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Recensioni e Speciali

The Corny Awards: le nostre 5 serie TV preferite del 2025

Apple TV conferma la sua leadership in termini di originalità e qualità con serie innovative e coinvolgenti come Pluribus e ritorni tanto attesi come Severance

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The Corny Awards - Le 5 serie TV preferite di popcornerd.it

Quante ore abbiamo passato davanti a uno schermo quest’anno guardando le nostre serie preferite? Tante, forse troppe. Non abbastanza, comunque, per poter guardare ogni serie TV pubblicata in questi dodici mesi. Ed è per questo che quella che segue non è una classifica assoluta, bensì un ranking che si applica alle serie che noi abbiamo guardato quest’anno.

In questo articolo proponiamo quindi la top 5 delle serie TV del 2025, secondo popcornerd.it.

Questo è The Corny Awards: le nostre 5 serie TV preferite del 2025.

5. Peacemaker, stagione 2

Questa seconda stagione ha inizio con una scoperta che cambierà le sorti di Chris: il portale multidimensionale, che gli dà accesso ad altre 99 realtà parallele alla sua, lo porta in un universo nel quale suo padre, The White Dragon, e suo fratello sono vivi, e i tre insieme formano un trio di supereroi rispettati e benvoluti da tutti. È in questo limbo multidimensionale che i due Peacemakers, provenienti da universi diversi, si scontrano, e il secondo – quello dell’universo parallelo – ha la peggio.

Dopo giorni passati a riflettere su quanto la sua vita sia allo sbando – non è visto come un vero supereroe dalla Justice League e Harcourt non ricambia i sentimenti che lui prova per lei – Chris decide di andare a vivere nell’altra dimensione, visto che ora c’è un “posto vacante” come Peacemaker.

Questa decisione detta gli avvenimenti dell’intera stagione tra colpi di scena e momenti esilaranti.

Peacemaker, HBO Max e Sky

Peacemaker, HBO Max e Sky

Disponibile su HBO Max e Sky.

4. Stranger Things vol. 1 & vol. 2, stagione 5

La serie che tutti aspettavano. Finalmente tutte le domande, come cos’è il Sottosopra e qual è l’obiettivo di Vecna, otterranno una risposta. Come anticipato dai Duffer Brothers, sarà un Natale che non dimenticheremo.

Volume 1 (episodi 1-4) e Volume 2 (episodi 5-7) ci hanno dato un assaggio di un finale tanto atteso e, per questo, la serie si guadagna la quarta posizione in classifica. Non l’abbiamo inserita sul podio perché è ancora in corso e merita una valutazione più approfondita una volta conclusa.

Stranger Things, Netflix

Stranger Things, Netflix

Disponibile su Netflix.

3. Pluribus, stagione 1 🥉

Carol Sturka è una delle pochissime persone immuni a un misterioso “virus” che ha colpito quasi tutta la popolazione mondiale. Fa tutto ciò in suo potere per far tornare le cose com’erano.

Non vogliamo svelare troppo su questa nuova serie targata Apple TV, creata da Vince Gilligan, il nome dietro Breaking Bad. Possiamo però dire che Pluribus non manca di originalità né di momenti di autentica suspense. Guardatela.

Pluribus, Apple TV

Pluribus, Apple TV

Disponibile su Apple TV.

2. The Bear, stagione 4 🥈

Il ristorante lotta per sopravvivere alla scadenza imposta da zio Jimmy, mentre Carmy affronta una crisi personale e professionale tra la pressione della stella Michelin e recensioni contrastanti. Intanto il percorso di crescita di Richie, Sydney e Marcus culmina in un intenso episodio che fa da preludio a tanti cambiamenti.

Il tema della famiglia è fondamentale in questa quarta stagione ed emerge con forza nel settimo episodio, Bears. Carmy, Richie e gli altri partecipano a un matrimonio che diventa un momento di confronto sincero, dove verità nascoste vengono a galla e ferite aperte iniziano a guarire.

È un episodio intenso e intimo, che rallenta il ritmo per concentrarsi sui personaggi e sui loro legami. La reunion dei Bears è un momento di pura magia, capace di emozionare e ricordarci perché questa serie riesce a colpire così nel profondo.

The Bear, Disney+

The Bear, Disney+

Disponibile su Disney+.

1. Severance, stagione 2 🥇

Per chi non la conoscesse, Severance (Scissione) racconta la storia di una compagnia che separa chirurgicamente i ricordi dei dipendenti tra vita lavorativa e vita privata, dando vita a un inquietante esperimento sull’identità, il controllo e il libero arbitrio.

Descrivere la seconda stagione in poche righe è davvero un’impresa ardua. In questi 10 episodi otteniamo finalmente alcune risposte (non troppe, ma abbastanza per non impazzire) alle domande lasciate in sospeso dal finale al cardiopalma della prima stagione.

Non siamo sicuri di quanto possiamo rivelare, nel caso alcuni di voi non l’abbiano ancora vista: sarebbe davvero un peccato spoilerarvi questa serie. Quello che possiamo dire, però, è che se siete alla ricerca di una storia ricca di suspense, misteri e domande… l’avete trovata. Severance vale sicuramente il prezzo dell’abbonamento mensile ad Apple TV.

Severance, Apple TV

Severance, Apple TV

Disponibile su Apple TV.

Un 2025 decisamente interessante.

Ed ora tocca a voi, i nostri lettori, farci sapere quali sono state le serie TV che hanno segnato il vostro 2025.

Grazie per aver letto questo speciale The Awards. Se l’articolo vi è piaciuto e volete leggere altri contenuti simili, continuate a seguire popcornerd.it.

Disney+

Daredevil: Born Again S2: Recensione – Solo il Diavolo può salvare questa città

Abbiamo visto in anteprima la nuova stagione di Daredevil: Born Again. Preparatevi perché il viaggio del Diavolo di Hell’s Kitchen in questi 8 episodi, sarà tutt’altro che semplice

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Solo il Diavolo può salvare New York. Se avete visto la prima stagione di Daredevil: Born Again, ricorderete che, nel finale, il sindaco Wilson Fisk aveva messo fuorilegge i vigilanti e che la speciale Task Force Anti Vigilante da lui istituita si preparava a mettere a ferro e fuoco la città con ogni mezzo, pur di dare la caccia a Daredevil e a ogni presunto “eroe” in costume. Ripeto: con ogni mezzo.

Uno scenario decisamente drammatico, che faceva presagire un level up d’intensità per la seconda stagione dello show più maturo dei Marvel Studios, con protagonisti Charlie Cox (Matt Murdock/Daredevil) e Vincent D’Onofrio (Wilson Fisk/Kingpin). Beh… il salto di qualità c’è stato. Eccome.

Serie molto attesa dai fan e secondo show del 2026 del MCU dopo Wonder Man, la seconda stagione di Daredevil: Born Again è finalmente arrivata su Disney+, con un obiettivo chiaro: offrire allo spettatore un prodotto ancora più maturo e spettacolare, lasciando intendere che questo potrebbe essere un anno particolarmente cupo per i personaggi dei Marvel Studios.

All’orizzonte, infatti, si profila Avengers: Doomsday, che non sembra promettere lieti fini.

Dietro ai nuovi episodi di Daredevil: Born Again troviamo ancora una volta lo showrunner Dario Scardapane, che fin dalla prima stagione ha cercato di recuperare le atmosfere della fortunata serie Netflix, osannata dai fan prima che il Diavolo di Hell’s Kitchen approdasse agli Studios di Kevin Feige.

Anche in questa stagione si percepisce il contributo di Brian Michael Bendis, veterano del fumetto crime e autore di una run fondamentale sulla serie regolare di Daredevil, qui nel ruolo di consulente per garantire che le atmosfere noir, cardine della sua gestione a fumetti, venissero rispettate anche nei nuovi episodi. E questo non può che essere un elemento positivo per gli amanti dello show.

Non è un segreto, né tantomeno uno spoiler, il graditissimo ritorno della Jessica Jones di Krysten Ritter, annunciato l’anno scorso durante il New York Comic-Con, per la quale sembra non essere passato il tempo, nonostante siano trascorsi quasi sette anni dalla sua ultima apparizione. Nei nuovi episodi la vedremo affiancare Daredevil, confermando come, quanto accaduto negli show pre-MCU, non sia stato cancellato, ma rappresenti a tutti gli effetti il passato di questi personaggi.

Dopo aver visto in anteprima l’intera seconda stagione, posso dire che lo show ha rispettato le aspettative di molti spettatori: fan dei Marvel Studios, nostalgici delle serie Netflix o semplicemente lettori dei fumetti dedicati al “Cornetto”, come viene affettuosamente chiamato in Italia.

Daredevil: Born Again – la discesa continua verso l’inferno di N.Y.

Quello che succede a New York è letteralmente l’inferno. Wilson Fisk è il sindaco di una città in continuo declino e degrado e, grazie al supporto della sua Task Force personale anti-vigilanti, porta avanti i suoi loschi traffici illegali.

Al contempo, continua la caccia a Daredevil e alla sua compagna Karen Page (Deborah Ann Woll), entrambi fuggiaschi e ricercati. E, di fatto, l’unica nota positiva di questa situazione per Matt è il ritorno accanto alla sua amata Karen, con cui i rapporti si erano incrinati dopo la morte di Foggy Nelson (Elden Henson) nell’episodio di apertura della prima stagione.

Daredevil con un nuovo costume nero che sfoggia, finalmente, le due ‘D’ sul petto, cerca di sopravvivere e, allo stesso tempo, di mettere i bastoni tra le ruote agli affari criminali dei Fisk: Wilson e la moglie Vanessa (Ayelet Zurer).

La ricerca di prove che possano incriminare il sindaco è una lotta contro il tempo per Matt, considerando che le forze speciali di Fisk, capitanate dal folle poliziotto Powell, sono dei cani sciolti pronti a tutto pur di catturare Daredevil e proteggere il loro datore di lavoro: anche arrestare innocenti che cercano di opporsi alla “dittatura” di Fisk. Perché di questo si tratta.

Parallelamente, si sviluppano le storie degli altri personaggi già comparsi nella prima stagione: è imminente il processo a Jacques Duquesne (Tony Dalton), alias lo Spadaccino, vigilante arrestato nella stagione precedente; la psicologa Heather Gleen (Margarita Levieva), ex amante di Matt, è ancora sotto shock dopo essere stata quasi uccisa da Muse; il giovane vicesindaco Daniel Blake (Michael Gandolfini) è combattuto per il suo rapporto con la giornalista e amica BB Urich (Genneya Walton), mal visto ai piani alti; e la giovane Angela del Toro (Camila Rodriguez) cerca di portare avanti l’eredità di Hector Ayala / Tigre Bianca, assassinato a sangue freddo da un mitomane nella stagione 1.

In un contesto in cui la tragedia è dietro ogni angolo, la verità è una sola: solo Daredevil può salvare Hell’s Kitchen e l’intera New York dalle grinfie di Fisk. Ma non può farcela da solo. Ha bisogno di aiuto.

Più una ‘seconda parte’ che una stagione 2

I nuovi episodi di Daredevil: Born Again riprendono il filo esattamente da dove era stato lasciato. Chi dovesse salire a bordo della serie con questi nuovi episodi difficilmente riuscirà a comprendere gran parte di ciò che accade.

Questo perché non siamo di fronte a una vera e propria seconda stagione, ma a una “seconda parte” di una storia molto più ampia, inizialmente concepita dalla produzione e dagli Studios come un unico arco di 18 episodi. In seguito, però, si è deciso di tornare sui propri passi e di suddividere gli eventi in due stagioni. E posso dire che la direzione presa dai Marvel Studios è stata, senza ombra di dubbio, sensata.

Quello che accade nella prima e nella seconda stagione di Born Again aveva bisogno di tempo per sviluppare trame e personaggi, e la scelta di non condensare tutto in un’unica stagione si è rivelata, a conti fatti, vincente. La seconda stagione porta avanti quanto costruito negli episodi precedenti, permettendo ai personaggi di evolversi in maniera coerente e dando il giusto spazio sia alla loro crescita sia agli eventi chiave della narrazione.

Una trama più cupa e cruda, che parte piano e finisce forte

Se nella prima stagione il tasso di violenza, adrenalina e drammaticità era alto, questi nuovi episodi alzano decisamente tono e livello, con sequenze molto più cupe e combattimenti più crudi dalle coreografie spettacolari, in cui il sangue non viene certo risparmiato.

Ma, come un buon piatto, anche questa stagione di Born Again è stata pensata dai suoi autori per essere gustata e assaporata, così da vivere appieno l’esperienza di Hell’s Kitchen e, soprattutto, rimediare ad alcuni errori commessi nella prima stagione (come la gestione del personaggio di Muse e la sua frettolosa uscita di scena).

I primi episodi partono più lentamente, senza rinunciare a ottime scene d’azione, ma concentrandosi principalmente sullo status quo dei personaggi e sulle loro storie. Soprattutto, l’attenzione si sposta sulla città, considerabile a tutti gli effetti un personaggio, per come viene descritta e fatta “vivere” allo spettatore episodio dopo episodio.

Come detto, per sviluppare certe trame serve tempo, e la produzione guidata da Scardapane si prende tutto quello necessario per portare avanti le storie dei personaggi, fino a farle confluire in un evento specifico che rappresenta un crocevia fondamentale per il prosieguo della narrazione (e per l’aumento vertiginoso dell’intensità della serie).

Perché, dopo aver scaldato i motori, Born Again parte in quarta, alzando l’asticella episodio dopo episodio, reintroducendo o dando maggiore spazio a personaggi amati, fino a raggiungere un climax e una potenza scenografica e visiva davvero notevoli.

Chi ha apprezzato le atmosfere e i toni cupi di The Batman e The Penguin della “scuderia” opposta potrebbe sentirsi decisamente a suo agio con questa seconda parte di Daredevil: Born Again dei Marvel Studios. Il consiglio, quindi, è uno solo: pazienza.

Una Task Force, che non va molto lontano dalla realtà

In Daredevil: Born Again S2, protagonisti spietati e senza scrupoli per l’intera stagione sono i componenti della Task Force Anti Vigilante di Wilson Fisk, guidati dall’inarrestabile agente Powell.

Creata dal sindaco nella prima stagione, questa unità speciale, il cui scopo ufficiale sarebbe quello di far rispettare la legge e arrestare i vigilanti, prende progressivamente consapevolezza del potere e della libertà di cui dispone, mettendo in secondo piano la giustizia democratica per promuovere esclusivamente gli interessi di Wilson Fisk.

Composta da agenti fuori controllo che, invece di infondere sicurezza, seminano terrore tra i cittadini, mi ha ricordato, purtroppo, da vicino la realtà e le azioni di alcuni elementi del team federale dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), che negli ultimi mesi ha fatto molto parlare di sé nei notiziari e anche sui social.

Non vivendo negli Stati Uniti, l’unica percezione che si può avere è quella trasmessa dai media, ma quanto mostrato dalla Task Force all’interno degli episodi con violenza e uso illegittimo della forza non sembra, in alcuni casi, essere molto distante da episodi che hanno visto protagonisti alcuni agenti dell’ICE recentemente.

L’eterna lotta tra il Diavolo e il Re Bianco

Il lavoro fatto sui personaggi nella seconda stagione di Daredevil: Born Again è, senza ombra di dubbio, eccezionale. Ognuno ha una propria storyline che prosegue e lo porta verso un’evoluzione e una maturazione ben definite.

Partiamo dai due mattatori della serie: Matt Murdock e Kingpin. Anzi: Daredevil e Wilson Fisk. Già, perché nei nuovi episodi è molto più presente l’eroe in costume rispetto all’avvocato cieco di Hell’s Kitchen, così come Wilson Fisk, sindaco di New York, ha molto più spazio rispetto alla sua controparte criminale di Kingpin.

Il conflitto tra i due è aumentato non solo d’intensità, ma ha visto, nel corso del tempo, anche crescere il ‘ring’ dove si consuma lo scontro; dal quartiere di Hell’s Kitchen ci si è spostati all’intera città di New York, che si spacca totalmente in due fazioni, due schieramenti l’uno a favore del Diavolo e l’altro con il Re Bianco.

Si tratta di un dualismo che va ben oltre l’eterna lotta tra bene e male, un qualcosa che è entrato visceralmente all’interno di ognuno dei due personaggi.

Le parole di elogio per Charlie Cox e Vincent D’Onofrio sono le ennesime che contribuiscono a consacrare due ruoli in cui gli attori si muovono ormai con totale naturalezza. Il dualismo sullo schermo, che va avanti da anni, ben cinque stagioni su due piattaforme diverse, raggiunge il suo climax proprio nel corso dei nuovi episodi di Born Again.

Non voglio togliere alcun merito a Cox, come sempre bravissimo e perfetto sia come Daredevil sia come Matt Murdock, ma D’Onofrio giganteggia nei panni di Fisk: ogni espressione del volto, ogni movimento del corpo, ogni parola pronunciata è assolutamente calata nel personaggio. In questa stagione (in particolare nella seconda parte) siamo davanti alla migliore versione di Fisk che D’Onofrio potesse regalarci.

Piccola nota da tenere a mente: quando il buon Wilson indossa il vestito bianco, è il segnale che l’inferno sta per scatenarsi.

Tra ritorni e conferme: personaggi che crescono ed evolvono

Deborah Ann Woll è la vera “donna senza paura”. La sua Karen Page è cambiata notevolmente nel corso del tempo e quella che troviamo in Born Again 2 è una donna determinata, carismatica e dal forte temperamento, che non ha ancora superato la morte dell’amico Foggy, ma fa di tutto, insieme a Matt, per abbattere il regno di Fisk. Anche a costo di diventare una rivoluzionaria.

Molto sorprendente e inaspettata è anche l’evoluzione di Bullseye, interpretato egregiamente da Wilson Bethel, che torna (eccome se torna) ed è anche al centro di un paio di episodi della serie.

Quello televisivo, è un personaggio completamente agli antipodi rispetto al villain fumettistico sin delle origini “netflixiane”, ma in questa stagione prende una piega decisamente particolare, funzionando molto bene sia per il personaggio di Benjamin “Dex” Poindexter sia per la trama principale. Un villain in cerca, in qualche modo, di redenzione… ma stiamo sempre parlando di Bullseye.

Il ritorno di Jessica Jones è quello che “fa meno rumore” all’interno della stagione, nonostante il giustificato clamore per la sua apparizione. Krysten Ritter è ancora una volta perfetta e carismatica, ma (SPOILER) appare meno di quanto mi aspettassi. È anche vero che, quando compare sullo schermo, sono dolori per i suoi avversari.

Molto interessanti anche gli sviluppi dei personaggi secondari: la dottoressa Glenn trasmette allo spettatore uno stato costante di ansia e irrequietezza, segnato da una violenza da cui non è mai davvero uscita e che sembra risucchiarla sempre più nel baratro; il vice di Fisk, il giovane Blake, è un personaggio sorprendente e convincente, portato sullo schermo da un davvero bravo Michael Gandolfini (si vede che è figlio d’arte) che più va avanti e più ricorda nel modo di recitare il compianto padre James; e anche la giovane Angela del Toro, già vista nella prima stagione, ha una storyline che, per chi legge Daredevil, lascia intuire chiaramente quale futuro la attenda.

Collegamenti con i comics? Assolutamente sì

In ultima analisi, Daredevil: Born Again S2 attinge, e per fortuna, anche dai fumetti. E come potrebbe essere altrimenti, con Brian Michael Bendis come consulente?

Nonostante il titolo evocativo, all’interno di Born Again non si trova praticamente nulla del lavoro di Frank Miller, mentre è molto più evidente l’influenza del ciclo di Bendis. La sua run è, senza ombra di dubbio, un forte richiamo e una fonte d’ispirazione anche in questa stagione, soprattutto per due elementi chiave che si riflettono negli episodi finali e nel destino che riguarda Matt e il suo alter ego in costume.

Il costume nero, funzionale anche a livello visivo per restituire atmosfere più cupe e dark, richiama la suit indossata dall’eroe nel celebre ciclo di Charles Soule e Ron Garney, ma non solo (vi rimando all’articolo specifico in cui abbiamo parlato in maniera approfondita della nuova suit).

Infine, Devil’s Reign: nel crossover a fumetti, Daredevil sfidava il sindaco Fisk insieme a un manipolo di supereroi. Accadrà anche nella serie TV?

Perché guardare Daredevil: Born Again S2?

Quello che è arrivato su Disney+ è uno dei prodotti migliori del Marvel Cinematic Universe.

Se la prima stagione poteva presentare alcuni punti deboli e scelte discutibili, questa seconda stagione offre moltissime luci e poche ombre (nonostante i toni oscuri e dark). I difetti sono stati in gran parte corretti, tutti i nodi vengono finalmente al pettine e la trama scritta da Dario Scardapane colpisce per maturità e gestione dei personaggi.

Lo showrunner ha compreso ciò che il pubblico desiderava per il personaggio di Daredevil, spazzando via il ridicolo cameo in She-Hulk, e riportando sugli schermi Disney l’eroe e l’interprete che hanno reso popolare tra il grande pubblico l’avvocato cieco che combatte la malavita vestito da Diavolo. Ma non solo: è riuscito, a mio avviso, a raggiungere un livello qualitativo cinematografico, andando ben oltre il semplice prodotto da ‘serie per la TV’. Scenografia, musiche, costumi, combattimenti, luci, inquadrature e personaggi sono tutti tasselli che, uniti, rendono grande questo show.

Il finale conferma (ma era già stato annunciato) che ci sarà una terza stagione. E io non vedo l’ora di tornare a Hell’s Kitchen ancora una volta. Questa città ha bisogno del suo protettore. Ha bisogno di Daredevil. E noi telespettatori anche.


VOTO POPCORNERD: 9/10

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Fumetti

Daredevil: Born Again, un capolavoro senza tempo

L’opera Marvel Comics a cura di Frank Miller e David Mazzucchelli compie 40 anni

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Per comprendere davvero l’importanza di Daredevil: Born Again, fumetto di cui voglio parlarvi oggi, è utile fare un rapidissimo passo indietro nel tempo. Ogni storia, infatti, nasce all’interno di un contesto preciso: un momento storico, una realtà socio-politica e un clima creativo che inevitabilmente ne influenzano temi, toni e ambizioni.

Prima di entrare nel cuore dell’opera, vale quindi la pena fare un breve tuffo negli anni in cui questa storia è stata concepita e pubblicata, per capire quale mondo circondava i suoi autori e l’industria del fumetto in quel preciso momento storico.

Gli anni Ottanta in USA e in Marvel Comics

Il contesto socio-politico

Nel 1986 gli Stati Uniti e il mondo occidentale stanno vivendo una fase complessa e contraddittoria. Alla Casa Bianca c’è il repubblicano Ronald Reagan, presidente dal 1981 e simbolo dell’America conservatrice degli anni Ottanta e lo spettro della Guerra Fredda aleggia ancora negli animi della gente.

Gli anni Ottanta sono stati anche gli anni della diffusione massiccia delle droghe, soprattutto negli Stati Uniti, dove il Paese si trovò a fare i conti con un’ondata senza precedenti di sostanze stupefacenti, alimentata in larga parte dai cartelli della droga sudamericani. Per avere un riferimento immediato, sono gli anni in cui la figura di Pablo Escobar diventa centrale nell’immaginario collettivo. Il tema della tossicodipendenza viene ripreso da Frank Miller e inserito al centro della narrazione di Daredevil: Born Again, utilizzandolo come uno dei motori principali della caduta – e successiva rinascita – dei suoi personaggi.

La fase creativa di Marvel Comics

Negli anni in cui nasce Born Again, la Marvel Comics sta attraversando una fase creativa estremamente fertile. Dopo l’epoca rivoluzionaria degli anni Sessanta guidata da figure come Stan Lee e Jack Kirby, la Casa delle Idee sta vivendo una nuova stagione di sperimentazione grazie a una generazione di autori più giovani. Alcune delle testate più popolari del periodo includono The Uncanny X-Men di Chris Claremont e John Byrne, The Amazing Spider-Man e Thor, rilanciato con successo da Walter Simonson.

È anche un periodo in cui la Marvel permette ad alcuni autori di imprimere una forte identità autoriale alle serie su cui lavorano. Storie più lunghe, temi più maturi e una narrazione visivamente ambiziosa iniziano a ridefinire il linguaggio del fumetto supereroistico.

Tutto ha inizio da un’idea

È proprio in questo contesto che due giovani autori iniziano a lavorare su una storia destinata a lasciare un segno profondo nell’industria del fumetto. Lo sceneggiatore Frank Miller e il disegnatore David Mazzucchelli collaborano su una run di Daredevil che avrebbe ridefinito il personaggio e influenzato il fumetto supereroistico per decenni.

Chris Claremont (sinistra) e Frank Miller (destra) nel 1981

Chris Claremont (sinistra) e Frank Miller (destra) nel 1981

David Mazzucchelli in una foto del 2012

David Mazzucchelli in una foto del 2012

Frank Miller iniziò a lavorare come sceneggiatore su Daredevil nel 1981, a partire dal numero #168, ruolo che avrebbe mantenuto fino al 1983. In questo periodo Miller ridefinisce completamente il personaggio: introduce Elektra Natchios e trasforma Wilson Fisk, alias Kingpin, nel grande antagonista di Daredevil. Il tono della serie diventa più noir, urbano e adulto, allontanandosi sensibilmente dall’impostazione più tradizionale dei fumetti supereroistici dell’epoca.

Questa run, oggi considerata storica, dona a Daredevil un fascino e una profondità narrativa che il personaggio non aveva mai avuto prima.

Qualche anno dopo, Miller torna a scrivere Daredevil con un’idea molto precisa in mente: cosa succederebbe se qualcuno distruggesse completamente la vita di Matt Murdock? Per raccontare questa storia sceglie come disegnatore David Mazzucchelli, con il quale aveva già collaborato proprio su Daredevil. Il risultato di questa collaborazione è Daredevil: Born Again, pubblicato nei numeri #227 – #233 della serie regolare tra il 1986 e il 1987.

In questo articolo dedicato al quarantesimo anniversario dell’opera, voglio rivivere insieme a voi la lettura di questo capolavoro del fumetto moderno.

Apocalypse (#227)

Quando Daredevil: Born Again ha inizio, troviamo Matt Murdock alle prese con le difficoltà che la sua doppia vita inevitabilmente comporta: è alla ricerca di un impiego stabile, mentre la sua relazione sentimentale sta andando in frantumi. Insomma, another day in the life of Matt Murdock. E come se non bastasse, il rigido inverno della East Coast contribuisce a rendere tutto ancora più cupo.

Ma Matt non sa che, da qualche parte in Messico, la sua vecchia fiamma Karen Page, ormai consumata dalla tossicodipendenza, ha venduto la sua identità segreta in cambio di una dose. Un’informazione che, passando di mano in mano, finisce inevitabilmente per arrivare a Wilson Fisk, il Kingpin.

È questo il momento esatto in cui tutto cambia. L’inizio della fine per il vigilante noto come Daredevil… e, soprattutto, per l’uomo chiamato Matt Murdock.

Il piano di Kingpin è così semplice quanto crudele. Non vuole colpire direttamente Matt Murdock, no. Sarebbe troppo facile. Prima di passare all’attacco, vuole testare l’informazione che ha ricevuto e, per farlo, attacca Matt e non Daredevil, screditando la sua figura di avvocato.

Il mondo intorno a Matt inizia a sgretolarsi quando la falsa notizia creata da Fisk arriva sulle scrivanie dei giornalisti, compresa quella di Ben Urich. Matt perde la licenza da avvocato e, con essa, la sua carriera e la sua unica fonte di sostentamento.

In preda alla disperazione e alla rabbia, indossa i panni di Daredevil e si fa strada a forza di pugni nella malavita di New York, cercando di risalire a chi ha messo in giro le false voci su di lui, senza ottenere molto, se non la soddisfazione del Kingpin, che osserva la vita dell’Uomo Senza Paura andare in frantumi, pezzo dopo pezzo.

Il colpo di grazia, che mette definitivamente in ginocchio Matt Murdock, arriva nelle ultime due pagine di questo capitolo. Il palazzo in cui Matt vive viene incendiato ed esplode, e tutto ciò che ne resta sono macerie. È proprio grazie a questo atto di inaudita violenza che Matt riesce finalmente a collegare tutto ciò che gli sta accadendo a un volto e, soprattutto, a un nome: Kingpin.

Matt capisce che Kingpin è il mandante

Questa prima parte è memorabile. Wilson Fisk si accanisce contro Matt Murdock, distruggendogli la vita nel giro di poche ore, con una violenza psicologica che lascia un segno profondo nella mente dell’Uomo Senza Paura.

E questo è solo l’inizio delle sventure che colpiranno il nostro protagonista.

Purgatory (#228)

Senza casa, senza denaro e senza amici – perché ormai è convinto che anche loro stiano complottando contro di lui – Matt Murdock trova rifugio in una disgustosa stanza d’albergo, l’unica che può permettersi con i suoi ultimi dieci dollari. Offuscato dalla rabbia e senza nessuno su cui contare, decide di affrontare Kingpin.

Questo scontro non finisce bene per Matt. Kingpin, che aveva fatto pedinare Murdock, si aspettava il suo arrivo. Si fa trovare pronto, con un piano preciso per mettere fine alle sofferenze dell’avvocato vigilante. Dopo averlo pestato, mette in scena la sua morte: lo getta nel fiume, all’altezza del Pier 41 sull’East River, dentro un taxi rubato, cosparso di alcol. Una morte che non avrebbe portato ad alcuna indagine.

Ma quando la carcassa del taxi viene recuperata dal fondo del fiume, vengono trovate bottiglie di whisky, vetri rotti… ma nessun cadavere.

Nessun cadavere.

Nell’ultima ultima pagina di questa issue, con una sola immagine, Frank Miller e David Mazzucchelli comunicano molto più di quanto avrebbero potuto fare con mille parole.

Lo sguardo determinato ma, allo stesso tempo, spaventato di Wilson Fisk tradisce il suo autocontrollo, proprio nel momento in cui inizia a capire di aver commesso un errore… che probabilmente pagherà caro.

Pariah! (#229)

Matt Murdock è distrutto, fisicamente e psicologicamente. È riuscito miracolosamente a liberarsi dal taxi sul fondo del fiume e ora si ritrova per strada, ferito e solo. Non sapendo dove altro andare, si reca nell’ultimo posto che può ancora chiamare casa: la Fogwell’s Gym. La palestra dove si allenava suo padre e dove, di nascosto, si è allenato anche lui.

Nel frattempo Ben Urich continua a indagare sul caso Murdock, anche se il suo editor si aspetta tutt’altro per l’edizione natalizia del Daily Bugle. Rintraccia Nick Manolis, un poliziotto corrotto il cui nome compare nel libro mastro del Kingpin. Urich ha ormai capito tutto: le false accuse contro Murdock, che gli sono costate la licenza, sono il risultato di uno scambio. Kingpin avrebbe garantito le cure necessarie al figlio del poliziotto in cambio di una testimonianza falsa. Quando Urich affronta Manolis, emerge un dettaglio ancora più inquietante: Kingpin ha infiltrati anche nella clinica dove è ricoverato il figlio di Manolis. L’infermiera presente al colloquio interviene all’improvviso, spezza le dita di Ben e aggredisce Manolis.

Non li uccide. Questo era solo un avvertimento.

 

Mentre tutto questo accade a New York, in Messico una Karen Page in piena crisi di astinenza da eroina, è alla disperata ricerca di un passaggio verso gli Stati Uniti. Alla fine lo trova in un boss locale, il quale le propone un patto: le darà un passaggio verso New York, ma il prezzo da pagare… è il suo corpo.

Nella Fogwell’s Gym una figura soccorre Matt, svenuto e in fin di vita. Una suora, con una croce d’oro appesa al collo.

Questa issue è la prova dell’immenso acume artistico dei due autori, che spesso, nel corso dell’opera, inseriscono riferimenti a una delle sculture più celebri della storia dell’arte, la Pietà di Michelangelo Buonarroti. Questa struttura triangolare viene ripresa più volte nella composizione delle pagine di Daredevil: Born Again, contribuendo a rafforzare visivamente i momenti più carichi di significato emotivo.

Un omaggio degli autori alla Pieta' di Michelangelo

Un omaggio degli autori alla Pietà di Michelangelo Buonarroti

Trovo questa issue una delle più intense dell’intero arco narrativo. In poche pagine Miller e Mazzucchelli riescono a distruggere completamente i personaggi di Matt Murdock e Karen Page, togliendo a quest’ultima anche la dignità.

Miller affronta il tema della tossicodipendenza e della prostituzione in modo crudo e diretto, senza girarci intorno. Come abbiamo già detto, Daredevil: Born Again è stato un punto di svolta nel fumetto moderno, anche per il modo in cui certi argomenti vengono trattati in un medium che, fino a poco tempo prima, sembrava incapace di affrontarli con una tale maturità.

Born Again (#230)

Mentre Matt Murdock combatte la polmonite nel letto di una missione nel seminterrato di una chiesa, Karen Page riesce a mettersi in contatto con Foggy. I due si incontrano e Karen rivela all’amico di essere maltrattata e che, cosa ancora più importante, deve trovare Matt a qualsiasi costo. Foggy non se la sente di lasciarla tornare dall’uomo che abusa di lei e le offre un posto a casa sua.

Nel frattempo, Kingpin continua a tessere la sua tela, instancabile e meticoloso. Ordina l’omicidio di Nick Manolis e si assicura di comprare il silenzio del giornalista Ben Urich, esercitando su di lui la giusta pressione fatta di minacce e intimidazioni.

Nella tavola che chiude questa issue, scopriamo infine che Maggie, la suora che ha soccorso il moribondo Matt nella palestra dove si allenava suo padre, è in realtà sua madre.

Anche in questa issue viene utilizzata con forza la struttura triangolare che richiama alla scultura di Michelangelo.

Matt Fraction analizza la forza con cui Miller e Mazzuchielli richiamano alla forma triangolare che richiama alla Pieta'

Miller e Mazzucchelli utilizzano la forma triangolare che richiama alla Pietà

Saved (#231)

Kingpin diventa sempre più paranoico e impaziente, ed elabora un piano per far uscire allo scoperto Matt Murdock. Ordina il rilascio di un paziente mentalmente instabile da una clinica psichiatrica, lo veste con i panni di Daredevil – dopo aver estorto il costume al povero Melvin Potter – e gli ordina di fare del male all’avvocato Foggy Nelson e a chiunque si trovi con lui, in questo caso Karen Page.

Matt, ormai ripresosi dalla polmonite, osserva tutto senza farsi notare, nell’ombra.

Nel frattempo, Ben Urich e sua moglie vengono aggrediti da Lois – l’infermiera che lo ha aggredito in precedenza – ma Matt interviene, sventando il tentato omicidio. Il nostro protagonista riesce anche ad arrivare nell’appartamento del suo migliore amico Foggy, proteggendo lui e Karen dal folle criminale.

Daredevil sembra essere tornato. E con il suo ritorno il castello di carte costruito dal Kingpin inizia a crollare.

Una delle tavole che mi sono piaciute di più in questa issue è quella in cui Karen Page tenta di fuggire dal suo abusatore, in un disperato tentativo di iniettarsi un’ultima dose di eroina. La tavola sembra quasi dettare la frenesia travolgente con cui gli eventi si susseguono, anche grazie a un layout davvero incredibile. Le vignette si accorciano progressivamente, in un crescendo visivo che trasmette ansia e panico, accompagnando il lettore nel ritmo sempre più accelerato della scena.

La scena concitata si risolve in un abbraccio a lungo atteso, quello tra Karen e Matt. Karen è finalmente salva.

God and Country (#232)

Quando Wilson Fisk viene a sapere che anche l’ennesimo piano per far uscire allo scoperto Matt Murdock è fallito, decide di giocarsi l’ultima carta. Ha saputo che uno dei suoi uomini ha accoltellato Matt a Hell’s Kitchen qualche giorno prima. Hell’s Kitchen. Proprio il luogo in cui il suo peggior incubo è nato e cresciuto. È lì che potrebbe essersi nascosto.

A questo punto, Kingpin non è più interessato a piani sottili o sofisticati. Decide di agire in modo diretto. Ordina a un soldato di nome Nuke – un esaltato reduce dell’occupazione nel Nicaragua da parte degli Stati Uniti – di recarsi a Hell’s Kitchen e raderla al suolo. Solo così, pensa, Matt Murdock sarà costretto a uscire allo scoperto per proteggere il quartiere e gli innocenti che lo abitano.

Il piano funziona.

Quando Nuke bombarda la mansarda in cui Matt e Karen Page vivono, l’Uomo Senza Paura non ha più scelta. Torna a indossare il costume. Torna a essere Daredevil.

Siamo alla resa dei conti. Frank Miller e David Mazzucchelli costruiscono questa penultima issue con un crescendo di tensione palpabile, che culmina in un’ultima pagina memorabile: fiamme, distruzione… e un diavolo che rinasce dalle proprie ceneri.

Armageddon (#233)

Hell’s Kitchen è in fiamme. Kingpin, accecato dalla paranoia, ha ordinato un vero e proprio massacro. Centinaia di persone sono ferite, decine i morti. Daredevil fa del suo meglio per disarmare Nuke, ma si rende presto conto che non si tratta di un avversario normale. I suoi muscoli sono troppo resistenti, la sua velocità non è quella di un uomo comune.

Quando il peggio sembra ormai inevitabile, intervengono gli Avengers: Captain America, Iron Man e Thor giungono sulla scena e aiutano Daredevil a contenere la furia di Nuke, che, sotto effetto di droghe, non vede più persone… ma solo bersagli. I tre vendicatori riescono a fermare Nuke e lo consegnano nelle mani del governo.

Hell’s Kitchen attraversa un periodo di apparente pace. I feriti vengono curati e i palazzi ricostruiti, mattone dopo mattone. Ma la guerra di Matt Murdock è tutt’altro che finita.

Kingpin, a causa del massacro ordinato per pura vendetta personale, inizia a perdere il consenso delle altre famiglie che detengono il potere a New York. Per la prima volta, Wilson Fisk si ritrova con le spalle al muro. Intrappolato. E il colpo di grazia non tarda ad arrivare.

Nuke riesce a fuggire e, ancora sotto effetto di droghe, è deciso a scatenare una nuova ondata di violenza in città. Questa volta, però, Daredevil è pronto. Con l’aiuto di Captain America – che si sente in parte responsabile per le condizioni in cui versa l’agente Simpson – riesce a intercettarlo. Ma non basta. I due non riescono a proteggerlo dai proiettili dello stesso governo che lo aveva trasformato in un’arma, somministrandogli il siero del supersoldato.

Nuke muore sulla scrivania di Ben Urich, al Daily Bugle. E con lui muore anche l’ultima possibilità per il Kingpin di sfuggire alle proprie responsabilità.

Wilson Fisk ha perso l’appoggio dei suoi alleati, ormai troppo spaventati per continuare a coprire la sua intricata rete di bugie e ricatti. Così, il nome del Kingpin di New York finisce in prima pagina sul Daily Bugle, e i crimini di cui è accusato sono ormai troppo evidenti per essere ignorati.

Nonostante ciò, Fisk è convinto di aver vinto. È riuscito nella sua missione: distruggere completamente il suo incubo, Matt Murdock, l’Uomo Senza Paura, Daredevil.

Quello che non sa, però, è che Matt ha ritrovato in Karen Page la voglia di vivere che aveva perduto. E che, dalle macerie, qualcosa sta ricominciando a nascere.

Bonus content

Per apprezzare maggiormente l’incredibile lavoro di Miller e Mazzucchelli, ecco alcune pagine di Daredevil: Born Again Artist’s Edition.

Conclusione

Lessi Daredevil: Born Again qualche anno fa e ricordo di esserne rimasto stregato. Rileggerlo oggi, a distanza di tempo, significa coglierne ancora di più il peso e l’importanza, non solo per il fumetto degli anni Ottanta, ma per tutto ciò che è venuto dopo.

L’introduzione, da parte di Frank Miller, di temi come la tossicodipendenza, la depressione e una violenza così cruda e diretta – raramente vista nei fumetti fino a quel momento – trasforma questa storia in qualcosa di profondamente diverso. Un punto di rottura. Un nuovo standard.

Su queste fondamenta si innesta il lavoro di David Mazzucchelli, che eleva il racconto a un livello superiore. Il suo stile, fatto di linee dure e marcate e di un uso delle luci tanto essenziale quanto espressivo, non si limita ad accompagnare la storia: la amplifica e la rende definitiva.

A questo si aggiunge un lavoro sul layout che, per l’epoca, risulta straordinariamente innovativo. Le pagine sono costruite con un ritmo dinamico, quasi cinematografico, dove la composizione delle vignette guida lo sguardo del lettore come una regia attenta. L’uso degli spazi, delle inquadrature e delle sequenze rende la lettura fluida, immersiva, dando spesso la sensazione di “guardare” la storia più che leggerla. Un esempio perfetto di questo approccio si trova nella pagina di apertura della issue intitolata “Born Again”.

Matt Murdock è in fin di vita, e gli autori scelgono di mostrarcelo in modo diretto ma estremamente efficace: attraverso il ritmo del suo battito cardiaco. La narrazione si sviluppa in modo incalzante, alternando il battitore sempre più debole del suo cuore a immagini legate ai suoi ricordi più traumatici, per poi tornare nuovamente a quel battito, come un respiro che si accorcia e si riprende. Questo continuo passaggio tra presente e memoria crea un effetto ipnotico. La tensione cresce progressivamente, mentre il lettore viene trascinato dentro la mente e il corpo del protagonista. È uno storytelling ridotto all’essenziale ma potentissimo, che dimostra quanto il lavoro di Frank Miller e David Mazzucchelli fosse già, di per sé, un linguaggio narrativo innovativo.

Ma ciò che rende davvero Born Again un’opera senza tempo è la sua idea centrale.

La distruzione non è il punto di arrivo. È il passaggio necessario per trasformarsi in qualcosa di migliore.

Matt Murdock perde tutto: il lavoro, la casa, la dignità, la sanità mentale. Viene svuotato, ridotto all’essenziale. E proprio lì, nel punto più basso, trova la forza di rialzarsi. Perché alla fine, Born Again non è solo la storia di un eroe che cade. È la storia di un uomo che sceglie di rialzarsi.

E forse è proprio questo il motivo per cui, a distanza di quarant’anni, continua a parlarci con la stessa forza di allora.

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Anime

PopChop Express: Detective Conan, super detective con gli occhiali!

Nella nuova puntata di PopChop Express parliamo di un investigatore molto amato dai fan: il Detective Conan, protagonista indiscusso di una delle più importanti serie anime di sempre

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Se vi dico “bambino con gli occhiali e la mente di un genio” che ha la capacità di risolvere omicidi, smascherare criminali e inseguire un’organizzazione segreta che sembra sempre un passo avanti a lui.. chi vi viene in mente?

Vi do un altro indizio: non è un supereroe, non ha poteri speciali e non combatte mostri o demoni…eppure è diventato uno dei protagonisti più iconici dell’animazione giapponese e simbolo dell’anime investigativo.

Ora dovreste aver capito di chi sto parlando; naturalmente di Detective Conan, il piccolo investigatore protagonista di una serie anime epocale tratta dall’altrettanto longevo manga di Gosho Aoyama.

L’anime ha compiuto proprio quest’anno 30 anni ed è appena entrato nella sua 31esima (!) stagione.

E difatti le prime puntate di Detective Conan sono state trasmesse in Giappone nel lontano 1996 (in Italia è arrivato solo nel 2002) e continua a essere una serie trasmessa senza interruzioni in tutto il mondo. Un fenomeno che ha superato le mille puntate, generato decine di film cinematografici e creato un universo narrativo vastissimo oltre che una fandom importantissima.

Quello che potrebbe sembrare un semplice anime investigativo si è trasformato nel tempo in una delle saghe più lunghe della storia dell’animazione e tra le più amate dai fan. Un racconto che mescola il classico genere giallo alla Agatha Christie, con tanto di tensione thriller, a momenti di commedia in stile manga/anime.

E tutto ruota, ovviamente intorno al mistero principale che da oltre mille puntate vede Conan impegnato (tra un omicidio e l’altro): scoprire la verità dietro la misteriosa organizzazione che gli ha cambiato per sempre la vita.

I primi passi di Detective Conan… in TV

L’anime di Detective Conan debutta l’8 gennaio 1996 ed è prodotto dallo studio TMS Entertainment, realtà storica giapponese dietro a molte serie iconiche, tra cui Lupin III.

La serie viene trasmessa sulle emittenti giapponesi Nippon Television e Yomiuri TV, diventando rapidamente uno dei programmi più seguiti del palinsesto, mentre in Italia per anni è stato uno dei titoli di punta di Italia 1.

Inizialmente l’anime segue molto fedelmente il manga originale di Aoyama, ma con il passare degli anni e il pericolo di raggiungere il fumetto, introduce anche episodi originali pensati esclusivamente per la televisione. Questa strategia permette alla serie di proseguire senza raggiungere troppo velocemente la trama del fumetto.

Il risultato è impressionante: oggi Detective Conan conta oltre 1100 episodi, più di 25 film cinematografici ed è uno dei franchise più redditizi dell’animazione giapponese.

Detective Conan: Super detective con gli occhiali, che dà la caccia ai criminali

Shinichi e Ran

La storia ruota attorno a Shinichi Kudo, un brillante detective liceale noto per aver aiutato più volte la polizia a risolvere casi complicati.

Durante una serata al parco divertimenti insieme all’amica d’infanzia di cui è innamorato, Ran Mori, Shinichi assiste a un losco scambio di denaro tra due uomini misteriosi. Nel tentativo di indagare viene colto di sorpresa e catturato da una misteriosa organizzazione criminale.

Per eliminarlo gli viene somministrata una sostanza sperimentale chiamata APTX 4869. Il veleno dovrebbe ucciderlo senza lasciare tracce, ma l’effetto è completamente diverso: Shinichi sopravvive ma il suo corpo rimpicciolisce, tornando a essere quello di un bambino.

Assunta la nuova identità di Conan Edogawa, il protagonista si trasferisce a casa dell’amica d’infanzia Ran Mori e di suo padre, il detective privato Kogoro Mori, non proprio l’investigatore più brillante del Giappone. Spesso arriva vicino alla soluzione dei casi ma non riesce a collegare i dettagli giusti. Ed è qui che entra in gioco Conan.

Kogoro e Conan

Grazie a gadget tecnologici creati dal professor Hiroshi Agasa, il protagonista riesce a manipolare gli eventi dietro le quinte.

Il più famoso di questi strumenti è il papillon modulatore di voce, che gli permette di imitare la voce di Kogoro dopo averlo addormentato con un dardo anestetico. Nasce così la leggenda del “detective dormiente”.

Curiosità sull’anime

Il nome Conan è un omaggio diretto allo scrittore Arthur Conan Doyle, creatore di Sherlock Holmes. Non a caso Shinichi è un fan sfegatato del detective di Baker Street.

Un altro dettaglio curioso riguarda la cronologia interna della serie. Nonostante siano passati quasi trent’anni dalla prima pubblicazione del manga, nella storia sono trascorsi solo pochi mesi.

Il franchise è diventato talmente popolare in Giappone da generare mostre, musical teatrali, videogiochi e persino attrazioni nei parchi a tema.

L’ombra dell’Organizzazione Nera

La trama principale della serie ruota attorno alla misteriosa organizzazione criminale responsabile della trasformazione di Shinichi, che agisce nell’ombra e i cui obiettivi restano in gran parte sconosciuti.

I membri del gruppo utilizzano nomi in codice ispirati agli alcolici (Gin, Vodka, Vermouth, Bourbon), una scelta che ha contribuito a rendere l’organizzazione immediatamente riconoscibile.

Nel corso della serie Conan scopre lentamente nuovi dettagli sul gruppo, ma ogni risposta sembra portare a misteri ancora più profondi.

Ai e Kaito: personaggi amati e fondamentali per la serie

Uno dei personaggi più importanti introdotti nella serie è Ai Haibara, scienziata che in passato ha lavorato proprio per l’Organizzazione Nera e creatrice della droga APTX 4869.

Dopo la morte della sorella decide di ribellarsi all’organizzazione e ingerisce la sostanza per suicidarsi. Anche lei però sopravvive e torna bambina, diventando l’alleata più importante di Conan nella lotta contro l’organizzazione.

Kaito alle spalle di Conan

Altro personaggio molto amato è il misterioso ladro Kaito Kid, che non è un assassino né un criminale tradizionale: è un ladro spettacolare che ruba gioielli e opere d’arte con trucchi degni di un illusionista.

Il personaggio è stato creato su un’altra opera di Gosho Aoyama: il manga Magic Kaito, ma nel tempo è diventato una presenza ricorrente anche in Detective Conan, diventando a tutti gli effetti un comprimario molto amato dai fan.

Gli episodi più iconici

Ai Haibara

Con oltre mille episodi è impossibile citarli tutti, ma alcuni capitoli sono diventati veri punti di riferimento per i fan.

Il primo episodio della serie, ambientato su una montagna russa, introduce Shinichi, Ran e l’Organizzazione Nera ed è ancora oggi uno dei pilot più memorabili dell’animazione giapponese.

Tra gli episodi più amati c’è anche il caso del bus, che segna la prima apparizione di Ai Haibara e introduce un tono più oscuro nella serie.

Un altro episodio leggendario è quello che vede Conan confrontarsi direttamente con l’Organizzazione Nera in uno scontro pieno di tensione e rivelazioni.

Detective Conan: successo anche al cinema

Se la serie televisiva continua a essere un pilastro dell’animazione giapponese, negli ultimi anni sono stati soprattutto i film cinematografici a dimostrare la forza del franchise.

Dal 1997 viene prodotto e rilasciato un film cinematografico ogni anno. Una strategia molto rara nel mondo dell’animazione, che ha portato sino ad ora film di alta qualità rilasciati a brevissima distanza l’uno dall’altro (solo un anno per l’appunto).

Tra i più celebri troviamo: Detective Conan: The Phantom of Baker Street, Detective Conan: Zero the Enforcer, Detective Conan: The Million-Dollar Pentagram.

I film hanno spesso un tono più spettacolare rispetto alla serie televisiva e includono inseguimenti, esplosioni e misteri su larga scala.

Il successo degli anime al cinema ha coinvolto anche Conan che negli ultimi anni è diventato un vero fenomeno al botteghino giapponese, con incassi miliardari in yen.

Nel 2025 il lungometraggio Detective Conan: One-Eyed Flashback ha stabilito un nuovo record al botteghino giapponese. Distribuito da Toho, il film ha incassato oltre 1,05 miliardi di yen nel solo giorno di apertura, attirando circa 690.000 spettatori nelle prime 24 ore.

Perché Detective Conan continua a funzionare?

Dopo quasi tre decenni la serie continua a essere, inaspettatamente, seguita da milioni di spettatori. Solitamente dopo diversi anni il pubblico tende a stancarsi o, come è naturale che sia, c’è il classico cambio generazionale.

Per Conan non è così ed è una delle serie animate più durature nel tempo, che tiene testa a One Piece (come numero di episodi prodotti) in Giappone e ha superato da tempo in fatto di episodi The Simpsons, che è in giro da più tempo.

Il motivo? Semplice: Detective Conan riesce a combinare misteri intelligenti, personaggi memorabili e una trama più ampia ricca di segreti.

Inoltre uno degli elementi che rende Detective Conan così longevo è la sua struttura narrativa ibrida.

Le serie televisive solitamente seguono due modelli principali:

  • narrazione seriale continua, con episodi collegati tra loro e cliffhanger costanti
  • episodi autoconclusivi, in cui ogni puntata racconta una storia indipendente

Detective Conan si colloca esattamente nel mezzo tra questi due modelli.

Ogni episodio offre un enigma da risolvere, ma allo stesso tempo contribuisce ad ampliare un universo narrativo sempre più complesso. Questo sistema ricorda in parte quello di serie televisive poliziesche come La signora in giallo, dove ogni episodio racconta un caso diverso ma i personaggi restano gli stessi o i grandi romanzi gialli classici, ma adattati al linguaggio dell’animazione moderna.

Ma.. Shinichi Kudo crescerà prima o poi?

Uno dei dilemmi più frequenti tra i fan riguarda il destino di Shinichi: tornerà definitivamente adulto prima o poi?

Da un lato, far crescere il personaggio permetterebbe finalmente di concludere la lunga trama dell’Organizzazione Nera e spiegare completamente il mistero della droga APTX 4869.

Dall’altro lato, esistono forti motivazioni per cui ciò potrebbe non accadere.

Il genere investigativo su cui si basa la serie funziona perfettamente con episodi autoconclusivi: nuovi casi, nuovi sospetti e nuove ambientazioni permettono alla serie di rinnovarsi continuamente anche senza sviluppare troppo la trama principale.

Esiste poi un fattore commerciale non trascurabile. Il marchio di Detective Conan è fortemente legato all’immagine del piccolo Conan: cambiare definitivamente il protagonista significherebbe alterare un brand costruito in quasi trent’anni di merchandising, film e prodotti derivati.

Per questo motivo è probabile che Conan rimanga ancora a lungo un bambino detective.

Ancora tanti misteri da risolvere per il piccolo Conan

Nonostante siano passati trent’anni, pare che, come per il manga di Gosho Aoyama, anche per l’anime di Detective Conan la strada sia ancora lunga…

La serie animata continua a dimostrare, a distanza di tre decenni che la formula utilizzata è ancora oggi tanto semplice quanto vincente: mistero, deduzione e personaggi memorabili piacciono ancora e tanto ai fan del piccolo detective.

Il genere investigativo può funzionare nell’animazione seriale, creando una saga capace di attraversare generazioni di spettatori.

E finché esisterà un mistero da risolvere, una cosa è certa, ci sarà sempre il piccolo Conan Edogawa a cercare di risolvere il caso.

Perché  “Conan non commette mai uno sbaglio E centra sempre il suo bersaglio…” come canta Giorgio Vanni nella sigla italiana dell’anime!

E come ripete spesso il protagonista:

“C’è sempre una sola verità.”

Trovate tutti gli episodi e i film di Detective Conan su Anime Generation (Prime Video), canale tematico di Yamato Video dove stanno arrivando anche gli episodi inediti della 31°esima stagione, attualmente in corso in Giappone.

E non dimenticate di guardare il reel dedicato a Detective Conan degli amici di NerdChop Express!

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