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Daredevil #1 di Stephanie Phillips e Lee Garbett

Recensione del primo numero del rilancio della nuova serie dedicata all’Uomo Senza Paura, a cura di Stephanie Phillips e Lee Garbett

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Il 1 aprile 2026 è arrivato nelle fumetterie americane Daredevil #1, a cura del team creativo composto da Stephanie Phillips (scrittrice), Lee Garbett (artista), Frank Martin (colorista) e Ariana Maher (letterer).

Questa prima issue segna il rilancio della serie regolare dedicata all’Uomo Senza Paura che arriva a seguito della disastrosa run di Saladin Ahmed, che si è conclusa nella seconda metà del 2025.

Qualche mese fa abbiamo incontrato i due autori, che ci avevano promesso tante novità. Tra queste, la nuova occupazione di Matt, ora professore di legge, e un nuovo villain di nome Omen. Entrambi offrono un punto di vista – no pun intended – totalmente nuovo per il Diavolo di Hell’s Kitchen.

Non nascondo quanto questi pochi dettagli mi avessero incuriosito. Oggi, dopo aver letto per ben due volte il primo numero, non posso fare a meno di ammettere di essere un po’ deluso. Quasi sicuramente è colpa delle altissime aspettative che mi ero posto per questo rilancio che mi aspettavo essere più “esplosivo” invece che uno “slow burn”.

Ma andiamo per gradi.

La nuova vita e il nuovo villain di Matt Murdock

Stephanie Phillips, in pochissime pagine, costruisce una nuova vita per Matt Murdock e rende questo numero un entry point per tutti coloro che desiderano tornare a leggere le storie del protettore di Hell’s Kitchen.

Matt è ora professore di legge presso l’Empire State University, una cattedra che gli è stata offerta dal magnate Harlan Vale, benefattore dell’università. Questo desta qualche sospetto in Matt, dal quale però non si lascia distrarre: la sua doppia vita gli richiede tutta la sua attenzione, anche se le sue attività notturne sono ormai routine per lui.

Daredevil #1 (2026), disegni di Lee Garbett

Daredevil #1 (2026), disegni di Lee Garbett

Lo stesso tipo di attenzione è richiesta al detective Forte della polizia di New York City, impegnato a indagare su un caso di omicidio e su una vittima ritrovata in un vagone della metropolitana… senza occhi. La sera stessa del misterioso e sanguinoso ritrovamento, Daredevil percepisce qualcosa di strano nel suo appartamento: una figura che non riesce a decifrare. Il suo nome è Omen, e sta cercando Matthew Murdock per adempiere alla sua visione, nella quale Matt Murdock morirà.

Omen in Daredevil #1 (2026), disegni di Lee Garbett

Omen in Daredevil #1 (2026), disegni di Lee Garbett

Un buon inizio che lascia sperare

Come ho già anticipato, questo primo albo non mi ha convinto del tutto. Questa non vuole essere una critica, bensì la mia sincera risposta a tutti quelli che in questi giorni mi hanno chiesto cosa pensassi di questo numero.

Detto ciò, penso sia un ottimo entry point sia per i nuovi lettori sia per quelli di vecchia data. In poche pagine, Stephanie Phillips riesce a dare a Matt Murdock una nuova vita. Introduce nuovi personaggi e getta le basi per almeno due o tre sottotrame che si svilupperanno probabilmente in parallelo con la main storyline legata a Omen.

È interessante notare anche le cose – o in questo caso, le persone – che invece mancano in questo primo numero, come ad esempio l’eterno migliore amico di Matt, Foggy Nelson. Sono sicuro che c’è una storia dietro la sua assenza e spero che questa non sia legata in nessun modo alle sorti del personaggio nella serie Disney+, Daredevil Born Again. Sarebbe davvero un peccato collegare questo universo narrativo a quello adattato per la serie TV.

Garbett fa un lavoro eccezionale. Accompagnato dai colori di Frank Martin, ogni scena d’azione gode di grande dinamismo e profondità. Una delle mie scene preferite di questo primo numero è senza dubbio quella in cui Daredevil insegue due criminali in fuga su un’auto. La sequenza è accompagnata da una narrazione efficace della Phillips, che secondo me ha subito trovato il tono giusto da utilizzare.

Daredevil #1 (2026), disegni di Lee Garbett

Daredevil #1 (2026), disegni di Lee Garbett

Conclusione

Stephanie Phillips e Lee Garbett debuttano su Daredevil con un primo numero “slow burn” che trasporta Matt dalle aule del tribunale a quelle di un’università, introducendo nuovi personaggi e un nuovo e misterioso villain, ma che lascia il lettore con alcune domande, soprattutto per quanto riguarda la sfera personale e professionale di Matt. Domande che sicuramente troveranno risposta nei numeri successivi.

VOTO POPCORNERD: 7.0/10

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Absolute Superman: nell’oscurità nasce la speranza Assoluta e il suo nome è Kal-El

Dopo diversi numeri usciti anche in Italia, parliamo di Absolute Superman di Jason Aaron, Rafa Sandoval e Carmine Di Giandomenico, analizzando i punti di forza della testata DC Comics, che ha molti pregi ma anche qualche difetto

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Con l’operazione ‘Absolute’ la DC Comics ci ha presentato una nuova versione dei suoi personaggi decisamente più cupa, proiettandoli in un universo modellato da Darkseid, uno dei più temibili antagonisti dell’universo DC creato da Jack Kirby nel lontano 1970.

Le serie che hanno inaugurato questo progetto riguardano la sacra trinità eroica della Distinta Concorrenza: Batman, Wonder Woman e, ovviamente, Superman.

Se Absolute Batman e Absolute Wonder Woman hanno catturato il pubblico sin da subito, grazie al ribaltamento totale dei protagonisti e delle loro caratteristiche rispetto alle loro controparti originali, Absolute Superman è partito con alcune riserve, a mio avviso, per poi crescere gradualmente nei numeri successivi.

È necessario fare una premessa: non stiamo parlando di una testata insufficiente, anzi; le serie Absolute sono tra i migliori fumetti di supereroi attualmente sul mercato.

Ai testi di Absolute Superman troviamo un ottimo Jason Aaron, mentre alle matite un ispiratissimo Rafa Sandoval, sostituito in alcuni numeri dal nostro talento casalingo Carmine Di Giandomenico.

La grande rivoluzione sull’Uomo d’Acciaio di Jason Aaron

Jason Aaron, scrittore di razza del mondo dei comics, dopo aver preso le misure con Superman su Action Comics #1061-1063 nel ciclo Io Bizzarro, diviene l’autore di Absolute Superman per narrare le avventure (e le sofferenze) del Kal-El di questo universo. Attenzione: non è un caso che abbia scritto Kal-El e non Clark Kent.

L’Uomo d’Acciaio protagonista di Absolute Superman NON è arrivato sulla Terra da neonato e NON è stato cresciuto dai Kent, ma ha vissuto alcuni anni su Kripton con la sua famiglia prima della fuga e dell’esplosione del pianeta.

Questo è il primo grosso cambiamento che riguarda il personaggio, che si ritrova catapultato su un pianeta sconosciuto, da adolescente, dopo aver dovuto dire addio alla sua vita precedente: i genitori Jor-El e Lara Lor-Van e il cane Krypto.

La famiglia El

Senza genitori. Senza amici. Senza affetti, abbandonato solo a sé stesso e ai ricordi della sua famiglia e della sua cultura natia. Perché questo Kal ha ben tatuato nella mente il ricordo della sua vita su Kripton, a differenza di quello classico, esiliato quando era ancora in fasce. Se l’universo Absolute vede destini più oscuri per gli eroi rispetto agli originali, con Superman Darkseid ha deciso di dare il meglio di sé.

L’unico compagno di Kal-El sulla Terra è Sol, l’I.A. facente parte della tuta progettata dalla madre, che lo aiuta nell’ambientarsi sul nuovo pianeta che, d’ora in poi, sarà la sua casa. E questo è il secondo grande cambiamento rispetto all’Uomo d’Acciaio classico: un costume praticamente senziente che aiuta l’eroe nel gestire i propri poteri, manifestatisi all’arrivo sulla Terra, con un mantello quasi ‘mutaforma’ fatto con polvere rossa kriptoniana e che rappresenta in pieno la tecnologia della defunta Kripton da cui proviene questo Kal-El.

Chi conosce Jason Aaron sa che dà il meglio di sé come scrittore quando tende a raccontare storie drammatiche e ciniche. Su Absolute Superman non è da meno, perché la terza grande rivoluzione che porta in scena lo scrittore statunitense riguarda lo sviluppo del rapporto con i Kent.

Già, perché anche in questo universo, dopo mesi di viaggio solitario, Kal-El atterra a Smallville e viene accudito per un periodo dai Kent, nonostante un iniziale timore nei confronti dell’alieno. Ma si tratta di un periodo troppo breve, che fa solo assaporare nuovamente al giovane ragazzo kriptoniano quelle sensazioni e quei sentimenti propri di una famiglia affettuosa, prima che la stessa venga di nuovo strappata via dai Peacemakers della Lazarus Corporation, i primi nemici che deve affrontare Absolute Superman.

Quindi, in questo universo non è mai esistito un Superboy a Smallville e Kal-El ha perso per ben due volte la famiglia: prima quella kriptoniana, poi quella adottiva dei Kent, di cui ha fatto parte per un breve periodo.

Capite che il protagonista delle storie di Aaron, Sandoval e Di Giandomenico è un eroe per nulla solare, costruito sulla sofferenza, la perdita, la disperazione e la solitudine, ancora alla ricerca del proprio spazio nel mondo che lo ospita, ma che, in qualche modo, conserva gli stessi valori che hanno reso grande l’icona che rappresenta Superman: la speranza e la lotta contro gli oppressori.

I temi centrali nei primi numeri di Absolute Superman

I primi numeri della collana non sono ambientati a Metropolis, tantomeno a Smallville, bensì in una zona remota del Brasile, dove la Lazarus Corp, multinazionale al cui comando si scoprirà esserci Ra’s al Ghul, sfrutta dei poveri minatori. È in questo contesto che partono le avventure di Absolute Superman, che mette subito al centro, tra passato e presente, due temi importanti: l’abuso di potere e l’oppressione sociale.

La rappresentazione dello sfruttamento della popolazione locale da parte della Lazarus Corp, utilizzando i Peacemakers come uomini sul campo, è uno specchio dell’abuso di potere che si può ritrovare in moltissime situazioni di cronaca internazionale, passate ma anche attuali, ma anche nelle piccole realtà quotidiane.

Ma in questo mondo oscuro (che, per l’appunto, è forse molto più vicino alla realtà di quanto sembri) c’è ancora una scintilla di speranza che ha il nome di Superman, l’alieno che, nel momento in cui entra in azione, attira l’attenzione dei potenti per le sue abilità sovraumane; da un lato la stessa Lazarus e il temibile Ra’s, che lo vede come il figlio mancato da istruire e da utilizzare per i suoi loschi e misteriosi scopi, dall’altro gli Omega Men di Primus, forza oppositrice che vede nell’Azzurrone un alleato fondamentale nella lotta al Santo Padre e alla sua corporazione.

Ciò che muove il giovane ad aiutare una popolazione, un mondo che non conosce e a tuffarsi in situazioni che lo stesso Sol sconsiglia è, forse, un sentimento viscerale, legato al passato e a una situazione che gli appare, ahimè, familiare, in quanto già vissuta sul suo pianeta natale: Kripton. Perché a quanto pare i problemi e le avversità da affrontare sono le stesse anche se i pianeti dove accadono sono diversi.

La Kripton dell’Absolute Universe: evoluzione e classismo

Se c’è un elemento che rende affascinante Absolute Superman, è la rappresentazione di Kripton, probabilmente mai esplorata così a fondo (se non in alcuni speciali o Elseworlds) come in questa serie. A maggior ragione, trattandosi di un universo paragonabile a un foglio bianco, Jason Aaron e Rafa Sandoval hanno avuto modo di studiare a fondo come rappresentare, narrativamente e visivamente, il mondo di questo Kal-El, che risulta essere un tassello fondamentale della vita dello stesso.

La Kripton che ci viene presentata attraverso alcuni flashback è un pianeta florido e tecnologicamente all’avanguardia, basato su un sistema di classi ben definito, dove ai vertici c’è la Lega della Scienza, il cui simbolo è un sole risplendente, mentre in basso ci sono le classi operaie, etichettate con una ‘S‘ familiare sul petto, di cui fa parte la famiglia El.

 

Una famiglia umile, con un padre come Jor-El, ingegnere del reparto tecnico addetto al lavoro nelle miniere delle Lande Rosse, ben consapevole del pericolo che incombe sul pianeta e che, anche in questa realtà, non viene ascoltato da chi sta al potere, divenendo testimone della débâcle del pianeta, che anzi scatena una guerra tra caste.

Per quanto riguarda la rappresentazione grafica e lo studio dietro l’architettura di Kripton e l’ispirazione per rappresentare le classi in cui era suddivisa la popolazione, ho avuto l’opportunità di intervistare l’artista Rafa Sandoval qualche tempo fa, che sul tema ha raccontato quanto segue:

La mia intenzione era mostrare una tecnologia superiore a quella terrestre, ma non radicalmente differente, qualcosa di simile al futuro della Terra. Così, quando Superman sarebbe arrivato qui, sulla Terra, non ci saremmo chiesti come avrebbe fatto ad adattarsi. […] Quindi abbiamo creato una tecnologia sporca, grezza, molto squadrata, senza linee morbide, senza lucidature, senza cristalli splendenti… niente di tutto ciò. Molto artificiale.[…]

Per i costumi dell’élite volevamo linee chiare, pulite, design voluminosi che rappresentassero immediatamente la tipologia di casta. Ho cercato ispirazione nella moda più appariscente e sfarzosa possibile, mescolata con qualche idea presa dai videogiochi. Per i vestiti della casta più bassa, invece, ho cercato abiti da lavoro: cose molto pratiche, che non devono essere belle o eleganti – Rafa Sandoval

Così come è dettagliata la raffigurazione della Kripton fiorente, tanto potente e struggente è il racconto che riguarda la fine del pianeta a causa del suo ‘verde’ malessere, oggetto di Absolute Superman #5, vero saggio di bravura da parte del team creativo, e che, anche in questo caso, rappresenta un’analogia con l’inquinamento globale e la direzione in cui, in maniera estremizzata ovviamente, potrebbe arrivare anche il nostro pianeta un giorno.

Superman e la ‘prima volta’ di Carmine

Penso che per Carmine Di Giandomenico sia stato uno dei lavori emotivamente più motivanti quello su Absolute Superman. Chi segue il disegnatore italiano sa, attraverso i suoi social, quanto ami il personaggio e quanto tenesse a far parte di un progetto che riguardasse l’Azzurrone, che gli è sempre sfuggito, sino ad Absolute Superman, dove è il disegnatore unico di alcuni episodi.

Credo che a livello sentimentale sia stato molto significativo per l’artista l’episodio dedicato all’arrivo su Smallville e all’incontro tra Kal-El e la famiglia Kent (Absolute Superman #6), ma personalmente ho trovato maestoso il suo lavoro sull’episodio dedicato a Brainiac (Absolute Superman #7), uno dei migliori della serie al momento.

Absolute Brainiac

Un villain che visivamente impressiona e spaventa più dell’originale e che viene sapientemente rappresentato dal disegnatore abruzzese in tutti gli stadi che lo portano all’evoluzione finale e a una mente diabolica e folle, come quella di un serial killer psicopatico, molto distante dall’asettica intelligenza artificiale aliena antagonista del Superman originale.

L’artista è sempre una gioia da vedere all’opera per il suo tratto e stile inconfondibile e spero di vederlo ancora e ancora su Absolute Superman prossimamente.

Cosa non (mi) convince in Absolute Superman

Nonostante, ribadisco, Absolute Superman sia un’ottima lettura, ci sono alcuni punti che non hanno ancora colto nel segno, almeno per il sottoscritto, e partiamo da due personaggi fondamentali per la storia editoriale di Superman: l’agente Lois Lane e l’Omega Man Jimmy Olsen.

Al momento le versioni ‘Absolute’ ritengo non abbiano ancora inciso a dovere nella trama principale, così come sullo stesso Superman, risultando per ora due semplici comprimari meno carismatici rispetto alle loro controparti dell’universo classico.

La scelta di un nemico come Ra’s al Ghul può apparire affascinante, ma anche in questo caso quello che viene ribattezzato Santo Padre (e non Demone), con questo fare messianico, non ha (al momento) lo stesso fascino del Demone, nemico storico di Batman.

Il segreto che riguarda gli Omega Men mi è sembrato qualcosa di forzato e pretestuoso, che non giustifica la faida innescata e andata in scena con i Peacemakers.

Un Superman diverso, ma.. Assoluto

Il Superman ‘Absolute’ è qualcosa di nuovo, rivoluzionario per il personaggio, con un Jason Aaron che cerca di raccontare un Uomo d’Acciaio diverso, senza dimenticare i valori che hanno reso immortale l’eroe creato da Jerry Siegel e Joe Shuster.

E l’autore mette a dura prova questi valori in più di un’occasione, torturando in diverse situazioni, sia a livello psicologico che fisico, il povero Kal-El, la cui forza di volontà, la perseveranza e soprattutto la speranza risultano pari, se non superiori, all’originale in proporzione, vista la giovane età del protagonista.

Temi e situazioni che si sviluppano nella storia di Absolute Superman, tra passato e presente, sono attuali e rapportabili alla realtà, e ciò rende questo Superman molto più umano e vulnerabile (soprattutto psicologicamente) dell’originale. E forse per questo motivo più coinvolgente per il lettore.

E poi… Rafa Sandoval e Carmine Di Giandomenico, artisti all’opera sui numeri sino ad ora usciti in Italia, sono un biglietto da visita perfetto per questa testata, che presenta due dei disegnatori più validi sul mercato e che hanno un legame emotivo importante con il simbolo e il personaggio.

Non siamo davanti alla migliore serie Absolute della DC Comics, ma siamo davanti a un progetto che va assaporato numero dopo numero, cercando di non pretendere la perfezione, ma che può regalare, come ha già fatto, episodi davvero emozionanti. E questo Superman ha tutte le carte in regola per farvi tifare per lui più di ogni altro eroe Absolute (sì anche più di Batman!).

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E se… Batman fosse il vero problema di Gotham City?

Batman è il Cavaliere e il protettore di Gotham City. La sua eterna lotta contro Joker e gli altri nemici fa sorgere, però, un quesito: e se fosse l’Uomo Pipistrello il vero nemico che destabilizza la città con le sue azioni?

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Da sempre Batman e Joker coltivano un legame indissolubile, dal quale sembra che, per qualche morboso e grottesco scherzo del destino, l’uno dipenda dall’altro. Due poli opposti, due facce della stessa medaglia, destinati a scontrarsi senza mai arrivare a un vero epilogo.

Rimarrà negli annali la frase recitata da Heath Ledger nei panni del Joker nelle battute finali del film di Christopher Nolan, Batman: Il Cavaliere Oscuro:

Tu non mi uccidi per un malriposto senso di superiorità e io non ti ucciderò perché tu sei troppo divertente. Credo che io e te siamo destinati a lottare per sempre… – Heath Ledger 

È una rivalità che negli anni è stata analizzata, decostruita e arricchita nei fumetti da innumerevoli autori, ognuno con una propria voce e visione.

Heath Ledger e Christian Bale nei panni di Joker e Batman, acerrimi nemici da sempre

Eppure, dietro questa dinamica apparentemente chiara, si nasconde una domanda molto più scomoda che potrebbe ribaltare la visione di tutti i lettori e spettatori fan dell’Uomo Pipistrello: e se fosse Batman il vero responsabile della deriva di Gotham? E se, fin dall’inizio, il Cavaliere Oscuro avesse contribuito a spingere la città verso un abisso ancora più profondo?

Gotham: una città dannata che Batman ha contribuito a peggiorare?

La storia di Gotham City è da sempre segnata dalla corruzione: una metropoli plasmata dai potenti, dai ricchi e da élite che non hanno mai davvero agito nell’interesse della popolazione ma solamente per i propri loschi fini.

Il caos, in fondo, è sempre stato parte integrante del tessuto urbano dove criminalità, disuguaglianze e giochi di potere hanno contribuito a creare un ambiente instabile, pronto a esplodere.

Eppure, c’è chi sostiene che l’arrivo di Batman abbia rappresentato un punto di rottura: non una soluzione, ma un elemento da cui è scaturita una scintilla che ha trasformato una situazione già fragile in qualcosa di molto più pericoloso.

Se questa chiave di lettura fosse corretta, allora anche Bruce Wayne dovrebbe rispondere delle conseguenze delle sue azioni.

Il piano del Joker: distruggere il simbolo

Nel corso degli anni, Joker non si è limitato a combattere Batman sul piano fisico, ma ha cercato di sconfiggere il Cavaliere Oscuro in maniera più viscerale.

Al di là di quegli scontri e vendette personali, il Pagliaccio del Crimine punta da sempre a qualcosa di più ambizioso: smontare il significato stesso di Batman. Uccidere il simbolo è più importante che eliminare l’uomo.

E se quel simbolo venisse corrotto, proprio come tutto il resto a Gotham, l’intera identità di Bruce Wayne rischierebbe di crollare.

Joker lo sa bene: in un mondo costruito su immagini e reputazione, basta insinuare il dubbio per far vacillare tutto. Se Batman smette di essere visto come un eroe, se il suo ruolo viene messo in discussione, allora ciò che rappresenta perde valore. E in questo scenario, il Joker avrebbe già ottenuto una vittoria.

Quel confine sottile tra eroe e criminale

Da sempre, Batman è considerato moralmente superiore al suo nemico. Ma cosa succede quando è lui stesso a mettere in dubbio le proprie azioni?

Il solo fatto di confrontarsi con Joker su questo piano rappresenta un punto critico. Perché mentre il Principe del Crimine prospera nel caos e nell’ambiguità, Batman è costretto a confrontarsi con un codice etico che rischia di incrinarsi.

Ogni notte, Bruce Wayne infrange la legge agendo fuori da qualsiasi sistema, portando avanti una guerra personale contro il crimine. Lo fa convinto di essere dalla parte giusta, ma il confine è più sottile di quanto sembri.

Se Joker riuscisse davvero a insinuarsi nella sua mente, a destabilizzare la sua identità, allora Batman potrebbe trovarsi davanti alla sua più grande crisi.

Perché esiste una possibilità inquietante: Joker potrebbe avere ragione. Ogni intervento di Batman potrebbe alimentare un’escalation, generando nuova violenza e nuove vittime.

‘L’effetto Batman’: escalation e criminalità mascherata

Osservando Gotham nel suo insieme, emerge un dato evidente: la città è sempre stata problematica, ma mai così fuori controllo come dall’arrivo di Batman.

In molte versioni della sua storia, il passato di Gotham è segnato da società segrete, famiglie potenti e decisioni discutibili prese nell’ombra. Tuttavia, il livello di minaccia era diverso, meno caotico rispetto a quello attuale.

Con l’arrivo di Batman, qualcosa cambia. Alla criminalità tradizionale si affiancano i criminali mascherati e i supercriminali.

È come se la presenza del Cavaliere Oscuro avesse innescato una reazione a catena. Un’escalation in cui i criminali sentono il bisogno di rispondere allo stesso livello, adottando identità e metodi sempre più estremi.

È una trasformazione più profonda e radicale che ha subito la città e che quindi pone il quesito: non è che Batman oltre a combattere il crimine, contribuisce involontariamente a ridefinirlo?

Gotham città specchio del suo protettore, simbolo diverso dagli altri eroi DC

Se si confronta Gotham con altre città dell’universo DC Comics, la differenza è evidente.

Metropolis o Central City non vivono lo stesso livello di instabilità e una delle ragioni potrebbe risiedere proprio nel tipo di eroe che le protegge.

Figure come Superman o Wonder Woman rappresentano speranza, luce e fonte d’ispirazione, mentre Batman, invece, incarna la paura agendo nell’ombra, colpendo duramente, e costruendo la propria leggenda su un’immagine intimidatoria.

Di conseguenza, anche la risposta dei criminali cambia: meno razionale, più violenta, spesso guidata dalla vendetta.

Il risultato è una Gotham intrappolata in un conflitto sempre più personale, dove ogni scontro contribuisce ad alimentare il ciclo.

E se Batman appendesse il mantello al chiodo?

A questo punto, la domanda diventa inevitabile: cosa accadrebbe se Batman sparisse? Se Bruce Wayne decidesse di abbandonare il mantello, le conseguenze potrebbero essere molteplici.

Da un lato, la criminalità potrebbe approfittare del vuoto di potere e aumentare la propria pressione su una città che subirebbe il tracollo definitivo verso un abisso da cui non sarebbe più possibile uscire.

Dall’altro, però, si aprirebbe anche la possibilità di un riequilibrio.

Senza una figura così dominante e temuta, alcuni criminali potrebbero ridimensionare le proprie ambizioni o, semplicemente, non avendo più lo stimolo della competizione che Batman può insinuare a livello psicologico, sposterebbero la propria attenzione altrove. Gotham potrebbe così giovarne, ritrovandosi con una situazione interna più gestibile.

Allo stesso tempo, Bruce Wayne potrebbe continuare ad aiutare la città in modo diverso. Attraverso la sua ricchezza e la sua influenza, potrebbe contrastare la corruzione dall’interno, sostenere progetti sociali e promuovere un cambiamento strutturale.

La DC Comics ha già esplorato questa possibilità, mostrando come il solo denaro non basti, ma combinato con l’assenza di Batman, potrebbe generare un effetto diverso.

La verità ‘scomoda’ del Joker

Forse Joker ha ragione. Forse Batman, pur con le migliori intenzioni, ha contribuito a rendere Gotham un luogo ancora più pericoloso.

Un ritorno definitivo a Bruce Wayne potrebbe portare a un nuovo equilibrio, forse persino a una forma di speranza. Ma solo a patto che Wayne continui a lottare con la stessa determinazione.

Il problema è che il rischio è enorme. Senza Batman, Gotham perderebbe il suo difensore più efficace. E ogni conseguenza negativa ricadrebbe inevitabilmente su Bruce Wayne. Per questo, il ciclo continua.

La battaglia tra Batman e Joker non si ferma, alimentandosi da sola in un equilibrio instabile. Un paradossale equilibrio che nella sua follia, in fondo, Joker ha sempre voluto e che manterrà con tutte le sue forze. Perché Batman è troppo divertente per lui.

*Fonte del presente articolo: CBR.com

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Moon Knight: la rivoluzione di Warren Ellis e la nascita di Mister Knight

Warren Ellis e Declan Shalvey decisero di introdurre una nuova identità di Moon Knight nel loro personale ciclo, scelta che col tempo si rivelò vincente. Il 2014 fu l’anno dell’esordio di Mr. Knight

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Sono passati dodici anni da quando Moon Knight ha vissuto una delle trasformazioni più radicali e riuscite della sua storia editoriale. Un cambiamento che non solo ha ridefinito il personaggio creato dallo scrittore Doug Moench e dal disegnatore Don Perlin, ma lo ha reso finalmente coerente, moderno e incredibilmente affascinante.

Perché sì: Marc Spector è sempre stato uno degli antieroi più letali della Marvel, vigilante senza scrupoli, nato come mercenario e poi evoluto in una figura ambigua al servizio dei più deboli.

Ma il vero punto di svolta è arrivato quando la sua identità ha smesso di essere “un trucco” narrativo ed è diventata qualcosa di più profondo.

Le identità multiple di Moon Knight e il disturbo dissociativo

All’inizio, le varie identità di Moon Knight erano strumenti narrativi utilizzati dagli autori che le utilizzavano in base a come faceva loro comodo per narrare la storia che volevano raccontare.

Jake Lockley, il tassista informatore, Steven Grant, il milionario e Marc Spector, il mercenario erano le tre identità da civile del Vendicatore Lunare. Erano più ‘maschere’ che identità vere e proprie, utilizzate dall’eroe per i suoi piani.

Col tempo, però, la Marvel ha trasformato queste maschere in qualcosa di più complesso, introducendo il disturbo dissociativo dell’identità come elemento centrale della sua psicologia. Una scelta interessante, ma che ha rischiato di sfuggire di mano.

Il punto di rottura (e rinascita)

Dopo una run controversa firmata da Brian Michael Bendis e Alex Maleev, il personaggio sembrava aver perso la propria direzione.

In quella fase, Moon Knight sviluppava nuove “personalità” basate su supereroi iconici Marvel; via Jake Lockley, Marc Specter e Steven Grant, dentro Wolverine, Spider-Man, Capitan America.

Un’idea intraprendente ma poco convincente soprattutto per i fan; se Moon Knight doveva ritagliarsi spazio e trovare il proprio posto all’interno degli eroi Marvel, non era certo facendogli credere di essere questi eroi, imitandone stile e atteggiamenti, il modo giusto. Il risultato fu una storia confusa che mise più disordine che altro nella testa dell’uomo sotto la maschera di Moon Knight (e dei lettori).

Welcome Mister Knight!

La vera svolta arriva nel 2014 con Moon Knight (Vol. 7) #1. Il nuovo team creativo formato da Warren Ellis e Declan Shalvey introduce un’idea tanto semplice quanto geniale: Mister Knight.

Si trattava di un alter ego completamente nuovo, un uomo che aveva aperto un’attività per aiutare le persone senzatetto incapaci di difendersi da sole. Non più solo un vigilante mascherato, ma una figura elegante in completo bianco, che collabora con la polizia e affronta casi ai limiti dell’assurdo.

Nel primo numero, intitolato Slasher, Mister Knight aiuta la polizia a catturare un serial killer legato allo S.H.I.E.L.D., ed emergono subito due elementi chiave: il diverso rapporto con le forze dell’ordine e una rilettura più sottile della sua condizione mentale.

Uno psichiatra arriva persino a ipotizzare che non si tratti di disturbo dissociativo, ma di un danno cerebrale. Ma la verità, come sempre con Moon Knight, è più complessa: le sue personalità sono profondamente legate a Khonshu, il dio egizio che lo ha reso il suo avatar.

Con il tempo, Mister Knight evolve ancora fino a incarnare la versione definitiva del personaggio. Nasce così la Midnight Mission, una sorta di rifugio aperto a chiunque abbia bisogno di aiuto.

Niente Avengers o grandi battaglie cosmiche, ma solo persone comuni, abbandonate da tutti.

Era lì per i cittadini di Manhattan che avevano bisogno di aiuto e sapevano che gli altri supereroi non erano interessati ad aiutarli, e che anche la polizia era per lo più inutile nel salvare le loro vite. Questo mise Mister Knight contro i vampiri, così come contro un altro discepolo di Khonshu che voleva assumere il ruolo per sé.

L’introduzione di Mister Knight ha funzionato perché ha fatto ciò che la run di Bendis e Maleev non era riuscita a fare ovvero riportare il focus sul personaggio rendendo coerente la sua psicologia, portando la narrazione a una dimensione più accessibile, ma al contempo  rafforzando il legame con Khonshu, senza rendere il personaggio schiavo della divinità egizia.

Mister Knight, l’identità che ha messo ordine al caos

A distanza di dodici anni, l’introduzione di Mister Knight è stata senza dubbio una buona idea editoriale, che ha riportato ‘sulla retta via’ Moon Knight mettendo ordine nel caos. Ellis ha introdotto un’altra identità che non sostituisce le altre, ma le completa.

Mr. Knight costituisce un semplice cambio di prospettiva da parte degli autori che è diventato un caposaldo della narrazione di Moon Knight, tanto da essere una delle identità centrali nella sfortunata serie TV dei Marvel Studios con Oscar Isaac.

La creazione di questa identità da parte di Warren Ellis e Declan Shalvey, probabilmente ha ‘salvato’ la serie a livello editoriale che poi, da quel momento, ha visto salire alla ribalta l’eroe con cicli clamorosi sino ad arrivare agli ultimi anni e a Jed MacKay e Alessandro Cappuccio. Ma questa, come si suol dire, è un’altra storia…..

*Fonte del presente articolo comicbook.com

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