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CinemaRecensioni

Oscar 2026: i candidati al Miglior Film! (Seconda parte)

Gli Oscar 2026 sono alle porte. I 10 candidati a Miglior Film saranno all’altezza delle aspettative? Scopriamolo!

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Lo scorso 22 Gennaio, con una diretta mondiale su YouTube, gli attori Lewis Pullman (Top Gun: Maverick, Thunderbolts*) e Danielle Brooks (Orange is the New Black, Il colore Viola) hanno annunciato, a nome dell’AMPAS (Academy of Motion Picture Arts and Sciences), tutte le nomination delle 98ª edizione degli Oscar.

L’ultima categoria annunciata, la più attesa, è anche quella che da sempre catalizza maggiormente l’attenzione di pubblico e critica: il Miglior Film.

Tra certezze, sorprese ed esclusioni eccellenti, ciò che state per leggere è la seconda parte di un breve (e personale) excursus sulle dieci pellicole che il 15 Marzo avranno la possibilità di portarsi a casa la statuetta più ambita di tutte.

Attenzione: potrei dover fare dei piccoli spoiler.

Non ho intenzione di rivelare finali o risvolti di trama importanti, sia chiaro, ma potrei comunque dover approfondire scene specifiche che mi hanno colpito, in positivo o negativo, e so che per qualcuno potrebbe essere un problema.

Ora, quindi, possiamo cominciare.

Un’ultima precisazione: come avrete modo di intuire leggendo i miei commenti, i film in questione non sono in ordine di preferenza; il seguente elenco non è quindi da intendersi come una classifica.

Ecco le recensioni della seconda, ed ultima, cinquina:

  • Bugonia di Yorgos Lanthimos

Domanda: “Cos’è la follia?” Risposta: “È la risposta di molti alle convinzioni di pochi.”

Yorgos Lanthimos ci presenta fin da subito due personaggi agli antipodi:

  • Michelle Fuller (Emma Stone), una giovane e rispettabile CEO di una grande azienda farmaceutica che conduce una vita agiata tra lavoro d’ufficio e corsi di autodifesa
  • Teddy Gatz (Jesse Plemons) è, invece, un semplice complottista di campagna che vive una vita al limite della decenza insieme a suo cugino Don (Aidan Delbis), affetto da neurodivergenza.

Due giocatori. Due lati. Uno è luce, l’altro è oscurità.” diceva John Locke, celebre personaggio di Lost, parlando in maniera semplicistica ma essenziale del gioco del Backgammon (e non solo…). Una frase iconica nel panorama seriale, sempre attuale, e che può essere applicata in tantissimi contesti diversi.

Anche in questo? Si e no.

Teddy vuole convincerci, rapendo Michelle e sottoponendola a test psico-fisici (anche abbastanza disturbanti) che la donna sia segretamente un’andromediana, un’aliena inviata sulla Terra per spiare e studiare gli esseri umani; Michelle, dal canto suo, nega con forza queste assurde affermazioni, cerca di scappare e chiedere aiuto ma, suo malgrado, si sottopone alle torture dei suoi aguzzini.

Ci viene effettivamente presentata una situazione sconvolgente e surreale che, senza dubbio, ci fa propendere dalla parte della vittima, di Michelle.

Ma se Teddy avesse ragione e non fosse semplicemente un bifolco psicopatico? Se la sua assurda teoria fosse confermata? Sarebbe lui la vittima, a quel punto, no?

Ricco di simbolismo ed attento alla tematica ambientalista, l’essenza stessa di questo thriller grottesco è, quindi, l’ambiguità: fino alla fine non sappiamo se tutto ciò che stiamo guardando sia reale, non sappiamo chi abbia ragione, non sappiamo chi ne uscirà vincitore. Sappiamo solo che stiamo osservando una performance straordinaria da parte di due attori che potrebbero essere ricoperti di premi e riconoscimenti e comunque non sarebbe abbastanza per identificare la loro bravura.

Come? Volete sapere qual è la verità? Non ve la dirò, sarà il film a parlare per me.

 

  • F1- il film di Joseph Kosinski

Domanda: “Perché la Formula 1 è spesso considerato uno sport noioso?” Risposta: “Non lo so, ma sicuramente questo film non aiuterà a far cambiare idea.”

Nel 2022, Top Gun: Maverik mi ha stregato: visto due volte in sala, ho avuto voglia di rivederlo una terza volta steso sul divano di casa.

Le aspettative sulla nuova opera di Joseph Kosinski, che così bene era riuscito a dirigere attori e scene d’azione nel sequel del cult degli anni ’80, erano altissime. Forse questo, forse la grande passione che provo per la Formula 1, hanno fatto sì che ai miei occhi questo fosse solo un insipido e prevedibile film sulle corse automobilistiche.

Sì, l’idea alla base è interessante (ma sviluppata male) e i camei di piloti e volti noti del paddock sono belli da scovare nelle inquadrature…ma poi cosa resta?

Personalmente un film carino, sufficiente, che non annoia ma nemmeno trascina lo spettatore: il classico esempio di film che vedi la domenica pomeriggio, senza particolare entusiasmo, perché faresti di tutto pur di non pensare che il giorno dopo devi ricominciare a studiare/lavorare.

Brad Pitt è il solito Brad Pitt e Damson Idris gli tiene testa, in macchina e davanti la macchina da presa e poi il film finisce. Non ci sono inquadrature spettacolari, la CGI sembra essere solo abbozzata e mai completata da un professionista del settore e non salvo nemmeno la dimenticabile colonna sonora di Hans Zimmer, che resta un gigante, ma che stavolta ha floppato.

Non ho la minima idea del perché questo film medio, mediocre, sia finito in questa lista e del perché io ne stia parlando. Ma magari il problema è il mio, sono io che non l’ho capito…è stato candidato a 4 Oscar

La ciliegina sulla torta? La poca fedeltà alle regole della Formula 1 in un film finanziato…dalla Formula 1.

(Pietoso) sipario.

 

  • Marty Supreme di Josh Safdie

Domanda: “Essere uno stronzo o non essere uno stronzo…” Risposta: “…questo è il dilemma.”

Siamo a New York, nei primi anni ‘5o, la Seconda Guerra Mondiale è finita da pochi anni e per un gracile ragazzo ebreo di periferia è il momento del riscatto. Marty Mauser (Timotheé Chalamet) è pronto a tutto pur di realizzare il suo sogno: diventare famoso giocando a ping pong, sport di nicchia negli USA, ma in grande crescita in Asia.

È presentato fin da subito come un personaggio respingente, per lo spettatore e per chi gli sta attorno: è subdolo, egocentrico, menefreghista, spesso insensibile anche verso chi gli vuole bene. Emblematica, secondo me, la frase rivolta a dei giornalisti parlando del suo prossimo avversario e amico di lunga data: “Farò a Kletzki ciò che Auschwitz non è riuscito a fare”. Una persona senza freni, senza peli sulla lingua, disposta a tutto pur di raggiungere il suo obiettivo, anche degradarsi pubblicamente, se questo fosse necessario.

Io, però, anche per quest’ultimo motivo, forse, non sono riuscito ad odiarlo, anzi, ho tifato per lui dal primo all’ultimo scambio di ogni partita. Più la trama andava avanti più mi rendevo conto che forse non era Marty ad essere stronzo (o meglio, non solo) ma lo era tutta la società rappresentata in questa storia. Il problema di Marty è che, a differenza degl’altri, non cercava di nascondere mai la sua vera natura.

Quella messa in scena da Josh Safdie è, quindi, una frenetica epopea pop, coinvolgente e dinamica, che invoglia lo spettatore a voler sapere cosa succederà dopo.  Un one-man-show come se ne vedono pochi ultimamente: alla stregua del suo personaggio, potete amare o odiare Timotheé Chalamet ma è indubbiamente un mattatore della cinepresa, uno dei più grandi attori della sua generazione.

Un film pieno di momenti divertenti, toccanti e al cardiopalma che restituiscono tutto l’amore degli addetti ai lavori nel partecipare alla realizzazione di quest’opera monumentale che sono sicuro non verrà dimenticata.

 

  • Hamnet – Nel nome del figlio di Chloé Zhao

Domanda: “Come si supera la morte di un figlio?”

Non ho una risposta semplice ed univoca da dare e forse non esiste, quindi ho preferito astenermi.

Per molti sarebbe difficile continuare a vivere, altri lo farebbero passivamente, altri ancora cercherebbero di capire il perché di un tale avvenimento mentre altri ancora cercherebbero un modo per far finta che nulla sia accaduto.

Queste sono solo alcune ipotesi a cui ho pensato ma potrebbero non essere le uniche soluzioni possibili. So, però, come ha cercato di farlo William Shakespheare (Paul Mescal) all’interno di questa pellicola: si è fatto scudo del suo talento.

La morte di un bambino, la più grande tragedia che una famiglia possa affrontare, è il seme della vita da cui nasce una delle più grandi ed eleganti opere mai scritte dall’uomo: l’Amleto.

Ma se William è riuscito ad incanalare e gestire la sua rabbia grazie all’arte, non è altrettanto semplice per Agnes (Jessie Buckley), sua moglie, costretta a vivere gli stessi luoghi di sempre, prima colmi di gioia e ora ingrigiti dal dolore. La natura dal grande fascino esoterico, splendida presenza visiva nelle inquadrature di Chloé Zhao, non è più un luogo sicuro e rassicurante in cui rifugiarsi ma, al contrario, veicolo di morte e disperazione.

E se lo scudo artistico di William servisse anche ad Agnes? Se una famiglia sull’orlo del baratro riuscisse a farsi forza, un’ultima volta, prima che sia troppo tardi?

Un film dalla fotografia ricercata e da una colonna sonora delicata che ha il suo culmine emotivo, ovviamente, nel finale, anche a causa (per colpa) di uno dei brani più struggenti mai composti da Max Richter e non solo: On the nature of daylight.

Se avete bisogno di piangere, è il film perfetto per farlo.

 

  • Frankenstein di Guillermo del Toro

Domanda: “Cosa distingue un mostro da un uomo perbene?” Risposta: “Sicuramente non le cicatrici.”

Mi dispiace veramente tanto doverlo dire perché Guillermo del Toro sembra una persona simpatica e intelligente ma credo che questa nuova versione di Frankenstein sia veramente priva di mordente.

Victor Frankenstein (Oscar Isaac) è il classico scienziato pazzo, acuto e solitario, che vuole giocare a fare Dio, la Creatura (Jacob Elordi) è, invece, un bambino nel corpo di un mostro: innocente e ancora incapace di gestire il proprio corpo.

Il primo, quindi, è sadico, egoista e privo di cuore, mentre il secondo è un eroe tragico, compassionevole e umano. Seppur questo tema, caro all’opera letteraria da cui è stato tratto il film, sia stato affrontato tante volte e in tanti lungometraggi, il problema non è nella sua ripetitività ma nel come è stato scelto di essere raccontato.

Questi personaggi non sono divertenti da seguire, non appassionano, non hanno particolari sfaccettature caratteriali. Sono personaggi stereotipati di cui ti dimentichi una volta spento il televisore.

Ma non sono solo i personaggi il problema: la fotografia è uguale a quella di tanti altri prodotti, anche seriali, della stessa casa di produzione di questa pellicola, la colonna sonora è anonima, la recitazione è tanto sopra le righe, la scenografia non è credibile e gli effetti speciali non sono all’altezza di un prodotto che vuole puntare anche alla spettacolarità di alcune scene (si faccio riferimento alle scene con gli Angeli della Morte).

Ho fatto veramente fatica a non prendere il telefono e rispondere all’ennesima telefonata dalla voce registrata.

A leggere, sembra un disastro totale ma qualcosa di buono c’è: la Creatura. Un po’ perché Jacob Elordi è stato veramente abile, soprattutto nelle battute iniziali, a dar voce e presenza scenica al suo personaggio, un po’ perché gli effetti pratici applicati sul suo corpo sono credibili e, a dispetto del resto, funzionano!

Insomma, non il film peggiore della decina, ma sicuramente non il migliore.


Ti sei perso la prima parte? Non ti preoccupare, la trovi qui!

https://www.popcornerd.it/oscar-2026-i-candidati-al-miglior-film-prima-parte/

Cinema

COMICON Napoli 2026 – La figura del foley artist

Durante il COMICON Napoli 2026 abbiamo scoperto quanto importante sia la figura del foley artist nel cinema

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Il suono di un pugno, di una porta che cigola o di un mostro che respira non viene dal set. Viene creato dopo. È il lavoro, spesso invisibile, del foley artist.

Durante il COMICON Napoli 2026, Gianni D’Arienzo, Mauro Zingarelli e Serena Marletta – con il supporto tecnico della sound designer Giulia Marinelli e del foley artist Daniele di Pentima – hanno mostrato concretamente quanto questo ruolo sia cruciale nel processo cinematografico, durante il panel Suona come un film: sonorizzare il cinema horror.

Mauro Zingarelli e Giulia Marinelli
Mauro Zingarelli e Giulia Marinelli
Foley artist Daniele di Pentima
Foley artist Daniele di Pentima

Il suono del Super Saiyan è in realtà il suono di un feto

Il panel si apre con una dimostrazione capace di sorprendere gran parte del pubblico. Il celebre suono dell’aura del Super Saiyan, noto ai fan di Dragon Ball, non è stato creato da zero: deriva dalla manipolazione di un suono reale, quello del battito cardiaco di un feto.

Un esempio che chiarisce immediatamente il cuore del lavoro del foley artist: non si tratta semplicemente di “riprodurre” suoni, ma di reinterpretarli, trasformarli e adattarli al contesto visivo. Creatività e sensibilità diventano quindi strumenti fondamentali, ancora prima della tecnica.

Ascoltare per credere.

Il foley artist all'opera

Il panel entra poi nel vivo: Daniele di Pentima e Giulia Marinelli, con il coinvolgimento diretto del pubblico, mostrano concretamente cosa significa fare il foley artist, ricreando e registrando in tempo reale i suoni di una scena cinematografica.

Nella parte finale del panel, Mauro Zingarelli – regista e content creator – si è offerto per la registrazione dei suoni di una scena del film Weapons.. con un peperone ed un melone.

Non credo che d’ora in poi riuscirò a guardare un film senza pensare al foley artist: chiuso in sala di registrazione, intento a indossare scarpe col tacco e a distruggere un intero reparto di frutta e verdura, tutto per rendere ogni scena incredibilmente reale.

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Cinema

KILL BILL: THE WHOLE BLOODY AFFAIR: trailer del film di Tarantino di nuovo al cinema dal 28 maggio al 3 giugno

Trailer di Kill Bill: The Whole Bloody Affair, il film che unisce i due capitoli di Tarantino in un’unica pellicola che torna al cinema dal 28 maggio al 3 giugno

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Kill Bill: The Whole Bloody Affair

Presentano

Scritto e diretto da Quentin Tarantino

IL TRAILER ITALIANO PRESENTA LA VENDETTA DEFINITIVA, DAL 28 MAGGIO AL 3 GIUGNO AL CINEMA

Plaion Pictures e Midnight Factory sono orgogliosi di diffondere il trailer italiano di Kill Bill: The Whole Bloody Affair, che arriverà al cinema dal 28 maggio al 3 giugno in un evento speciale di 7 giorni, dopo averne acquisito i diritti da Lionsgate. A oltre vent’anni dalla sua uscita, il film arriva finalmente nelle sale italiane nella forma in cui Quentin Tarantino l’aveva concepito sin dall’inizio: un’unica, travolgente esperienza cinematografica di 281 minuti, che riunisce i due volumi in un flusso continuo, potente e senza compromessi.

Non si tratta solo di una versione estesa, ma della forma più completa e fedele alla visione originaria di Kill Bill, che nella testa di Tarantino sarebbe sempre dovuto uscire nelle sale come un film unico, poi suddiviso per esigenze distributive. Un’opera, quindi, che abbandona la divisione in Volume 1 e Volume 2 per restituire tutta la forza di un racconto pensato come un unico grande affresco sulla vendetta. Il nuovo montaggio elimina le cesure tra i due capitoli, riorganizza il ritmo e apre lo sguardo su sequenze completamente nuove, regalando al pubblico un’esperienza ancora più intensa.

Sulle note dell’inconfondibile fischio del brano Twisted Nerve, il trailer italiano ricorda l’appuntamento storico segnato da questa release e regala ai fan attimi di puro godimento mostrando immagini fugaci delle novità più attese di questa release tra cui il leggendario scontro con gli 88 folli per la prima volta integralmente a colori e 7 minuti e mezzo aggiuntivi del celebre flashback in stile anime dedicato a O-Ren Ishii (Lucy Liu), realizzato dallo studio Production I.G. Ciliegina sulla torta di questa uscita senza precedenti è la presenza di The Lost Chapter: Yuki’s Revenge, un vero e proprio cortometraggio nato da un’idea di Tarantino rimasta per anni nel cassetto e ora portato alla luce grazie al noto motore grafico Unreal Engine, con la sorella della letale Gogo Yubari in cerca di vendetta.

In questa versione compatta e definitiva del capolavoro di Tarantino, il viaggio della Sposa interpretata da Uma Thurman acquista un respiro ancora più ampio e inarrestabile: un percorso di vendetta insanguinata che si dispiega senza tagli né censure, trasformandosi in uno spettacolo totale capace di fondere generi, linguaggi e suggestioni in modo radicale e inconfondibile.

È il cinema di Tarantino nella sua forma più pura, quella che ha reso immortali titoli come Pulp Fiction e Bastardi senza gloria, qui portata all’estremo in un’opera che travolge lo spettatore dall’inizio alla fine. Kill Bill: The Whole Bloody Affair non è solo un ritorno, ma un evento irripetibile: l’occasione imperdibile per i fan di Tarantino e le giovani generazioni di vivere finalmente sul grande schermo un film culto come non è mai stato visto prima, nella sua versione più completa e spettacolare.

Kill Bill: The Whole Bloody Affair unisce il Volume 1 e il Volume 2 in un unico racconto epico senza censure, interamente presentato proprio come Tarantino aveva sempre immaginato, completo di una nuova sequenza anime mai vista prima. Uma Thurman interpreta La Sposa, creduta morta dal suo ex mentore e amante Bill, che le tende un’imboscata durante le prove del suo matrimonio, sparandole in testa e privandola del bambino che portava in grembo. Per ottenere la sua vendetta, la donna si mette sulle tracce dei quattro componenti rimasti della Deadly Viper Assassination Squad prima della resa dei conti finale con Bill.

Dall’impianto maestoso, l’azione frenetica e lo stile iconico, il film si erge come una delle saghe di vendetta più significative della storia del cinema, raramente proiettata nella sua versione integrale e ora presentata con un intervallo tipico del Cinema dei tempi d’oro.

Kill Bill: The Whole Bloody Affair vede nel cast Uma Thurman, Lucy Liu, Vivica A. Fox, Michael Madsen, Daryl Hannah, Gordon Liu, Michael Parks e David Carradine nel ruolo di “Bill.” Il film è prodotto da Lawrence Bender, scritto e diretto da Quentin Tarantino, basato sul personaggio de “La Sposa” creato da Q&U.

Kill Bill: The Whole Bloody Affair arriverà al cinema per una settimana dal 28 maggio al 3 giugno con Plaion Pictures e Midnight Factory

*Fonte: comunicato stampa Plaion Pictures e Midnight Factory

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Cinema

Il Diavolo Veste Prada 2 va visto in una sala piena

Il Diavolo Veste Prada 2 è un sequel fatto bene. Brillante, attuale, a tratti riflessivo, è un film che va visto in una sala piena.

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Moderno, emozionante, profondo. Potremmo definire così il sequel de Il Diavolo Veste Prada.

In questo secondo capitolo vediamo Andrea “Andy” Sachs, interpretata da Anne Hathaway, 20 anni dopo la sua esperienza nel magazine di moda RUNAWAY. È una giornalista affermata e premiata, sempre estremamente appassionata del suo lavoro e soprattutto attenta all’etica. Questa è una chiave importante all’interno dello svolgimento della storia.

Per colpa, o per fortuna, viene richiamata a RUNAWAY, che è ancora guidato da una meravigliosa Meryl Streep nei panni di Miranda Priestly.

Miranda e Andrea negli anni hanno dovuto – nolenti o volenti – mettersi al passo dei tempi, seguire le innovazioni del mondo giornalistico. Dalla carta stampata, all’online, alle applicazioni fino al futuro e al confronto con l’Intelligenza Artificiale.

A proposito di questo ci sarà una battuta estremamente riflessiva e toccante sul finale del film, per cui prestate particolare attenzione.

Fattore nostalgia e nuove generazioni

Uno degli aspetti affrontati dal film è proprio quello di mettersi in gioco, a confronto con le nuove generazioni, rimanendo sulla cresta dell’onda, senza lasciarsi affossare.

I più giovani non sono però demonizzati, anzi, vengono visti come una risorsa.

Dall’assistente sulla sedia, all’assistente di Andrea, la nuova generazione è pronta a mettersi in gioco.

Importante e quasi trainante nella prima parte del film è il fattore nostalgia, questo però senza esserne eccessivamente legato o confinato. Come a darvi il benvenuto in questo nuovo capitolo.

Sono dettagli e sfumature, che vi faranno dire: “Guarda, quell’ambulante riprende la scena delle cinture completamente diverse.” Dettagli curati e sottili, che fanno la differenza tra un money grab e un omaggio ai fan.

Il Diavolo Veste Prada 2, Simone Ashley è Amira

Il Diavolo Veste Prada 2, Simone Ashley è Amira

Citazioni iconiche in arrivo

Quello che segue nella storia è una sorpresa dopo l’altra tra risate e frasi che fanno riflettere:

Hai voluto questo lavoro? Hai ottenuto questo lavoro? Fai in modo di ottenere il risultato.” Frase parafrasata di Nigel, interpretato sempre da Stanley Tucci, a Andrea, a tratti ispirazionale, a tratti tossica.

Miranda deve fare i conti anche con questo: se 20 anni fa poteva lanciare i cappotti sulle scrivanie delle collaboratrici, adesso deve fare i conti con le risorse umane del 2026.

In questo viene in suo aiuto Amari, una perfetta Simone Ashley, che durante le riunioni la redarguisce su frasi che non può più dire, come quando qualcuno nomina… i marsupi. Vi lascio immaginare la reazione di Miranda.

Frasi e stralci ispirazionali e frasi che porteremo con noi tutti i giorni:

“I carboidrati condivisi non contano”.

Qual è il contenuto?

L’etica abbiamo detto farà parte della storia.

Questo perché, come nel primo film, si pensa a RUNAWAY o altri magazine di settore, come contenitori vuoti, senza anima.

Andrea servirà un po’ a portare questo, con articoli sulla NASA o argomenti che potrebbero avvicinare lettori di altro tipo alla rivista.

All’inizio sembra quasi una sconfitta, i suoi titoli generano engagement online, ma quanti vengono letti veramente?

È un po’ una metafora dei tempi che viviamo: ci fermiamo alla superficie senza approfondire.

Io per prima passo le serate a ‘doom scrollare’ TikTok piuttosto che fare qualsiasi altra cosa.

Come facciamo a rompere il cerchio? Sto divagando, però un buon modo per uscire dall’algoritmo potrebbe essere quello di andare a vedere Il Diavolo Veste Prada 2 al cinema.

Il Diavolo Veste Prada 2, i protagonisti

Il Diavolo Veste Prada 2, i protagonisti

Sì al budget

Milano è la grande protagonista della seconda parte del film, tra il Duomo, Pinacoteca di Brera e Villa Arconati.

L’aumento di budget si percepisce: riprese con i droni, ville, macchine private e barche tra Como e Milano…

Tantissimi camei imperdibili, sia americani che italiani; Law Roach, lo stilista di Zendaya, Amelia Dimoldenberg, la presentatrice di Chicken Shop Date, Donatella Versace e… anche lui. Michele Morrone al suo più grande cameo. Seduto, senza battute, di fianco a Miranda Priestly.

Ecco, forse Amari non mi avrebbe fatto scrivere questo.

Il Diavolo Veste Prada 2 è un sequel fatto bene

Il Diavolo Veste Prada 2 correva un grandissimo rischio, poteva essere un grosso buco nell’acqua e invece non lo è stato.

Soprattutto per come è stato montato il primo trailer con un possibile invecchiamento un po’ troppo repentino di Miranda, che non si ricorda di Andy e Emily, capiamo poi che è semplicemente lei che fa fatica a ricordare i nomi.

Per reference, riportate alla mente la scena della serata di RUNAWAY, in cui si deve far suggerire i nomi di tutti.

Lo snaturamento dei personaggi non c’è stato. Sono cresciuti, quello sì.

L’ho trovato brillante, attuale, a tratti riflessivo e al passo con i tempi, specchio perfetto della società in cui viviamo oggi.

Si tratta di un film che va visto al cinema, per lo spirito di comunità che si porta dietro e per ridere insieme delle battute.

Un fenomeno culturale e pop che vi trascinerà con sé.


VOTO POPCORNERD: 9/10

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