio supporto: da autentici snack coreani in collaborazione con Nongshim e prodotti di bellezza coreani con Anua, alle bambole Mattel e ai giochi di ruolo Hasbro, passando per i costumi di Halloween e ai libri da colorare, fino all’abbigliamento e agli accessori ispirati alla serie in collaborazione con Netflix Shop, Zara Kids, Vans, Old Navy e molti altri.

Le HUNTR/X sono persino passate dal palcoscenico alla carta stampata con il libro della collana Little Golden Books intitolato For the Fans (KPop Demon Hunters), che ha venduto oltre 1,6 milioni di copie negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Canada, Germania e Spagna. Il libro è anche al primo posto della classifica dei bestseller del New York Times, rimanendo per 18 settimane nella lista dei libri illustrati più venduti.

All’inizio di quest’anno, McDonald’s ha fatto rivivere la battaglia tra le band ai fan di tutto il mondo con menù per adulti ispirati alle HUNTR/X e ai Saja Boys che includevano “Spicy Saja McMuffin” e “Ramyeon McShaker™ Fries”, salse “Hunter” e “Demon”, oltre a “Soda Pop”, il tutto accompagnato da esperienze esclusive per i fan.

Il mese scorso, bemyfriends ha inaugurato a Seul il secondo negozio pop-up dedicato al merchandising ufficiale per i fan e quest’estate farà tappa in diverse città asiatiche, tra cui Daegu, Hong Kong, Giacarta, Singapore, Bangkok, Taipei, Taichung e Kaohsiung. Inoltre, il brand globale di oggetti da collezione KAYOU ha recentemente lanciato alcune figurine con i personaggi preferiti dai fan e i momenti salienti del film in una varietà di design e livelli di rarità tra cui “Energy”, la serie di figurine più ricercata ispirata a “Golden”.

Il prossimo progetto della piattaforma è il più entusiasmante di tutti: il tour mondiale annunciato di recente, che arriverànel 2027.

KPop Demon Hunters è ora disponibile, solo su Netflix.

*Fonte: Si ringrazia l’ufficio stampa Netflix per il comunicato di cui sopra 

Continua a leggere

Prime video

Da un grande Nicolas Cage, deriva un grande Spider- Noir

Spider-Noir è la serie crime supereroistica di Prime Video che vede protagonista un Nicolas Cage in grande spolvero, interprete dell’eroe anni ’30 di N.Y. City

Avatar photo

Pubblicato

il

Da

Siamo onesti: tutti abbiamo storto il naso quando fu annunciata una serie TV su Spider-Man Noir (divenuto poi dopo ‘solo’ Spider-Noir), anche se dietro la produzione c’era la danarosa Prime Video.

Il coinvolgimento di Nicolas Cage come protagonista, fece esplodere i sensi di ragno di molti fan. “E se venisse fuori qualcosa di buono?” cominciò a balenare nella mia testa.

Nick Cage non era nuovo ad interpretare un supereroe; nell’era pre- Marvel Studios era stato Ghost Rider e aveva interpretato anche Big Daddy nell’adattamento cinematografico di Kick Ass.

Ma soprattutto aveva prestato la voce alla versione animata di Spider-Man Noir nei film della Sony su Miles Morales, Spider-Man: Into the Spider-Verse (2018) e Spider-Man: Across The Spider-Verse (2023). L’attore aveva già ‘saggiato’ il personaggio.

Da un paio di settimane lo show di Prime Video e MGM+ sta facendo parlare di sé perché è riuscito in qualcosa che nessuno si aspettava: dare una versione originale e coerente di Spider-Noir nonostante sia diverso dal fumetto e dal personaggio creato nel 2009 da David Hine, Fabrice Sapolsky, Carmine Di Giandomenico Marko Đurđević e nonostante si distacchi da qualsiasi canone o continuity Marvel Studios o Sony.

Ben Reilly/Spiderman (Nicolas Cage) in SPIDER-NOIR – Photo: Aaron Epstein/Prime © Amazon Content Services LLC

Spider-Noir è una serie TV fatta e finita realizzata in modo che anche chi non ha mai visto i film o letto alcun fumetto sul Tessiragnatele (sia esso moderno, sia esso pulp/noir) possa approcciarsi alla visione senza alcuna difficoltà.

Ma la vera mossa geniale di Prime Video riguarda proprio nel modo in cui lo spettatore può fruire della serie TV e che corrisponde a una vera e propria innovazione riguardante l’intrattenimento: Spider-Noir si può vedere a colori o in bianco e nero. La scelta sta allo spettatore.

Insomma; da come era partito sotto auspici poco incoraggianti, la serie TV su Spider-Noir ideata da Oren Uziel e Steve Lightfoot con Nicolas Cage nei panni di Ben Reilly alias Il Ragno, nel corso dei mesi ha destato molta curiosità, tanto da diventare uno dei progetti Prime più attesi di quest’anno.

Spider- Noir, Spider-Noir, friendly neighborhood Spider-Noir

Cat Hardy (Li Jun Li) in SPIDER-NOIR Photo: Aaron Epstein/Prime © Amazon Content Services LLC

Ambientata nella New York del 1933, Spider-Noir segue le vicende di Ben Reilly, investigatore privato ed ex vigilante mascherato conosciuto come “il Ragno”. Anni prima aveva abbandonato la sua attività da eroe dopo il tragico fallimento nel salvare la sua fidanzata Ruby Williams, uccisa da un criminale in cerca di vendetta.

La sua vita cambia quando viene coinvolto in una serie di casi legati al potente gangster Silvermane. Dopo l’incendio della villa del boss da parte del misterioso Jimmy Addison, un uomo dotato di poteri pirocinetici, Ben si ritrova a indagare anche sulla cantante Cat Hardy, affascinante artista dell’Alcove, un locale di proprietà dello stesso Silvermane.

Le indagini rivelano una complessa rete di segreti, tradimenti e corruzione che coinvolge il sindaco Alfred Morris, la criminalità organizzata e diversi individui dotati di poteri straordinari.

Mentre il giornalista Robbie Robertson e la segretaria Janet Lyons aiutano Ben a ricostruire il puzzle, emerge il legame tra Addison, Flint Marko e Lonnie Lincoln, ex soldati della Prima Guerra Mondiale trasformati dagli eventi del passato in uomini dotati di poteri sovrannaturali.

Quando Janet viene minacciata dagli uomini del gangster, Ben decide di indossare nuovamente il costume del Ragno e tornare a combattere il crimine.

Nel frattempo, la città diventa teatro dell’apparizione di nuovi individui dotati di poteri sovrumani, come Dirk Leyden, capace di assorbire e sprigionare elettricità.

Nicolas Cage vero cuore pulsante di un Spider-Noir carismatico

Parto col dire che senza Nicolas Cage staremmo parlando di tutta un’altra serie. L’attore premio Oscar è l’anima di Ben Reilly e di conseguenza de Il Ragno.

Cage non cerca di portare sullo schermo Spider-Man richiamandone le caratteristiche o i tratti distintivi, ma lo adatta a sé, al suo modo di recitare e alla sua personalità facendone un eroe completamente inedito.

Sotto la maschera di Spider-Noir non c’è il Ben Reilly dei fumetti o un personaggio che cerca ispirazione dalle precedenti incarnazioni cinematografiche, ma c’è Nick Cage; con le sue espressioni facciali, il suo linguaggio corporeo, la sua eccentricità (a tratti) e il carisma che l’ha reso celebre.

L’attore ha descritto la propria interpretazione come:

«70% Humphrey Bogart e 30% Bugs Bunny»

E quando guarderete la serie Spider-Noir capirete quanto ha ragione Cage.

Nonostante l’età l’attore se la cava anche bene nelle scene d’azione: stiamo sempre parlando di un prodotto supereroistico e le scene action non mancano.

Del resto Cage è fan dei comics sui supereroi da sempre, e ogni volta che gli si presenta l’opportunità di interpretare un eroe sullo schermo non perde occasione per sorprenderci e sorprendersi.

Dopo essergli sfuggito anni fa il ruolo di Superman in un ipotetico film di Tim Burton mai realizzato, Spider-Noir costituisce una sorta di riscatto per Cage, alle prese con un altro supereroe di grande impatto mediatico. Anche se in una versione alternativa, noir.

Il suo Ben Reilly è un detective tormentato, alcolizzato e privo di motivazioni, che si adatta perfettamente ai toni pulp della serie di Oren Uziel e Steve Lightfoot.

A proposito: perché Ben Reilly e non Peter Parker?

Cat Hardy (Li Jun Li) and Ben Reilly/Spiderman (Nicolas Cage) in SPIDER-NOIR Photo: Aaron Epstein/Prime © Amazon Content Services LLC

Molti telespettatori potrebbero essersi chiesti il motivo della scelta di chiamare l’uomo sotto la maschera Ben Reilly e non Peter Parker, il primo iconico personaggio a indossare i panni di Spider-Man.

Si tratta di una scelta puramente creativa; Peter Parker, a causa di determinate clausole contrattuali imposte riguardanti i diritti di sfruttamento all’interno di un prodotto d’intrattenimento è soggetto a diverse imposizioni; non può bere, fumare o usare armi da fuoco.

Come eludere questo escamotage? Cambiandogli nome, utilizzando quello del clone fumettistico di Peter, Ben Reilly, divenuto famoso grazie alla Saga del Clone. E ora anche nome di battesimo dello Spider-Noir di Nicolas Cage.

Una serie visivamente eccezionale

“Ben Reilly” (Nicolas Cage) in a scene from Prime Video’s Spider-Noir (Courtesy of Prime Video)

Qualitativamente lo show rappresenta un prodotto di altissimo livello. Si vocifera che ogni episodio sia costato circa 50 milioni di dollari (per un totale di 400 milioni), sintomo che la piattaforma Prime ha investito molto per presentare qualcosa di diverso ai suoi spettatori.

C’è stata molta cura da parte della produzione nel realizzare una serie TV che riprendesse in maniera dettagliata i crismi dei film noir e gangster classici hollywoodiani ‘dell’epoca d’oro’.

Inquadrature, dialoghi, regia, la trama stessa che in diverse occasioni fa dimenticare lo spettatore di stare guardando una serie su un supereroe, richiamano le pellicole poliziesche anni ’30 di Humphrey Bogart e George Raft. Anche l’utilizzo dei poteri dei singoli personaggi non è mai eccessivo ma cerca di rimanere coerente con lo spirito della serie senza mai sfociare in battaglie esagerate da cinecomics.

Se si deve pensare a un fumetto, c’è molto di Dick Tracy in questo Spider-Noir, ma c’è anche un richiamo verso metà serie all’horror cinematografico classico. In particolare il sesto episodio, Incubo su una barella, ha atmosfere e scene che possono essere associate a L’isola delle anime perdute, adattamento del libro di H.G. Wells, L’isola del Dottor Moreau.

Non ci sono dubbi sul fatto che questa serie è stata realizzata e costruita per essere godibile nella sua massima espressione ovvero il bianco e nero. Nel formato a colori, Spider-Noir risulta comunque una serie affascinante, ma perde un po’ di quella magia che solo il ‘black & white‘ può dare.

Villain storici catapultati tra le atmosfere pulp di Spider-Noir

Finn Byrne/Silvermane (Brendan Gleeson) and Winston (Lukas Haas) in SPIDER-NOIR Photo: Courtesy of Prime © Amazon Content Services LLC

Se la serie funziona lo si deve non solo a Cage ma a tutto il cast. Brendan Gleeson, ad esempio, è un grande Silvermane; un gangster avido e spregevole con il senso dell’onore, che si inserisce molto bene in un contesto post- Crisi del ’29 nonostante sia diverso rispetto alla sua controparte fumettistica creata da Stan Lee, John Buscema e John Romita Sr.

Intrigante e affascinante la Cat Hardy di Li Jun Li, una presenza magnetica e altrettanto pericolosa per il Ragno esattamente come la Gatta Nera lo è per Spider-Man, così come il giornalista Robbie Robertson di Lamorne Morris è un’ottima spalla in più di un’occasione per Ben Reilly.

“Cat” (Li Jun Li) in a scene from Prime Video’s Spider-Noir (Courtesy of Aaron Epstein)

Grande lavoro anche sui villain, scagnozzi di Silvermane; i creatori sono andati a pescare tra i peggiori nemici di Spider-Man prendendo L’Uomo Sabbia, Tombstone e Electro e proiettandoli negli anni ’30 con nuove identità e origini che li accomunano in qualche modo anche allo stesso Ben Reilly. Tra tutti spicca l’Electro di Dirk Leyden: sadico e completamente matto, è uno dei cattivi più riusciti della serie TV.

Qualche difetto però ce l’ha anche Spider-Noir

Non tutto è perfetto in Spider-Noir; se da una parte abbiamo grandi interpreti, personaggi ben scritti e un prodotto di grande valore sotto il profilo della regia e della scenografia, dall’altra troviamo una trama che, più di una volta, si ingarbuglia su sé stessa e che nella parte centrale può risultare un po’ stucchevole, prima di riprendersi nell’episodio finale.

Un altro elemento da tenere in considerazione, che molti telespettatori potrebbero percepire come una pecca, riguarda le aspettative con cui ci si avvicina alla serie. Chi ha iniziato la visione pensando che quel “Spider-Noir” significasse un prodotto interamente dedicato a Spider-Man potrebbe infatti rimanere deluso. Di Spider-Man c’è ben poco: qualche ragnatela, una maschera e alcuni nemici che ricordano le loro controparti viste nei fumetti o nei film. La serie, però, punta a essere qualcosa di diverso e di unico, distaccandosi sotto molti aspetti da ogni precedente adattamento televisivo o cinematografico legato al personaggio.

Non tutti potrebbero apprezzare questa forte componente poliziesca, che solo a tratti si ricorda di appartenere a una storia di supereroi.

Vale la pena guardare Spider-Noir?

Nicolas Cage (Ben Reilly/Spiderman) in SPIDER-NOIR Photo: Aaron Epstein/Prime © Amazon Content Services LLC

La serie Spider-Noir merita in primis per l’interpretazione di un irresistibile Nicolas Cage in stato di grazia. L’attore dimostra che quando sente suo il personaggio riesce a tirare fuori il meglio.

Nonostante la trama non sempre sia in grado di tenere incollato lo spettatore, Spider-Noir è uno show affascinante che non guarda principalmente ai fan di Spider-Man, ma più che altro a quelli di Nicolas Cage. È intorno a lui che viene costruito tutta la serie.

È un prodotto che ha avuto il coraggio di osare, di intrecciare elementi da thriller investigativo, noir classico con il racconto supereroistico, dimostrando che si può fare qualcosa di originale ancora nel 2026, prendendo solo spunto dal media fumetto, senza sacrificare la creatività.

Probabilmente i fan del MCU potrebbero non promuovere del tutto questa serie, ma è innegabile che Spider-Noir verrà ricordato come uno degli show più significativi del 2026 di Prime Video.


VOTO POPCORNERD: 7,5/10

Continua a leggere

In evidenza

Copyright © 2026 Popcornerd by Viaggipop | Designed & Developed by Webbo.eu