FumettiInterviste
Shockdom Rebirth: tra grandi sfide e annunci ‘sfumeggianti’
Al Be Comics! Be Games! Torino abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Francesco Marcantonini, co-fondatore di Mirage Comics, a proposito del rilancio di Shockdom. Cosa ci attende da questo grande ritorno? Continuate a leggere per scoprirlo!
Quando Shockdom chiuse nel 2024, lasciò un grande vuoto a livello editoriale.
Ora Shockdom è tornata con un nuovo logo esplosivo e, come un’araba fenice, rinasce grazie a una realtà che si è fatta largo tra i grandi editori italiani negli ultimi anni: Mirage Comics.
Con quell’energia che contraddistingue la casa editrice che sta portando da tempo in Italia autori internazionali del calibro di John Romita Jr. e Kevin Eastman, Shockdom si prefissa fin da subito di presentare ai lettori volumi e proposte accattivanti sin dai primi (grandi) annunci.
Al Be Comics! Be Games! Torino la nuova Shockdom è tornata ufficialmente in pista, partecipando alla prima fiera dell’anno.
Abbiamo avuto l’occasione di parlare alla nuova manifestazione torinese, con Francesco Marcantonini, co-fondatore di Mirage Comics e tra gli artefici della rinascita di Shockdom, che ci ha illustrato i primi passi e gli obiettivi principali. Ma abbiamo parlato anche di annunci, tra cui uno decisamente ‘sfumeggiante’.

La nuova Shockdom: stessa passione, nuova visione
Grazie mille Francesco di essere qui con noi su PopCorNerd.it. Shockdom è tornata, e lo ha fatto grazie a Mirage Comics ed Eterea Edizioni. Lo possiamo definire come un ritorno insieme alla rinascita dell’etichetta?
Francesco Marcantonini – Io direi più che è una nuova Shockdom. Rimane la passione editoriale che l’ha vista nascere e crescere, e chiaramente poi quello che è l’obiettivo predisposto da parte di tutto il nuovo nucleo di lavoro è quello di creare un nuovo approccio in cui si gestiscono le varie dinamiche editoriali che sappiamo essere tante.
Shockdom è una macchina complessa, perché è stata creata e formata da creator, influencer, disegnatori, autori completi stranieri e italiani, mondo orientale… c’era di tutto.
Quindi l’obiettivo è quello di cercare di dare una nuova visione, una nuova versione della stessa.
Quello che io ho notato è che, come proposte sul mercato editoriale, la nuova Shockdom porta con sé un po’ di quel carattere e intraprendenza, che abbiamo imparato a conoscere, della Mirage Comics.
Francesco Marcantonini – Facciamo sicuramente frutto della nostra esperienza in Mirage Comics per avere gli stessi valori e la stessa identità dal punto di vista della passione che dimostriamo nel fumetto. Quindi quello che varrà per Mirage lo sarà anche per Shockdom, compresa la questione del mettere l’artista e l’autore prima di ogni altra cosa. Prima di noi stessi.

Allora, parliamo un attimo di quello che già sapevamo e poi arriviamo invece a quello che è stato annunciato oggi [l’intervista è stata registrata domenica 19 aprile durante il Be Comics! Be Games! Torino n.d.r.]. Abbiamo detto che ci sono diverse collane, cinque per l’esattezza, pensate per tutti i gusti. Cosa puoi dirci su queste nuove proposte e cosa devono aspettarsi i lettori?
Francesco Marcantonini – Allora, come abbiamo già detto, le cinque collane servono per catalogare e dare un’idea chiara su quello che era Shockdom prima e come vorremmo poi gestirla d’ora in avanti.
Quindi la differenziazione fra Old School, Heartbeat, Icons, Visions e LOL è fatta proprio per dire “ok, noi ci occuperemo principalmente di queste materie e lo faremo con quello che era prima Shockdom, ma soprattutto con quella che sarà la nuova Shockdom.”
Questo contesto andrà, poi, ad aumentare; ci saranno nuove proposte, nuove visioni delle stesse, nuove collaborazioni italiane o straniere che siano. Ma quelle cinque collane saranno i nostri pilastri.
Mai dire mai, ovviamente, e magari andremo a mettere qualche altro tassello in futuro.
Una delle cose che ho apprezzato di più sono i bundle che avete reso subito disponibili, con sconti davvero accattivanti. Si tratta di iniziative che vedono i vostri volumi a dei prezzi davvero imperdibili per i lettori.
Francesco Marcantonini – Il bundle è un modo per far riscoprire l’amore e la passione per il fumetto in ambito popolare, quindi ci sono delle selezioni ben curate e accurate che abbiamo fatto all’inizio.
Ti ricordo che facciamo 30 uscite al day one di ogni stagione, poi mano a mano, ogni due settimane, abbiamo dei lanci, e il bundle serve per entrare nel meccanismo di quella collana.
Quindi noi ci proponiamo anche per fare da “amico”, cioè cerchiamo di suggerire al lettore quelle che sono le esperienze che si potranno vivere all’interno del mondo di Shockdom. Chiaramente c’è ancora tanto da scoprire, e arriveranno tante novità.
Parlavamo prima degli autori: quello che ho subito notato è che ci sono autori già con una certa esperienza, un certo percorso artistico, e anche autori nuovi. Quindi anche in questo caso, nel futuro di Shockdom, ci sarà un mix, un equilibrio tra autori con esperienza e emergenti?
Francesco Marcantonini – Senza dubbio. L’obiettivo era proprio questo: creare una nuova possibilità per tutti quanti.
Quindi che siano autori già rinomati, con un passato importante nel mondo autoriale, piuttosto che nuove leve che devono e vogliono vivere quel tipo di contesto, noi siamo lì pronti per questo.
Ricordiamoci che Shockdom nasceva da questo amore per il nuovo, da questo connubio in cui si univa una trasformazione che sembrava quasi necessaria nel mondo del fumetto.
Poi, appunto, come abbiamo già ricordato, ci sono stati degli ottimi e bellissimi momenti nella vita di Shockdom e il nostro obiettivo è anche quello di riportarla a quel livello, a quel tipo di percezione e amore per il fumetto.
Parlando adesso di nuovi annunci, avete portato in Italia un titolo di punta come Monster High, un vero e proprio fenomeno negli Stati Uniti. L’obiettivo è quindi guardare anche all’estero e proporre diverse opere internazionali importanti sotto l’etichetta Shockdom?
Francesco Marcantonini – Non ci fermiamo a un prodotto “da esplorare” e da scovare nel territorio italiano, ma andiamo anche a prendere licenze importanti come lo è Monster High che ricordo essere un brand di Mattel, conosciuto a livello internazionale, con versioni cinematografiche, cartoni animati, tutto il mondo delle bambole e del collezionismo.
Ritorniamo sempre sulle passioni, e qui Mattel ha fatto sicuramente un ottimo lavoro. Perché non portare in Italia un contesto così appassionante, così vicino anche ai nostri valori?
L’obiettivo, come sempre, è mettere la passione prima di tutto. Monster High sarà una serie in varie puntate, con spillati e raccolte in brossurati, ma non è l’unica licenza su cui stiamo lavorando.

Infatti al panel del Be Comics! Be Games! Torino che vi ha visto protagonisti, avete fatto un grossissimo annuncio: la pubblicazione sotto il marchio Shockdom del fumetto di The Mask.
Francesco Marcantonini – Esatto, grande ritorno in Italia di The Mask, che da tanti anni non aveva un’edizione italiana.
Mi piace ricordare che il secondo omnibus non è mai uscito nel nostro paese, ma partiremo ovviamente dalla prima serie.
Dobbiamo far recuperare The Mask a tutti gli amanti del cinema e del fumetto, perché è bellissimo, è spettacolare: ci dà una visione diversa rispetto al film.
Noi lo conosciamo per l’interpretazione di Jim Carrey, che è molto diversa, mentre nel fumetto vediamo in maniera molto più forte il dramma dei personaggi.
Sono molto più tosti, anche più oscuri in certi tratti. Ed è molto bello perché il fumetto fa quello che deve fare: farci vivere tutto in maniera intensa, farci sognare, farci evadere con la mente.
Quindi sì, The Mask: dobbiamo ancora annunciare quando, ma ci stiamo lavorando e non vediamo l’ora che il pubblico possa riabbracciarlo.

Ultima domanda: ci potete anticipare qualcosa sul futuro? Magari seconda parte dell’anno o già nel 2027?
Francesco Marcantonini – Abbiamo annunciato Murder Inc. [opera di Brian Michael Bendis e Michael Avon Oeming n.d.r.], quindi faremo sia il volume uno che il volume due.
Poi stiamo lavorando a delle trasposizioni a fumetto di serie TV, e siamo in dirittura d’arrivo per un accordo che riguarda anche al mondo manga mainstream con nomi molto importanti.
Vi potete aspettare un lancio di impatto per quanto riguarda sia il mondo film e serie TV sia quello dei manga.
E immagino, come da sempre vi contraddistingue, che i lettori avranno modo di incontrare tanti ospiti alle prossime fiere.
Francesco Marcantonini – Sì, sì. Abbiamo già iniziato qui al Be Comics! Be Games! Torino a portare alcuni ospiti, e abbiamo la fortuna di conoscere tanti artisti che vengono invitati nelle convention.
Cito David Messina, Francesco Biagini, Marga Biazzi, Marco Ventura e tanti altri. Questo è solo l’inizio: questa è la prima fiera e tante altre seguiranno.
Sicuramente al Napoli Comicon avremo Violetta Rocks, Giulio Riccione e molti altri nomi.
Non vediamo l’ora di condividere con voi un piano per sentirci tutti di nuovo coinvolti nel mondo del fumetto.
Grazie mille a Francesco e alla prossima.
Francesco Marcantonini – Grazie a voi.
Comics
The Walking Dead: il fumetto sugli zombie che parla di umanità
The Walking Dead, un fumetto che ha fatto la storia, consacrando Robert Kirkman come autore di punta dell’industria comics americana.
Manga
I migliori manga sul calcio da leggere durante i Mondiali 2026
I Mondiali di calcio 2026 sono finalmente arrivati (anche se per noi italiani si tratta dell’ennesima Coppa del Mondo che ci vede come semplici spettatori).
Le nazionali di tutto il mondo stanno già dando spettacolo sui campi di Stati Uniti, Canada e Messico. Ma tra una partita e l’altra, ogni appassionato di calcio sa che c’è sempre tempo per vivere altre grandi storie legate al pallone.
Il manga sportivo, e quello calcistico in particolare, ha regalato nel corso degli anni alcune delle opere più emozionanti del fumetto giapponese, capaci di raccontare non solo le partite, ma anche sacrifici, sogni, rivalità e crescita personale. Se l’atmosfera mondiale vi ha fatto venire voglia di altro calcio, ecco i manga imperdibili da recuperare!
Giant Killing: la vera partita si gioca anche fuori dal campo
La maggior parte dei manga sportivi mette al centro i giocatori. Giant Killing, scritto da Masaya Tsunamoto e illustrato da Tsujitomo, sceglie invece una strada diversa, concentrandosi sul ruolo dell’allenatore e su tutto ciò che accade dietro le quinte di una squadra professionistica.
Il protagonista è Tatsumi Takeshi, ex stella dell’East Tokyo United che, dopo aver lasciato il Giappone per trasferirsi in Inghilterra, si è costruito una reputazione come tecnico brillante e imprevedibile. Quando la sua vecchia squadra, ormai in crisi e vicina alla retrocessione, decide di richiamarlo, Tatsumi si trova davanti a una sfida apparentemente impossibile.
Ciò che rende Giant Killing così affascinante è la sua attenzione alla tattica, alla gestione dello spogliatoio e alle dinamiche economiche e sociali che ruotano attorno a un club. Una lettura perfetta per chi, guardando i Mondiali, ama analizzare schemi e strategie tanto quanto i gol.
Giant Killing è pubblicato in Italia da Panini Comics.
Blue Lock: il manga che ha rivoluzionato il calcio giapponese
Se c’è un titolo che negli ultimi anni è diventato sinonimo di manga calcistico, quello è senza dubbio Blue Lock.
Creato da Muneyuki Kaneshiro e Yusuke Nomura, il manga parte dalla delusione del Giappone ai Mondiali del 2018 e immagina una soluzione radicale: creare l’attaccante perfetto attraverso un programma di selezione spietato.
Trecento giovani talenti vengono rinchiusi nella struttura chiamata Blue Lock e costretti a competere tra loro. Solo uno potrà emergere come il bomber destinato a guidare il Giappone verso la gloria mondiale. Chi fallisce perde per sempre la possibilità di indossare la maglia della nazionale.
Con il suo mix di sport, tensione psicologica e competizione estrema, Blue Lock ha portato una ventata d’aria fresca nel genere. Non sorprende che, mentre i Mondiali 2026 stanno infiammando i tifosi di tutto il pianeta, molti lettori continuino a considerarlo il manga calcistico più influente dell’ultimo decennio.
Blue Lock è pubblicato in Italia da Panini Comics.
Captain Tsubasa: il manga che ha fatto innamorare il mondo del calcio
Prima di Blue Lock, prima di Giant Killing e prima ancora che molti lettori scoprissero i manga sportivi, esisteva Captain Tsubasa. Conosciuto in Italia come Holly e Benji, il capolavoro di Yoichi Takahashi ha ridefinito il genere calcistico e ha trasformato il pallone in un’epopea fatta di sogni, amicizia e rivalità. Ancora oggi rappresenta il punto di riferimento assoluto per qualsiasi manga dedicato al calcio e una lettura obbligata per chiunque stia vivendo l’entusiasmo dei Mondiali 2026.
La storia segue le avventure di Tsubasa Ozora (Oliver Hutton nell’adattamento italiano), un ragazzo che sogna di vincere la Coppa del Mondo con il Giappone. Tra tiri impossibili, rivalità leggendarie e partite interminabili, il manga è diventato un fenomeno culturale mondiale.
Captain Tsubasa è stato pubblicato in Italia da Star Comics.
Hungry Heart: il manga di Takahashi dopo Captain Tsubasa
Dopo aver rivoluzionato il genere con Captain Tsubasa, Yoichi Takahashi tornò a parlare di calcio con Hungry Heart, una serie più realistica e moderna rispetto alle sue opere precedenti.
Il protagonista è Kyosuke Kano, fratello minore di una superstar del calcio giapponese, che ha abbandonato questo sport proprio per sfuggire ai continui paragoni con il celebre familiare. Quando però riscopre la passione per il pallone, Kyosuke decide di tornare in campo e costruire il proprio percorso, lontano dall’ingombrante ombra del fratello. Con uno stile più vicino al calcio reale e una maggiore attenzione ai rapporti umani, Hungry Heart rappresenta una lettura imperdibile per chi cerca una storia di sport, amicizia e riscatto personale firmata da uno dei più importanti autori di manga sportivi di tutti i tempi.
Hungry Heart è stato pubblicato in Italia da Star Comics.
Per chi mastica l’inglese ecco tre chicche imperdibili!
Di seguito, invece, tre opere inedite in Italia, ma disponibili in lingua inglese e da ricercare per chi sta vivendo il Mondiale direttamente negli Stati Uniti, Canada o Messico!
Whistle!: il classico racconto dell’underdog
Prima di Blue Lock e dell’esplosione moderna dei manga calcistici, c’era Whistle! di Daisuke Higuchi, una delle serie più amate dagli appassionati del genere.
La storia segue Shō Kazamatsuri, ragazzo di bassa statura che sogna di diventare un calciatore nonostante venga continuamente sottovalutato. Dopo essere stato escluso dalla prestigiosa squadra della sua scuola, decide di trasferirsi e ricominciare da capo.
Da quel momento prende vita una classica ma efficacissima storia di sacrificio, allenamento e determinazione. Whistle! riesce ancora oggi a emozionare grazie a un protagonista con cui è facile identificarsi e a un messaggio universale: il talento conta, ma la volontà può fare la differenza.
Sayonara, Football: passione e riscatto
Tra i manga dedicati al calcio femminile, Sayonara, Football occupa un posto speciale.
L’opera di Naoshi Arakawa racconta la storia di Nozomi Onda, una quattordicenne che vive per il calcio e che si allena costantemente per migliorare. Nonostante il suo talento, si trova spesso a confrontarsi con pregiudizi e ostacoli che sembrano rallentare la sua crescita rispetto ai compagni maschi.
Determinata a dimostrare il proprio valore, Nozomi decide di affrontare ogni limite e inseguire il suo sogno senza compromessi.
Il risultato è una storia intensa e coinvolgente che affronta temi come la determinazione, l’identità e il ruolo delle donne nello sport, senza mai perdere di vista l’emozione del gioco.
Farewell, My Dear Cramer: il calcio femminile incontra il dramma sportivo
Sempre firmato da Naoshi Arakawa, Farewell, My Dear Cramer rappresenta il naturale proseguimento delle tematiche affrontate in Sayonara, Football.
Le protagoniste sono Sumire Suō e Midori Soshizaki, due talentuose giocatrici che durante le scuole medie si sono affrontate come rivali. Con l’arrivo al liceo, però, le due finiscono per ritrovarsi nella stessa squadra, quella della Warabi Seinan, formazione in difficoltà che cerca disperatamente di tornare competitiva.
Tra partite, rivalità, amicizie e problemi personali, il manga costruisce un racconto sportivo maturo e appassionante, capace di alternare momenti di grande intensità agonistica a un forte approfondimento dei personaggi.
Il compagno perfetto tra una partita e l’altra? Un ottimo manga!
Che preferiate le sfide tattiche di Giant Killing, la crescita personale di Whistle!, la competizione feroce di Blue Lock o le storie legate al calcio femminile raccontate da Naoshi Arakawa, l’importante è che troviate una lettura capace di accompagnarvi per tutta la durata del torneo.
*Fonte del presente articolo: CBR.com
Fumetti
Intervista a Simone Pace, raccontare la libertà
Durante Comicon Napoli 2026 abbiamo avuto il piacere di intervistare Simone Pace, autore di ‘Belmiele’ edito da Edizioni BD.
Simone Pace è un giovane fumettista che da qualche anno si sta ritagliando un suo spazio all’interno del panorama italiano.
Ha uno stile visivo riconoscibile e particolare, oltre ad avere idee ben precise sulla vita. Scrive, disegna e colora egregiamente le sue opere, dimostrando in più occasioni di essere un autore a tutto tondo. Dall’unione di questi aspetti sono, appunto, nate tre graphic novel edite da Edizioni BD: Fiaba di cenere (2022), Cuore (2024) e Belmiele (2026).
Proprio in occasione dell’uscita di quest’ultimo, avendo apprezzato molto le precedenti, ho scelto di porgli delle domande che ripercorressero un po’ il suo percorso personale e artistico.
Ciao Simone, grazie per questa intervista! Comincio subito con le domande.
Ho notato un’evoluzione nel tuo stile di disegno da Tom Sawyer ad oggi con Belmiele. Prima i tuoi personaggi erano più “puliti”, caratterizzati visivamente al meglio, con pochi tratti. Ora mi sembra che tu abbia adottato un tratto più articolato e “sporco” ma altrettanto efficace.
Anche le tinte piatte sembrano aver lasciato infatti il posto ad un uso più sfumato del colore. Pensi di aver trovato il tuo stile “definitivo” o è una fase per arrivare a qualcosa di diverso?
Simone Pace – Ti ringrazio per la domanda perché è molto interessante. Affrontare questioni stilistiche è sempre qualcosa che si fa poco in realtà, secondo me troppo poco.
Allora è assolutamente vero, specialmente se partiamo da Tom Sawyer, che è un’opera di tanti tanti anni fa.
Diciamo che la mia è una direzione e una dichiarazione di intenti. Ho una mia personale formazione letteraria sul fumetto pop, però ho avuto una formazione artistica un po’ più underground, all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Ma col tempo ho capito che voglio ricongiungermi al mio gusto pop. Quindi praticamente sto facendo un percorso per avvicinarmi a quello. La mia mira è comunque un gusto più americano o anche giapponese, ma pop, ciò che mi interessa è essere collocato lì.
Per fare questo sto facendo degli step. È un percorso che non è sempre lineare perché ci sono delle cose dell’underground che non voglio abbandonare di per sé. Però il mio gusto mi porta sempre più lì in maniera molto naturale; quindi, non penso che sia arrivato al mio stile definitivo ma, se penso ai miei più grandi autori del cuore, il loro stile è mutato nel corso del tempo. Però sì, sicuramente la direzione è tracciata.

© 2026 Simone Pace © 2026 per questa edizione Edizioni BD srl
Rimanendo sull’uso dei colori, in un’intervista passata hai dichiarato “Sono diventato noto per i miei colori. Ho sempre pensato che il fumetto bianco e nero fosse il massimo del massimo.”. Lo pensi ancora ed è in programma, in futuro, più o meno lontano, un fumetto che vada in direzione completamente opposta a quelli che hai fatto fino ad ora?
Simone Pace – Devo arricchire quella risposta. Io penso che il fumetto sia un mezzo che riesce a raccontare in maniera potentissima anche l’essenziale, cioè anche solo col bianco e col nero, con lo zero e con l’uno. Puoi veramente fare tutto.
Il colore è un enorme strumento. Uno strumento potentissimo per settare l’atmosfera, per suggerire, per raccontare…e a forza di usarlo mi rendo conto quanto spesso sia un mezzo per evitare didascalismo. Cioè se tu vuoi raccontare una situazione di tensione e usi il colore in un certo modo può evitare di scrivere. Quindi è uno strumento importantissimo.
Detto ciò, i miei fumetti preferiti sono in bianco e nero e in gran parte sono manga. Ho in testa, in futuro, di fare un fumetto puramente in bianco e nero, magari coi retini, anche per misurarmi con quel tipo di gusto ma attualmente non ho nulla di concreto.

© 2026 Simone Pace © 2026 per questa edizione Edizioni BD srl
Sui social, Instagram in particolare, ci rendi spesso partecipe dei tuoi work in progress, delle tue commission e delle nuove graphic novel su cui stai lavorando, ma ti esponi anche tanto politicamente. Personalmente apprezzo molto la scelta, ma mi chiedevo se ciò ti avesse mai creato dei problemi con gli editori e i followers o se invece lo reputi un vantaggio.
Simone Pace – Un vantaggio no. Assolutamente no. Cerco di farlo sempre meno e, in generale, mi rendo conto che sui social sto esponendo sempre meno gli aspetti della mia vita privata. Sono un po’ allergico al culto della persona dietro all’opera. È una cosa in cui tutti quanti incappano, perché i social funzionano così. Però, a costo di faticare di più, vorrei che fosse solo l’opera ad arrivare.
In Belmiele c’è tanta politica e ci sono espressioni di una posizione politica molto molto precisa, ma lo faccio dire all’opera. Detto ciò, non ho mai avuto nessun problema perché penso che il mondo editoria, specialmente quello italiano, sia molto schierato, in realtà. Chi più, chi meno.
Non ho conosciuto quasi nessuna realtà che non avesse un’idea politica piuttosto progressista. Però non so il mondo americano, perché lo conosco troppo poco da quel punto di vista ma credo sia più sfaccettato.

Cover regular Belmiele di Simone Pace © 2026 Simone Pace © 2026 per questa edizione Edizioni BD srl

Cover variant Belmiele di Wether Dell’Edera © 2026 Simone Pace © 2026 per questa edizione Edizioni BD srl
Le tue idee sulla vita, poi, si evincono facilmente dalle tue opere realizzate per Edizioni BD, di cui hai il pieno controllo creativo.
Fiaba di Cenere, Cuore e Belmiele sono tre storie che mettono al centro di tutto i rapporti tra le persone e con sé stessi durante un periodo di guerra. Tutti e tre finiscono in maniera dolce-amara, in particolare quest’ultimo, secondo me. Se dovessi scrivere oggi le tue prime due graphic novel, visto l’attuale clima geopolitico, avrebbero lo stesso finale o saresti più cinico?
Simone Pace – Non lo so.
La connessione col reale c’è sempre ma cerco sempre di astrarre, non mi baso mai su una situazione precisa; anche perché in questo senso, le cose mutano così tanto e allo stesso tempo non mutano mai.
Adesso sembra che ci sia la guerra in tutto il mondo, ma in realtà non c’è mai stato un momento senza guerra. Quindi se uno si guarda intorno, purtroppo certe situazioni sono così da tempo. Ora, magari, sono esacerbate. Quindi diciamo che se vogliamo il cinismo ci può sempre stare come risposta e non è biasimabile.
Comunque, penso che in realtà le scriverei così perché rimangono storie che raccontano quel mondo lì con quei personaggi lì; i bambini di Fiaba di Cenere sono, appunto, dei bambini e rimarranno naif rispetto ad alcune cose. Sono così e rimarrebbero così anche se li scrivessi adesso, magari con qualche minima variazione.
Belmiele è forse più dolce-amara, ma perché è un personaggio più incattivito. Sicuramente è un personaggio che in questo periodo storico mi sentivo di raccontare più di altri, forse. Ha trovato il momento storico per essere raccontato. Però lei è così, questo è il suo carattere.
Dei quattro protagonisti delle tre storie è sicuramente la più arrabbiata.
Simone Pace – Sì, sicuramente sì. Tra i personaggi in generale, no: il più arrabbiato è il generale di Cuore.

© 2026 Simone Pace © 2026 per questa edizione Edizioni BD srl
Dopo aver raccontato il fantasy e il sci-fi, attraverso l’ambientazione medievale, poi cyberpunk e, infine, in stile western, hai considerato di cimentarti in un altro genere o sottogenere, magari come noir, l’horror o il supereroistico, di cui comunque sei fan? Oppure hai voglia, invece, di espandere gli Universi già creati, un po’ come hai fatto con Sorbo Rosso in passato?
Simone Pace – Chiaramente, l’idea di espandere gli universi è una cosa stimolante. In un certo senso, creo sempre tasselli in cui immagino delle coerenze potenziali anche tra i vari libri, anche se nessuno è sequel di un altro.
Non voglio cadere in una logica di serialità, specialmente con racconti autoconclusivi. Non voglio che il lettore, venendo in fiera, trovi il “volume 3” di una serie di cartonati che possono avere un costo importante, magari di 30€.
Secondo me non è il tipo d’approccio giusto rispetto al mio tipo di storie. Per cui se io mi imbarco in un sequel di Fiaba di Cenere che necessita la lettura del capostipite, è un po’ controproducente.
In più, ogni volta che penso di allargare un Universo (di cui comunque ho qualche idea), allo stesso tempo ho tantissima voglia di sperimentare su un altro genere o altre storie.
Ad esempio, adesso ho in mente un progetto cyberpunk che è vicino a Cuore, anche come tipi di personaggi, però è un’altra storia.
Ho la fortuna di poter lavorare rendendo conto solo all’editore e a me; non ci stanno terze persone le cui idee poi inficiano sulla storia e posso scegliere in base all’ispirazione del momento. Quindi è probabile che vedrete anche storie di genere completamente diverso, sì.
Torno un attimo su Fiaba di Cenere. Ciò che mi ha spinto, anni fa, in un ormai lontano Lucca Comics, all’acquisto di questo volume sono stati, appunto, i colori. Ciò che me lo ha fatto amare, però, sono i personaggi. Marlo e Marfisa hanno un bellissimo rapporto fraterno, spontaneo e naturale.
Mi ha ricordato in un contesto diverso, ovviamente, quello tra me e mio fratello quando eravamo piccoli. Tutto ciò deriva da esperienze personali o solo da un’ottima capacità di scrittura?
Simone Pace – Ho un fratello e con lui ho un buon rapporto, però è sempre stato un po’ litigioso. Due fratelli maschi, tre anni di differenza: non è esattamente lo stesso rapporto di Marlo e Marfisa.
Sicuramente tante dinamiche tra loro derivano da esperienze personali: non ci sono riferimenti a momenti ben precisi, però il mood sì.
Marfisa è diversa da me. Io, come lei, sono il maggiore. Lei è molto più protettiva di me, ma per fortuna noi abbiamo fatto una vita normale, loro meno. Sicuramente l’esperienza diretta c’è e conta, però lei non è me e Marlo non è mio fratello, sicuramente.

© 2026 Simone Pace © 2026 per questa edizione Edizioni BD srl
Parliamo di Cuore. Il momento in cui Alma capisce che tutto sta volgendo al termine mi ha messo i brividi. È una delle poche volte in cui lo vediamo sorridere. Lui non è un umano, ma molto più cuore, appunto, di tanti altri umani. Come sei riuscito a creare un momento così intenso con un personaggio che la maggior parte del tempo è volutamente mono espressivo e malinconico?
Simone Pace – Io l’ho sempre considerato molto umano, anche se per sua programmazione non dimostra l’umanità e l’espressività che dimostrano gli esseri umani è un personaggio profondamente sensibile a dinamiche umane. È cresciuto con gli umani, quindi ho pensato che non fosse così innaturale che si avvicinasse agli esseri umani in un momento così culminante. È la cosa più vicina all’umanità che ha fatto, in un certo senso.

© 2026 Simone Pace © 2026 per questa edizione Edizioni BD srl
Anche su Belmiele libertà, guerra, rabbia, natura (il fuoco, particolare) e il rapporto genitori-figli sono la spina dorsale del racconto. È quasi sempre la figura femminile il tramite per esprimere questi temi. Belmiele e la Strega-Drago, Nuvia ed Estrella, Marfisa, la Strega del Fuoco e Pupa. Come mai?
Simone Pace – Non c’è una scelta a monte, in realtà.
Belmiele è un personaggio che ho in testa da tanti anni ed è sempre stato un personaggio femminile. In realtà, riflettendoci questi giorni in cui mi hanno chiesto diverse cose, c’è sicuramente un riferimento a Queen Emeraldas di Leiji Matsumoto, che è un personaggio femminile molto forte e mi è sempre piaciuto molto e, probabilmente, mi ha ispirato.
Però non ne vorrei fare una questione di genere, perché, di base, è una scelta naturale. Probabilmente mi viene naturale far sì che personaggi femminili siano in quelle posizioni, muovono l’azione in quel modo, forse. Però non è una scelta presa a tavolino.

© 2026 Simone Pace © 2026 per questa edizione Edizioni BD srl
Nei mesi scorsi ti sei messo alla prova con nuove avventure. Sei tra gli artisti scelti da Tomodachi Press per realizzare una carta di Release the Creatures: Dinosaurs!, set di carte curato da Dario Moccia, e stai lavorando con Curtis Clow su A Place Where Time Doesn’t Exist, space-opera nata su Kickstarter del quale curi le illustrazioni. Com’è stato il processo di realizzazione della carta e come cambia il modo di lavorare quando sei a contatto con uno sceneggiatore e non sei tu a scrivere la storia?
Simone Pace – Per quanto riguarda la carta, in realtà, è stato tutto molto frenetico perché i tempi erano molto stretti. È stato un lavoro abbastanza “cotto e mangiato” ed è andata benissimo così. Mi ha dato un dinosauro disegnare e già così ero felice.
Abbiamo avuto un’interazione di editing in due/tre giorni e ho realizzato la carta; quindi è stato un lavoro molto interessante. Spero di farne ulteriori perché comunque disegnare carte è molto bello.
Tutti quanti abbiamo avuto contatti con le carte, quindi poterle realizzare è un po’ un piccolo sogno.
Il problema dell’altro del progetto è che, purtroppo, è arenato, per ragioni che non dipendono da me.
C’è stato un processo anche molto bello, è stato un bel lavoro. Ho lavorato con sceneggiatori in altre piccole cose, è sempre una cosa che mi piace fare.
Il problema è che è un progetto in cui io ero ingaggiato come disegnatore. Ho fatto la mia parte. Lo sceneggiatore, che è anche il creatore e curatore, chi detiene i diritti e chi si occupa della gestione del crowfunding purtroppo non dà più notizie. Non so se è per problemi personali, non mi è dato saperlo.
Ne approfitto per dire che io, purtroppo, non posso che invitarvi a scrivere allo sceneggiatore e sperare di spronarlo. Purtroppo non dipende da me, davvero.
Mi dispiace per il progetto e per questa nota amara nel finale, ma ti ringrazio di cuore per quest’intervista!
Simone Pace – Grazie mille a te!
Simone Pace: Biografia

Simone Pace è nato a Rieti. Fin da bambino è affascinato dai racconti fantastici, mitologici e dai miti del folklore della sua terra. L’amore per il disegno e la scrittura lo spinge a raccontare a fumetti. Si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Nel 2016 fonda con altri colleghi il collettivo Sciame, con cui autoproduce, pubblica e promuove storie a fumetti di genere. Nel 2022 esce in edizione cartacea a marchio Edizioni BD Fiaba di Cenere, opera inizialmente pubblicata sulla piattaforma di webtoon Tacotoon. Nel 2023 vince il premio Nuovi Talenti a Romics, mentre la sua autoproduzione Sorbo Rosso è candidata ai premi Boscarato come Miglior Fumetto Web. Dopo una incursione nel cyberpunk con Cuore (edito nel 2024 da Edizioni BD) presenta a COMICON Napoli 2026 la sua ultima opera: il fantasy dalle atmosfere western Belmiele.
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