
Serie TV
A Knight of the Seven Kingdoms S1 E5 – In the Name of the Mother
Recensione con spoiler del quinto e penultimo episodio della prima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms, la nuova serie dell’universo Game of Thrones
Amici lettori di Popcornerd, siamo quasi giunti alla fine del viaggio che ha visto protagonisti Dunk ed Egg: un cavaliere errante e un principe Targaryen le cui strade si sono incrociate per puro caso, cambiando per sempre le sorti di entrambi.
Il quinto episodio, In the Name of the Mother (Nel nome della Madre), è andato in onda il 16 febbraio 2026 su HBO Max e rappresenta uno dei momenti più intensi dell’intera stagione.
Prima di andare avanti con la lettura che prevede qualche inevitabile spoiler, consiglio la lettura della recensione del quarto episodio, Seven.
⚠️ ATTENZIONE, SPOILERS ⚠️
La trama
Quello che questo episodio non offre a livello di trama, lo compensa con scene di combattimento che mi hanno lasciato letteralmente a bocca aperta.
L’episodio si apre con la tanto attesa prova dei sette. Da una parte troviamo gli accusatori: principe Aerion Targaryen, principe Daeron Targaryen, principe Maekar Targaryen, Ser Steffon Fossoway e tre soldati della Kingsguard. Dall’altra, gli accusati: Ser Duncan the Tall, principe Baelor Targaryen, Ser Lyonel Baratheon, Ser Raymun Fossoway, Ser Humfrey Beesbury, Ser Humfrey Hardyng e Ser Robyn Rhysling.

Dunk e gli altri sei cavalieri pronti allo scontro
Per la prima volta nella serie si respira un clima cupo, in netto contrasto con l’atmosfera quasi allegra e spensierata dei primi episodi. La battaglia ha inizio ed è uno scontro violentissimo, dal quale non tutti usciranno vivi. Ser Duncan si scontra con Aerion Targaryen, che lo colpisce senza esitazione, con crudeltà e senza pietà.
La violenza e l’adrenalina del combattimento cedono spazio a un flashback che si alterna con grande efficacia a quanto accade nel fango di Ashford. In queste sequenze vediamo alcuni momenti del passato di Dunk e, in particolare, scopriamo come sia finito a fare da scudiero al cavaliere errante Ser Arlan of Pennytree. Il ricordo si interrompe sulle urla di Egg che, dagli spalti, implora Dunk di rialzarsi, incapace di accettare l’idea che possa essere morto durante lo scontro.

Il momento in cui il ricordo si fonde con il presente
E Dunk, infatti, si rialza. Ma è diverso.
La sua natura pacifica e semplice lascia spazio a una rabbia cieca, a una violenza che non eravamo abituati a vedere in lui. Deciso a porre fine all’incontro, carica Aerion, ormai anche lui ferito e stanco, con tutta la forza che gli resta. Per un istante è chiaro che quella rabbia potrebbe spingerlo a compiere un gesto che probabilmente non si perdonerebbe mai: uccidere il principe Targaryen. Ma si trattiene. Il suo animo di cavaliere glielo impedisce.
L’ammissione di sconfitta di Aerion fa cadere tutte le accuse e pone fine allo scontro. Il prezzo di questo combattimento, però, è altissimo.

Aerion Targaryen si arrende
Il momento della verità
Ora voglio soffermarmi su ciò che, personalmente, mi ha colpito di più in questo episodio.
La prima cosa che ho avvertito è stato il netto cambio di tono. Se nelle puntate precedenti i colori e i suoni contribuivano a costruire un’atmosfera leggera, quasi spensierata, in questo quinto episodio la tensione è percepibile fin dai primi minuti, insieme allo spettro costante della morte. Il verde vivo della natura e le tonalità calde della tenda di Ser Lyonel lasciano spazio a grigi freddi e opprimenti, quelli di un’alba nebbiosa che sembra anticipare la tragedia. Anche il comparto sonoro segue la stessa trasformazione: i rumori quotidiani del villaggio, il fruscio della natura, quei suoni che trasmettevano pace e normalità, vengono sostituiti dallo stridore dei cavalli nervosi e dal metallo delle lame che vengono sguainate.
È un cambiamento netto, quasi brutale, che prepara lo spettatore a ciò che sta per accadere e segna un punto di non ritorno della storia.
Regia intelligente nella scena di combattimento
Sembrerà una sciocchezza, ma un altro dettaglio che mi è rimasto davvero impresso è il modo in cui la serie riesce a trasmettere l’ansia e la claustrofobia che Dunk prova una volta indossato l’elmo grazie all’utilizzo intelligente del POV (Point Of View) da parte della regia.
Nel momento in cui indossa l’elmo, il mondo intorno a lui sembra rallentare. I suoni si ovattano, restano solo i fischi nelle orecchie e il respiro che rimbomba nel metallo. È come se lo spettatore venisse rinchiuso insieme a lui, costretto a condividere quella sensazione di oppressione, di isolamento improvviso nel mezzo del caos. È una scelta registica sottile ma potentissima, perché non si limita a mostrare la battaglia: ci fa entrare nella testa di Dunk, facendoci percepire la sua paura, il peso dell’armatura e la solitudine di quel momento.

Uno spin-off di cui forse non avevamo bisogno, ma che per fortuna esiste
Questo quinto episodio di A Knight of the Seven Kingdoms conferma l’impressione iniziale: siamo davanti a una serie che funziona, sotto ogni aspetto. È vero, qui non assistiamo a epici combattimenti tra draghi o a battaglie su larga scala, ma siamo comunque spettatori di una delle sequenze di combattimento più violente e intense dell’intera saga. Uno scontro crudo, sporco, fisico, dove il sangue si mischia al fango.
È proprio questa dimensione più umana e brutale a renderlo così potente. Peccato per la durata breve degli episodi. Trenta minuti sono davvero troppo pochi per degli episodi di questa intensità.
Ira Parker, produttore e showrunner della serie, ha dichiarato alla stampa di avere in mente addirittura quattordici stagioni per A Knight of the Seven Kingdoms. Se la qualità resterà questa, per quanto mi riguarda, può tranquillamente arrivare anche a quaranta.

Ser Duncan che combatte contro Aerion Targaryen
VOTO POPCORNERD: 9.5/10
News
Furious: prime immagini della serie drama in arrivo su Disney+ a fine luglio
Disney+ svela le prime immagini di Furious, la nuova serie drama originale in arrivo il 27 luglio. Scopri trama, cast e dettagli della serie.
FURIOUS
LE PRIME IMMAGINI DELLA SERIE DRAMA ORIGINALE
CHE DEBUTTERÀ IL 27 LUGLIO
IN ESCLUSIVA SU DISNEY+ IN ITALIA
Disney+ ha annunciato che Furious, la nuova serie drama originale Hulu, debutterà il 27 luglio su Disney+ a livello internazionale e su Hulu negli Stati Uniti con tre episodi, seguiti da nuovi episodi ogni settimana. Sono disponibili le prime immagini della serie.
Ideata da Elizabeth Meriwether, che ne è anche executive producer, Furious segue le vicende di Alice Black (Emmy Rossum), un’agente dell’FBI alla ricerca di una serial killer misteriosa e scaltra. Entrambe percorrono la propria strada verso la giustizia, ma quando le loro vite iniziano a intrecciarsi, il confine tra giusto e sbagliato comincia a sfumare.
- FURIOUS – “First Look” – From Creator and Executive Producer Elizabeth Meriwether, “Furious” follows an FBI agent, Alice Black (Emmy Rossum) on the hunt for a mysterious and calculating female serial killer. Both walk their own paths toward justice, and as their lives start to intertwine, the line between right and wrong begins to blur. (Disney/Sarah Shatz) EMMY ROSSUM
- FURIOUS – “First Look” – From Creator and Executive Producer Elizabeth Meriwether, “Furious” follows an FBI agent, Alice Black (Emmy Rossum) on the hunt for a mysterious and calculating female serial killer. Both walk their own paths toward justice, and as their lives start to intertwine, the line between right and wrong begins to blur. (Disney/Sarah Shatz) EMMY ROSSUM, QUINCY TYLER BERNSTINE
Il cast della serie comprende Emmy Rossum, Lola Petticrew, Scoot McNairy, Quincy Tyler Bernstine e Jake Lacy.
- FURIOUS – “First Look” – From Creator and Executive Producer Elizabeth Meriwether, “Furious” follows an FBI agent, Alice Black (Emmy Rossum) on the hunt for a mysterious and calculating female serial killer. Both walk their own paths toward justice, and as their lives start to intertwine, the line between right and wrong begins to blur. (Disney/Sarah Shatz) JAKE LACY
- FURIOUS – “First Look” – From Creator and Executive Producer Elizabeth Meriwether, “Furious” follows an FBI agent, Alice Black (Emmy Rossum) on the hunt for a mysterious and calculating female serial killer. Both walk their own paths toward justice, and as their lives start to intertwine, the line between right and wrong begins to blur. (Disney/Sarah Shatz) LOLA PETTICREW
Furious è ideata e scritta da Elizabeth Meriwether, che ne è anche executive producer. Emmy Rossum è executive producer per Composition 8, insieme a Ronald Bass, Matt Olmstead e Sam Hoffman. Brian Kirk è executive producer per gli episodi 101 e 102, che ha anche diretto. La serie è prodotta da 20th Television e Searchlight Television.
*Ringraziamo l’Ufficio Stampa DISNEY per il comunicato di cui sopra, che abbiamo condiviso con i nostri lettori
Serie TV
Falling Skies: la serie sci-fi prodotta da Steven Spielberg compie 15 anni
Se avete amato Disclosure Day di Steven Spielberg, dovete recuperare Falling Skies, serie sci-fi da lui prodotta con Noah Wyle protagonista, che si concentra sulla sopravvivenza dell’umanità dopo essere stata invasa e sconfitta da alieni
La fantascienza è uno dei temi tanto cari a Steven Spielberg. Lo ha dimostrato più volte nel corso della sua carriera da regista e lo sta confermando in questi giorni con Disclosure Day, il suo nuovo film che riporta al centro delle vicende ancora una volta uno dei misteri più affascinanti, che da sempre attanaglia l’esistenza umana: siamo soli nell’Universo?
Il regista premio Oscar ha raccontato da diversi punti di vista il fenomeno riguardante l’esistenza degli extraterrestri, raccontando storie dove essi sono pacifici (E.T.) ma anche altre dove invece gli alieni hanno brame di conquista verso la Terra (La guerra dei mondi).
Spielberg è legato anche a uno show sci-fi di qualche anno fa, ambientato dopo un’invasione aliena e che lo ha visto solo in veste di produttore. Questa serie, ovvero Falling Skies (2011) con protagonista Noah Wyle, però, conserva il suo marchio e il suo stile inconfondibile.
Falling Skies: una storia che parte dalla sconfitta dell’umanità
Quando si pensa a Noah Wyle, il primo nome che viene in mente è quasi sempre quello del Dottor John Carter di ER, uno dei personaggi più amati della televisione degli anni ’90. Più recentemente l’attore è tornato al centro dell’attenzione grazie a The Pitt, confermando ancora una volta il suo talento nei medical drama.
Eppure, nella sua carriera c’è anche Falling Skies, una serie di fantascienza che oggi merita di essere rivalutata più che mai.
Durata 5 stagioni tra il 2011 e il 2015, lo show, nonostante non abbia mai raggiunto la popolarità di altre produzioni sci-fi contemporanee, è riuscito a costruirsi negli anni una solida reputazione tra gli appassionati del genere.
Creata da Robert Rodat, sceneggiatore premio Oscar per Salvate il soldato Ryan, Falling Skies nasce dalla collaborazione con Steven Spielberg e dalla sua Amblin Entertainment e tratta il rapporto tra l’umanità, gli alieni e l’ignoto. Un tema che Spielberg ha esplorato per tutta la sua carriera e che rappresenta anche il cuore pulsante di Falling Skies.
La premessa della serie potrebbe sembrare familiare: la Terra è stata invasa da una razza aliena ostile e l’umanità è sull’orlo dell’estinzione. Ma è proprio qui che Falling Skies si distingue da molte altre opere dello stesso filone.
La storia segue Tom Mason, interpretato da Noah Wyle, un ex professore di storia che si ritrova a guidare uno dei pochi gruppi organizzati di sopravvissuti negli Stati Uniti. Sei mesi prima degli eventi narrati, gli invasori hanno distrutto gran parte delle infrastrutture mondiali, annientato gli eserciti e sterminato oltre il 90% della popolazione terrestre.
A differenza di molte storie di invasione aliena, però, la serie non racconta la battaglia per evitare la fine del mondo. Quella battaglia è già stata persa. L’umanità vive tra le macerie della propria civiltà e la priorità non è vincere la guerra, ma sopravvivere giorno dopo giorno. È proprio questo scenario post-apocalittico a rendere Falling Skies diversa da tanti altri prodotti simili.
La fantascienza secondo Spielberg
Sebbene Steven Spielberg non abbia scritto né diretto la serie, la sua presenza creativa è percepibile in ogni episodio. Lo stesso Noah Wyle ha raccontato più volte come il regista abbia contribuito attivamente allo sviluppo dello show, lasciando quelle che l’attore definì “impronte ovunque“. E in effetti il DNA spielberghiano è evidente.
Al centro della narrazione non ci sono soltanto gli alieni, ma soprattutto le persone. Le relazioni familiari, il ruolo dei genitori, la protezione dei figli e la capacità di mantenere la propria umanità anche nei momenti più disperati diventano elementi fondamentali della storia. La famiglia, sia quella biologica sia quella costruita lungo il cammino, rappresenta il vero motore emotivo della serie.
È una caratteristica che richiama direttamente molti dei lavori più celebri di Spielberg, da Incontri ravvicinati del terzo tipo a E.T., fino a La guerra dei mondi: racconti in cui l’elemento spettacolare è sempre accompagnato da una forte componente umana.
Una serie che è invecchiata sorprendentemente bene
Riguardata oggi, Falling Skies appare quasi più efficace di quanto non fosse al momento della sua uscita. Pur utilizzando gli elementi classici della fantascienza invasiva, evita di affidarsi eccessivamente a tecnologie futuristiche o spiegazioni pseudoscientifiche, preferendo concentrarsi sui personaggi e sulle loro scelte.
Questo approccio rende la serie meno legata alle mode televisive del periodo e le consente di mantenere intatta gran parte della sua forza narrativa anche a distanza di quindici anni.
Con Spielberg tornato nuovamente a confrontarsi con il tema degli extraterrestri grazie a Disclosure Day, non potrebbe esserci momento migliore per recuperare Falling Skies. Se ve la siete persa all’epoca, o se non la ricordate particolarmente bene, è probabilmente arrivato il momento di darle una seconda possibilità.
Netflix
KPop Demon Hunters: il film che ha infranto i record di Netflix
KPop Demon Hunters è stato uno dei fenomeni di Netflix dell’anno passato, ma continua a far parlare di sè in tutto il mondo. Grazie a Netflix, ripercorriamo la scalata al successo di questo film d’animazione
È ormai passato un anno da quando KPop Demon Hunters ha mostrato ai fan come si fa, fa, fa e non riusciamo ancora a toglierci dalla testa (o dal cuore) “Golden”. Ma i tormentoni delle HUNTR/X e dei Saja Boys sono solo la punta dell’iceberg.
Per celebrare il primo anniversario del film Netflix ha organizzato proiezioni in tutto il mondo nei cinema, all’aperto e perfino su TikTok.
Anche Netflix House si unirà ai festeggiamenti con esperienze speciali per i fan, che potranno prepararsi a riportare l’armonia nel mondo prima che KPop Demon Hunters: The Immersive Experience apra i battenti in entrambe le sedi di Netflix House durante le prossime festività natalizie.
I personaggi più amati del film arriveranno direttamente a casa tua con un nuovo set LEGO Derpy Tiger (già disponibile in preordine) e con giocattoli di Mattel, Hasbro e Jazwares, che saranno disponibili presso retailer online aderenti a partire dal 22 giugno in tutto il mondo. Il 20 giugno debutterà anche una nuova esperienza dedicata a KPop Demon Hunters su Netflix Playground: i fan potranno divertirsi con sei minigiochi per dispositivi mobili che invitano a immergersi nelle canzoni più popolari del film, calandosi nei panni di un DJ, giocando a Honmoon Beats, completando puzzle o collezionando adesivi, tra le altre attività.
Ripercorriamo l’impatto globale del franchise.
INCOLLATI AL DIVANO
La tua famiglia non è stata l’unica ad aver visto questo film più di una volta. Da mesi infatti tiene milioni di persone incollate allo schermo. Dal suo debutto il 20 giugno 2025 ha totalizzato oltre 600 milioni di visualizzazioni, diventando così il titolo originale più popolare nella storia di Netflix e l’unico titolo ad essere stato per 52 settimane consecutive nella Top 10 Globale di Netflix. Il film è entrato nella Top 10 in tutti i 93 paesi in cui Netflix pubblica le classifiche dei 10 titoli più visti e ha raggiunto il primo posto in 76 di essi.

Solo negli Stati Uniti, KPop Demon Hunters è stato il film più visto in streaming del 2025, con ben 20,5 miliardi di minuti di visione secondo i dati Nielsen di fine anno. I fan hanno anche cantato insieme ai video con i testi dei brani di KPop Demon Hunters, che hanno ottenuto altri 32 milioni di visualizzazioni in tutto il mondo.
Una sola visione chiaramente non è bastata agli abbonati della piattaforma, che hanno salvato 1,5 milioni di Momenti unici tratti dal film. L’esibizione dei Saja Boys sulle note di “Soda Pop” è il Momento più salvato in assoluto.
UNA COLONNA SONORA PER LA STORIA
Questi brani hanno fatto impazzire il mondo, come dimostrato dall’enorme successo della colonna sonora ufficiale di KPop Demon Hunters, che ha infranto record su Spotify, Billboard e altre piattaforme musicali, diventando l’inno non ufficiale del 2025 (ma non solo).
La colonna sonora è rimasta per due settimane al primo posto della classifica Billboard 200, raggiungendo oltre 15 miliardi di stream a livello globale e diventando la colonna sonora più ascoltata del decennio. I fan hanno inserito i brani dell’album in oltre 17.000 playlist in tutto il mondo. Complessivamente, le canzoni delle band immaginarie delle HUNTR/X e dei Saja Boys hanno superato un miliardo di stream su Spotify e YouTube.
Il singolo di successo “Golden” ha mantenuto il primo posto nella classifica Billboard Global 200 per 18 settimane, eguagliando il record di permanenza più lunga al numero uno. Il brano è rimasto per otto settimane in vetta alla Billboard Hot 100, diventando il primo numero uno nella storia di un gruppo femminile K-Pop e il brano di una girl band rimasto più a lungo al primo posto in questo secolo. “Golden” è stato anche il brano entrato più rapidamente nel Billions Club di Spotify, totalizzando oltre un miliardo di stream.
Ma non è stato solo il momento di gloria di “Golden”. “Soda Pop” dei Saja Boys ha raggiunto il terzo posto nella Billboard Hot 100 ed è stata una delle quattro canzoni della colonna sonora a entrare contemporaneamente nella Top 10: un risultato da record.
SALIAMO SU, SU, SU
Un successo isolato? Piuttosto un fenomeno inarrestabile. KPop Demon Hunters ha totalizzato 4,6 miliardi di impression sui social, di cui 2,3 miliardi solo per il video ufficiale con testo di “Golden” su YouTube, mentre l’esperienza Roblox di KPop Demon Hunters ha generato 11,5 di milioni di ore di gioco complessive.
INCETTA DI PREMI
Gli Idol Awards sono stati solo l’inizio. Il film e il suo amato inno “Golden” hanno vinto rispettivamente l’Oscar® per il Miglior Film d’animazione e quello per la Migliore canzone originale alla cerimonia del 2026. “Golden” è così diventata la prima canzone K-pop a vincere un Oscar®, mentre la coregista e cosceneggiatrice Maggie Kang è entrata nella storia come la prima donna di origini coreane a ricevere l’Oscar® per il Miglior film d’animazione. Oltre ai due Golden Globe vinti nelle stesse categorie, “Golden” ha segnato un altro primato ai Grammy, diventando la prima canzone K-pop a vincere il premio alla miglior canzone scritta per i media visivi.
ALLA CONQUISTA DELLA SCENA MONDIALE
Le orecchiabili melodie del film non hanno tardato a uscire dallo schermo per conquistare i palcoscenici di tutto il mondo. Durante gli US Open del 2025, il vincitore di 24 tornei del Grande Slam Novak Djokovic si è esibito nella sua miglior versione di una coreografia dei Saja Boys in onore del compleanno della figlia. Dall’altra parte dell’oceano, a Buckingham Palace, la banda delle Guardie Scozzesi ha reso omaggio alle HUNTR/X eseguendo una versione di “Golden” davanti a visitatori e curiosi.
Il primo ministro giapponese Sanae Takaichi e il presidente sudcoreano Lee Jae Myung hanno favorito il dialogo tra le parti suonando insieme la batteria sulle note di “Golden” durante un vertice tenutosi in Giappone a gennaio.
Ma se c’è un luogo in cui il successo del film si è fatto sentire in modo particolare, questo è la Corea, dove si svolge la storia. Dalla sua uscita le prenotazioni dei voli verso il paese sono aumentate del 25% e Bunjang, il principale marketplace online della Corea del Sud, ha registrato un’impennata del 78% negli acquisti transfrontalieri di prodotti legati al K-pop. Solo negli Stati Uniti, lo scorso anno Duolingo ha riscontrato un aumento del 22% nel numero di persone che studiano il coreano.
“Golden” continua a dominare anche le ricerche online. Un anno di ricerche 2025 di Google ha confermato che KPop Demon Hunters è stato il film più cercato dell’anno, ha ottenuto tre canzoni nella Top 10 dei brani più ricercati e si è classificato al secondo posto assoluto tra le ricerche di tendenza. Secondo Google Trends, il film ha inoltre conquistato tutti e cinque i primi posti nella classifica dei costumi di Halloween più cercati nel 2025.
PER I FAN
Dalla scorsa estate Netflix ha lanciato una serie di nuovi prodotti per consentire ai fan di tutte le età delle HUNTR/X o dei Saja Boys di mostrare il proprio supporto: da autentici snack coreani in collaborazione con Nongshim e prodotti di bellezza coreani con Anua, alle bambole Mattel e ai giochi di ruolo Hasbro, passando per i costumi di Halloween e ai libri da colorare, fino all’abbigliamento e agli accessori ispirati alla serie in collaborazione con Netflix Shop, Zara Kids, Vans, Old Navy e molti altri.
Le HUNTR/X sono persino passate dal palcoscenico alla carta stampata con il libro della collana Little Golden Books intitolato For the Fans (KPop Demon Hunters), che ha venduto oltre 1,6 milioni di copie negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Canada, Germania e Spagna. Il libro è anche al primo posto della classifica dei bestseller del New York Times, rimanendo per 18 settimane nella lista dei libri illustrati più venduti.
All’inizio di quest’anno, McDonald’s ha fatto rivivere la battaglia tra le band ai fan di tutto il mondo con menù per adulti ispirati alle HUNTR/X e ai Saja Boys che includevano “Spicy Saja McMuffin” e “Ramyeon McShaker™ Fries”, salse “Hunter” e “Demon”, oltre a “Soda Pop”, il tutto accompagnato da esperienze esclusive per i fan.
Il mese scorso, bemyfriends ha inaugurato a Seul il secondo negozio pop-up dedicato al merchandising ufficiale per i fan e quest’estate farà tappa in diverse città asiatiche, tra cui Daegu, Hong Kong, Giacarta, Singapore, Bangkok, Taipei, Taichung e Kaohsiung. Inoltre, il brand globale di oggetti da collezione KAYOU ha recentemente lanciato alcune figurine con i personaggi preferiti dai fan e i momenti salienti del film in una varietà di design e livelli di rarità tra cui “Energy”, la serie di figurine più ricercata ispirata a “Golden”.
Il prossimo progetto della piattaforma è il più entusiasmante di tutti: il tour mondiale annunciato di recente, che arriverànel 2027.
KPop Demon Hunters è ora disponibile, solo su Netflix.
*Fonte: Si ringrazia l’ufficio stampa Netflix per il comunicato di cui sopra
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