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Recensioni

The Corny Awards: le nostre 5 serie a fumetti preferite del 2025

Una classifica che premia la forza autoriale di Image Comics e il ritorno in grande stile di DC, con Marvel che fatica a lasciare il segno nonostante Ultimate Wolverine.

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The Corny Awards, le 5 serie a fumetti preferite di popcornerd.it

Il 2025 è ormai agli sgoccioli e, come da tradizione, questo è il momento in cui ci si ferma un attimo a guardarsi indietro. Un anno intenso, fatto di cambiamenti, viaggi, nuove amicizie, nuovi amori e, naturalmente, tantissimi fumetti che ci hanno accompagnato mese dopo mese.

Da questa esigenza di tirare le somme nasce The Corny Awards, una serie limitata con cui vogliamo celebrare ciò che più ci ha colpiti nel corso dell’anno. Attraverso questi articoli proveremo a stilare le nostre classifiche delle migliori serie a fumetti, graphic novel, manga, serie TV e film usciti nel 2025 e che la redazione di popcornerd.it ha letto e/o visto.

Quella che state per leggere non è una verità assoluta né una classifica definitiva: sono scelte personali, frutto di gusti, sensibilità ed esperienze diverse. Prendetele per quello che sono – consigli sinceri, pensati per condividere entusiasmo, scoperte e, magari, accendere qualche discussione tra appassionati.

Questo è The Corny Awards: le nostre 5 serie a fumetti preferite del 2025.

5. Souzie-Q, Un ritratto di Rocky Marciano di Carmine Di Giandomenico, Francesco Colafella e Tanino Liberatore

Souzie-Q. Un ritratto di Rocky Marciano

Souzie-Q. Un ritratto di Rocky Marciano

Come spesso precisato dagli autori, questa non è una storia sul pugilato, bensì su un uomo di nome Rocco Francis Marchegiano che, grazie al suo talento innato, è arrivato a combattere sui ring più importanti degli Stati Uniti sotto il nome di Rocky Marciano, guadagnandosi da vivere – come lui stesso diceva – “prendendo a pugni la gente”.

Di Giandomenico e Colafella costruiscono un racconto intimo su chi fosse Rocky Marciano una volta sceso dal ring. Marito e padre, amico e temibile avversario, questo one-shot racconta i momenti più importanti della vita e della carriera del pugile di origini abruzzesi.

Tanino Liberatore arricchisce il racconto con alcune tavole da brividi, inserite in una struttura costruita per parallelismi e flashback.

Pubblicato da Sergio Bonelli Editore.

4. You’ll Do Bad Things di Tyler Boss e Adriano Turtulici

You'll Do Bad Things #1

You’ll Do Bad Things #1

You’ll Do Bad Things è una miniserie di sei numeri che segue le vicende di Seth Holms, uno scrittore di true crime alle prese con il demone che, prima o poi, colpisce ogni autore: il blocco creativo. Il suo ultimo romanzo di successo, He Came in With a Smile, risale a circa dieci anni prima, e l’urgenza di tornare a scrivere si fa sempre più pressante.

Con grande fatica Seth riesce a rimettere nero su bianco qualche pagina, ma ben presto si accorge che qualcosa non va. Le storie che prendono forma sulla carta sembrano avere conseguenze nel mondo reale: i suoi personaggi vengono uccisi da un serial killer… e la rivelazione più sconvolgente è che quelle morti non restano confinate tra le pagine che sta scrivendo.

Lo stile grafico di Turtulici è di altissimo livello: riesce a elevare il ritmo di un racconto già di per sé opprimente, grazie a palette che osano moltissimo senza mai risultare eccessive. Emblematiche, ad esempio, le scene in cui i protagonisti sono colorati con una palette completamente diversa dal resto dell’inquadratura, per metterli in evidenza. Geniale.

Se vi piacciono le storie true crime, questo fumetto fa decisamente al caso vostro.

Pubblicato da Image Comics.

3. Escape di Rick Remender e Daniel Acuña

Escape #1

Escape #1

Un esercito di cani, gatti e altri animali antropomorfi si prepara a bombardare una città abitata da pipistrelli, prima che questi possano fare lo stesso. Ma qualcosa va storto. Milton Shaw si ritrova solo, ferito e disorientato, abbandonato in pieno territorio nemico. Se venisse catturato, probabilmente preferirebbe la morte.

In questa brutale storia di guerra, ispirata dalle storie di suo nonno, soldato americano nella Seconda Guerra Mondiale, Rick Remender utilizza l’espediente dell’antropomorfismo per esplorare senza sconti le atrocità del conflitto e il peso morale che grava sulle spalle di chi lo combatte. Il comparto visivo di Daniel Acuña amplifica la tensione e l’alienazione, trasformando Escape in un racconto disturbante e profondamente umano.

Pubblicato da Image Comics.

2. Absolute Batman di Scott Snyder e Nick Dragotta

Absolute Batman #10

Absolute Batman #10

È finalmente il turno di Absolute Batman: non ce ne siamo dimenticati. Nonostante la serie abbia esordito nell’ottobre del 2024, ben tredici numeri sono stati pubblicati nel corso del 2025, rendendola pienamente eleggibile per questo Award.

Scott Snyder ha dimostrato ancora una volta il suo amore per il personaggio, riuscendo a scriverne una versione alternativa per nulla scontata: violenta, spietata e disposta a tutto pur di proteggere la sua città. Questa natura così marcatamente diversa dal Batman a cui siamo abituati ha catapultato la serie in cima alle classifiche settimanali – aiutata anche dalle numerose variant cover, certo – rendendola uno dei cardini della produzione DC Comics degli ultimi mesi.

Un ruolo fondamentale in tutto ciò lo ha avuto Nick Dragotta, che è riuscito a dare a Batman un character design distintivo, immediatamente riconoscibile e già diventato iconico.

Per noi di popcornerd.it, Absolute Batman – insieme a Absolute Wonder Woman, che menzioniamo a favore di cronaca – ha decisamente convinto, meritando così il secondo posto in classifica.

Pubblicato da DC Comics.

1. Everything Dead & Dying di Tate Brombal e Jacob Phillips

Everything Dead & Dying #1

Everything Dead & Dying #1

Quando fu annunciata, in molti si chiesero perché Image Comics volesse pubblicare un’ennesima storia di zombie, in un genere dominato da anni da The Walking Dead.

La risposta arriva già con la prima issue di questa miniserie (di cinque numeri) scritta da Tate Brombal e disegnata da Jacob Phillips. Everything Dead & Dying non è una storia sugli zombie – così come, in fondo, non lo è The Walking Dead. È una storia intima che parla di famiglia, di legami, di discriminazione, di solitudine, e di quanto l’amore per i propri cari possa spingerci a fare cose che non avremmo mai pensato di essere capaci di fare.

La trama è coinvolgente e colpisce duro al cuore, numero dopo numero (al momento della scrittura di questa classifica ci troviamo al penultimo numero, il quarto). I disegni di Jacob Phillips sono la ciliegina sulla torta, con le sue linee dure e precise, ormai diventate un vero e proprio marchio distintivo.

Per noi di popcornerd.it, questa è la lettura del 2025 che ci sentiamo di premiare con il primo posto, grazie alla potenza della narrazione e alle emozioni che è riuscita a trasmetterci.

Pubblicato da Image Comics.

Qui trovate la recensione di Everything Dead & Dying #1.

Ed ora tocca a voi, i nostri lettori, farci sapere quali sono state le vostre serie a fumetti preferite del 2025.

Grazie per aver letto questo speciale The Awards. Se l’articolo vi è piaciuto e volete leggere altri contenuti simili, continuate a seguire popcornerd.it.

Recensioni

Gary, lo spin-off di The Bear – Recensione

Recensione del “road movie” Gary, spin-off della celebre serie The Bear, il surprise drop di Hulu in esclusiva su Disney+.

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Hulu ha sorpreso tutti i fan di The Bear con un surprise drop esclusivo su Disney+ intitolato Gary. Questo episodio spin-off, che si colloca naturalmente prima degli eventi della serie madre, ha una durata di circa un’ora e segue Mikey (Jon Bernthal) e Richie (Ebon Moss-Bachrach) durante un viaggio in auto verso Gary, in Indiana.

Una premessa apparentemente semplice che diventa presto il pretesto perfetto per esplorare il legame tra due personaggi che, nella serie principale, abbiamo spesso visto nascondersi dietro urla, ironia e caos.

Due caratteri diversi legati da una profonda amicizia

Uno degli aspetti più interessanti di Gary è proprio il modo in cui riesce a mettere a confronto due personalità completamente diverse ma unite da un legame autentico e profondo.

Mikey è un personaggio estremamente chiuso in sé stesso, quasi impenetrabile. Indossa costantemente una corazza fatta di apparente indifferenza verso il mondo e verso le persone che lo circondano, ma dietro quel guscio si nasconde una fragilità enorme. È il ritratto di qualcuno a cui la vita non ha mai davvero dato delle carte vincenti e che ha imparato a sopravvivere nascondendo le sue emozioni e vulnerabilità.

Mickey si confida con una ragazza conosciuta in un bar

Richie invece lo conosciamo già grazie a The Bear: è l’amico di sempre, rumoroso, burbero, impulsivo e spesso combinaguai. Ma è anche incredibilmente leale, sincero e umano. In questo viaggio verso Gary emergono più che mai tutte le sue imperfezioni, rendendolo forse il personaggio più autentico del racconto.

Richie

La forza del corto sta proprio nel rapporto tra questi due uomini: un’amicizia fatta di silenzi, battute pungenti, tensioni e momenti di complicità che riescono a raccontare molto più di quanto venga effettivamente detto a parole.

Il dialogo e i silenzi hano un ruolo fondamentale nella sceneggiatura

Come in The Bear, in Gary il dialogo tra i personaggi gioca un ruolo fondamentale nella sceneggiatura. Jon Bernthal ed Ebon Moss-Bachrach sembrano nati per interpretare i ruoli di Mickey e Richie, e questo si percepisce in ogni scena, in ogni battuta e in ogni sguardo che i due si scambiano.

Lo stesso vale per ogni silenzio tra i due. Mickey e Richie sono migliori amici e basta loro uno sguardo per comunicare molto più di quanto le parole possano fare.

I due godono di una chimica incredibile, che rende ogni scena – anche quando si basa semplicemente sul dialogo – intensa e interessante.

Immagini tratte dal surprise drop Gary, disponibile su Disney+

Il "fact or fiction" di Richie è uno dei momenti più significativi e divertenti

Questo spin-off non è fatto soltanto di momenti riflessivi, ma contiene anche scene divertenti che mi hanno strappato più di una risata – d’altronde, quando si parla di Richie, non è difficile.

Richie e Mickey si trovano in un bar a Gary e lì incontrano alcune persone con cui iniziano a bere e a giocare a “bugia o verità”, chiamato in inglese “fact or fiction”. Ognuno di loro racconta un aneddoto della propria vita e gli altri devono indovinare se si tratta di una bugia o di un fatto realmente accaduto.

Quando arriva il turno di Richie – ormai completamente ubriaco e alterato dalle sostanze stupefacenti – il suo racconto d’infanzia è esilarante e coinvolge anche Mickey, un dettaglio che fa capire allo spettatore quanto i due siano amici di lunga data e ci siano sempre stati l’uno per l’altro.

Lascio però i dettagli direttamente al racconto di Richie stesso, perché sono sicuro che riuscirà a strappare una risata anche a voi.

Richie racconta il suo "fact or fiction"
Richie racconta il suo "fact or fiction"

Questa scena crea un contrasto potente con ciò che accade poco dopo nel bar, quando Mickey – anche lui ubriaco e alterato dalla droga – si lascia andare a una scenata contro Richie che lascia tutti col fiato sospeso, me compreso, mentre guardavo il tutto attraverso uno schermo.

Gary è un corto spin-off che funziona

Gary è un corto spin-off della serie The Bear che scava a fondo nel rapporto tra Richie e Mickey, in un episodio in flashback che li vede affrontare un viaggio di lavoro verso Gary, in Indiana. Il viaggio fisico si alterna a quello metafisico nel rapporto tra i due amici, alternando momenti di puro divertimento a scene di tensione.

Gary, pur essendo uno spin-off, occupa uno spazio ben definito all’interno della storyline di The Bear, in quanto esplora l’amicizia tra Richie e Mickey e contestualizza il personaggio di Richie all’interno della serie.

✨ VOTO POPCORNERD 10/10 ✨

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Cinema

Il Diavolo Veste Prada 2 va visto in una sala piena

Il Diavolo Veste Prada 2 è un sequel fatto bene. Brillante, attuale, a tratti riflessivo, è un film che va visto in una sala piena.

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Moderno, emozionante, profondo. Potremmo definire così il sequel de Il Diavolo Veste Prada.

In questo secondo capitolo vediamo Andrea “Andy” Sachs, interpretata da Anne Hathaway, 20 anni dopo la sua esperienza nel magazine di moda RUNAWAY. È una giornalista affermata e premiata, sempre estremamente appassionata del suo lavoro e soprattutto attenta all’etica. Questa è una chiave importante all’interno dello svolgimento della storia.

Per colpa, o per fortuna, viene richiamata a RUNAWAY, che è ancora guidato da una meravigliosa Meryl Streep nei panni di Miranda Priestly.

Miranda e Andrea negli anni hanno dovuto – nolenti o volenti – mettersi al passo dei tempi, seguire le innovazioni del mondo giornalistico. Dalla carta stampata, all’online, alle applicazioni fino al futuro e al confronto con l’Intelligenza Artificiale.

A proposito di questo ci sarà una battuta estremamente riflessiva e toccante sul finale del film, per cui prestate particolare attenzione.

Fattore nostalgia e nuove generazioni

Uno degli aspetti affrontati dal film è proprio quello di mettersi in gioco, a confronto con le nuove generazioni, rimanendo sulla cresta dell’onda, senza lasciarsi affossare.

I più giovani non sono però demonizzati, anzi, vengono visti come una risorsa.

Dall’assistente sulla sedia, all’assistente di Andrea, la nuova generazione è pronta a mettersi in gioco.

Importante e quasi trainante nella prima parte del film è il fattore nostalgia, questo però senza esserne eccessivamente legato o confinato. Come a darvi il benvenuto in questo nuovo capitolo.

Sono dettagli e sfumature, che vi faranno dire: “Guarda, quell’ambulante riprende la scena delle cinture completamente diverse.” Dettagli curati e sottili, che fanno la differenza tra un money grab e un omaggio ai fan.

Il Diavolo Veste Prada 2, Simone Ashley è Amira

Il Diavolo Veste Prada 2, Simone Ashley è Amira

Citazioni iconiche in arrivo

Quello che segue nella storia è una sorpresa dopo l’altra tra risate e frasi che fanno riflettere:

Hai voluto questo lavoro? Hai ottenuto questo lavoro? Fai in modo di ottenere il risultato.” Frase parafrasata di Nigel, interpretato sempre da Stanley Tucci, a Andrea, a tratti ispirazionale, a tratti tossica.

Miranda deve fare i conti anche con questo: se 20 anni fa poteva lanciare i cappotti sulle scrivanie delle collaboratrici, adesso deve fare i conti con le risorse umane del 2026.

In questo viene in suo aiuto Amari, una perfetta Simone Ashley, che durante le riunioni la redarguisce su frasi che non può più dire, come quando qualcuno nomina… i marsupi. Vi lascio immaginare la reazione di Miranda.

Frasi e stralci ispirazionali e frasi che porteremo con noi tutti i giorni:

“I carboidrati condivisi non contano”.

Qual è il contenuto?

L’etica abbiamo detto farà parte della storia.

Questo perché, come nel primo film, si pensa a RUNAWAY o altri magazine di settore, come contenitori vuoti, senza anima.

Andrea servirà un po’ a portare questo, con articoli sulla NASA o argomenti che potrebbero avvicinare lettori di altro tipo alla rivista.

All’inizio sembra quasi una sconfitta, i suoi titoli generano engagement online, ma quanti vengono letti veramente?

È un po’ una metafora dei tempi che viviamo: ci fermiamo alla superficie senza approfondire.

Io per prima passo le serate a ‘doom scrollare’ TikTok piuttosto che fare qualsiasi altra cosa.

Come facciamo a rompere il cerchio? Sto divagando, però un buon modo per uscire dall’algoritmo potrebbe essere quello di andare a vedere Il Diavolo Veste Prada 2 al cinema.

Il Diavolo Veste Prada 2, i protagonisti

Il Diavolo Veste Prada 2, i protagonisti

Sì al budget

Milano è la grande protagonista della seconda parte del film, tra il Duomo, Pinacoteca di Brera e Villa Arconati.

L’aumento di budget si percepisce: riprese con i droni, ville, macchine private e barche tra Como e Milano…

Tantissimi camei imperdibili, sia americani che italiani; Law Roach, lo stilista di Zendaya, Amelia Dimoldenberg, la presentatrice di Chicken Shop Date, Donatella Versace e… anche lui. Michele Morrone al suo più grande cameo. Seduto, senza battute, di fianco a Miranda Priestly.

Ecco, forse Amari non mi avrebbe fatto scrivere questo.

Il Diavolo Veste Prada 2 è un sequel fatto bene

Il Diavolo Veste Prada 2 correva un grandissimo rischio, poteva essere un grosso buco nell’acqua e invece non lo è stato.

Soprattutto per come è stato montato il primo trailer con un possibile invecchiamento un po’ troppo repentino di Miranda, che non si ricorda di Andy e Emily, capiamo poi che è semplicemente lei che fa fatica a ricordare i nomi.

Per reference, riportate alla mente la scena della serata di RUNAWAY, in cui si deve far suggerire i nomi di tutti.

Lo snaturamento dei personaggi non c’è stato. Sono cresciuti, quello sì.

L’ho trovato brillante, attuale, a tratti riflessivo e al passo con i tempi, specchio perfetto della società in cui viviamo oggi.

Si tratta di un film che va visto al cinema, per lo spirito di comunità che si porta dietro e per ridere insieme delle battute.

Un fenomeno culturale e pop che vi trascinerà con sé.


VOTO POPCORNERD: 9/10

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Fumetti

10 Ottobre – Effetto Domino – Recensione

Recensione del terzo capitolo della serie scritta da Paola Barbato con disegni di Mattia Surroz e pubblicata da Sergio Bonelli Editore

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Il fumetto protagonista di questa recensione è 10 Ottobre – Effetto Domino, terzo e penultimo volume della serie 10 Ottobre. Paola Barbato firma la sceneggiatura, mentre Mattia Surroz cura i disegni per Sergio Bonelli Editore, che ha pubblicato l’opera tra il 2021 e il 2022.

La trama in breve

Nel volume precedente, Chi è Jerry, abbiamo visto Richie ottenere un ruolo sempre meno marginale all’interno del gruppo mentre il piano per porre fine al controllo della morte entra nel vivo.

In questo terzo e penultimo volume, Effetto domino, i protagonisti riescono a infiltrarsi nel centro in cui vengono conservati gli embrioni dei futuri nascituri e dove gli scienziati impiantano l’enzima responsabile del fine vita, con l’obiettivo di alterarne il funzionamento senza destare sospetti. Tuttavia, nonostante i preparativi meticolosi, l’imprevisto resta sempre dietro l’angolo e rischia di mandare in frantumi il piano rivoluzionario orchestrato da Denice e dal resto del gruppo.

Analisi e recensione

Dopo due volumi che definirei “di introduzione”, si passa finalmente all’azione. Il piano escogitato dal gruppo è finalmente messo in atto e ognuno dei protagonisti ha un ruolo ben preciso per la sua riuscita.

Il ritmo della narrazione accelera, specialmente nella parte centrale. Mi sono sentito come fossi lo spettatore di un film del quale già posso immaginare il finale, aspettandomi il colpo di scena ad ogni cambio di pagina. Colpo di scena che, comunque, non tarda ad arrivare e che mette a serio rischio la riuscita del piano.

Come già accennato nelle due recensioni precedenti, continuo a trovare straordinariamente affascinante l’idea che sta alla base di 10 Ottobre e ora che si avvia verso la conclusione, vorrei che non finisse mai.

Sceneggiatura e disegni continuano a essere impeccabili, ma questa volta l’ago della bilancia pende leggermente a favore del comparto grafico, che si impone prepotentemente con una splash page in stile “Where’s Waldo” che non ha bisogno di dialoghi per trasmettere la sensazione di confusione e concitazione del momento.

Splash page in stile "Where's Waldo" in 10 Ottobre - Effetto domino
Splash page in stile "Where's Waldo" in 10 Ottobre - Effetto domino

Conclusione

10 Ottobre – Effetto domino di Barbato e Surroz è il terzo e penultimo capitolo dell’omonima serie pubblicata da Sergio Bonelli Editore. In questo volume il piano attentamente escogitato viene messo in atto e la storia arriva a un punto di non ritorno. Gli autori preparano così il terreno al gran finale della serie.

VOTO POPCORNERD 8.0/10

10 Ottobre - Effetto Domino
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